
Un dodecaedro romano è un oggetto cavo in bronzo o, più raramente, in pietra a forma di dodecaedro: l'oggetto ha dodici facce piatte pentagonali, ognuna delle quali reca un foro circolare di diametro variabile nel mezzo o, talvolta, solo delle decorazioni. Raramente mostrano segni di usura e non hanno numeri o lettere incisi. I dodecaedri romani vengono datati dal II al IV secolo d.C.
Più di cento di questi dodecaedri sono stati trovati dal Galles all'Ungheria, con la maggioranza dei ritrovamenti in Germania e in Francia, ma nessuno a Roma o in Italia. Alcuni di questi oggetti sono stati trovati assieme a tesori in monete, il che fa presupporre che fossero considerati di gran valore dai proprietari. Dodecaedri più piccoli con le stesse caratteristiche ma realizzati in oro sono stati trovati nel sud-est asiatico, usati per scopi decorativi e la foggia richiama quelli trovati in Europa.
La funzione e l'uso di questi dodecaedri rimane senza spiegazione, in quanto non sono menzionati in alcun resoconto, cronaca o immagine dell’epoca romana. C’è anche chi ha avanzato l'ipotesi che il misterioso oggetto non sia stato veramente creato e utilizzato dai romani, ma appartenesse ad altre culture, anche antecedenti, e sia erroneamente definito "romano" solo in quanto è stato rinvenuto nei siti che una volta facevano parte dell’Impero.
Un oggetto archeologico analogo è stato rinvenuto nel 1953 nel villaggio di Arloff (non molto distante da Bonn): identificato erroneamente come dodecaedro, solo nel 1996 è stato effettivamente riconosciuto come peculiare esemplare di icosaedro.

I dodecaedri romani sono fusi in metallo, solitamente una lega di rame. Hanno la forma di dodecaedri regolari, con l'aggiunta di una piccola sfera di metallo su ciascun vertice; ogni faccia ha un foro circolare al centro. I dodecaedri variano in dimensioni da 4 a 11 cm; i fori sulle loro facce hanno diametri che vanno da 6 mm a 40 mm. L'esempio più leggero conosciuto pesa 35 grammi; il più pesante 1000 grammi.
I dodecaedri sono stati fusi utilizzando la tecnica della cera persa. Le superfici interne dei dodecaedri sono lasciate grezze, mentre le superfici esterne sono ben rifinite e probabilmente lucidate. La maggior parte è decorata con cerchi, linee e punti, ma non vi sono lettere o numeri su nessuno degli oggetti. Lo schema decorativo più comune prevede due o tre cerchi concentrici inscritti attorno ai fori.
Le sfere metalliche sui vertici del dodecaedro non sono perfettamente regolari, il che suggerisce che siano state realizzate senza l'uso di uno stampo. Sono generalmente saldate al corpo del dodecaedro, sebbene l'esempio di Carmarthen nella collezione della Society of Antiquaries di Londra sia stato fuso in un unico pezzo, comprese le sfere.

La letteratura scientifica non ritiene possibile attualmente determinare le funzioni del dodecaedro e nemmeno se si trattasse di un oggetto di uso pratico oppure simbolico e rituale . La particolarità dell'oggetto ha acceso il dibattito nel grande pubblico e le ipotesi formulate negli anni sono numerose. Tra le altre si possono menzionare le seguenti:
