Don Mee Choi (Seul, 1962) è una poetessa e traduttrice statunitense di origine sudcoreana.
Don Mee Choi (in coreano 최돈미) è autrice di poesia sperimentale e documentaria. Nella sua opera combina versi, prosa, fotografie, documenti d'archivio, disegni e scrittura in coreano e inglese. La raccolta DMZ Colony ha vinto il National Book Award per la poesia nel 2020.
È inoltre nota per le traduzioni in inglese della poesia coreana contemporanea, in particolare dell'opera di Kim Hyesoon. La sua traduzione di Autobiography of Death ha ricevuto nel 2019 l'International Griffin Poetry Prize.
Nata a Seul nel 1962, Choi trascorse parte dell'infanzia e dell'adolescenza in Corea del Sud e a Hong Kong, prima di trasferirsi negli Stati Uniti per gli studi universitari. Il padre lavorava come fotoreporter di guerra in Asia; le fotografie e i filmati da lui realizzati durante la guerra di Corea, la guerra del Vietnam e altri conflitti sono successivamente entrati a far parte del materiale documentario utilizzato dalla figlia nella propria opera poetica.
Negli Stati Uniti studiò arti visive al California Institute of the Arts, dove conseguì il Bachelor of Fine Arts nel 1984 e il Master of Fine Arts nel 1986. La formazione artistica ha continuato a influenzarne la scrittura, nella quale fotografie, disegni, documenti, grafia manoscritta e disposizione visuale della pagina assumono una funzione strutturale accanto al testo verbale.
Ha pubblicato la prima raccolta poetica, The Morning News Is Exciting, nel 2010. Dopo Hardly War (2016) sono usciti DMZ Colony (2020) e Mirror Nation (2024), tre libri che costituiscono la trilogia «KOR–US», dedicata alle relazioni storiche, politiche e familiari fra Corea e Stati Uniti.
Nel corso della sua attività ha ricevuto fellowship e riconoscimenti dalla Whiting Foundation, dalla Lannan Foundation, dalla Guggenheim Foundation, dalla MacArthur Foundation e dal programma DAAD Artists-in-Berlin.
La poesia di Choi unisce ricerca formale, documentazione storica e riflessione sulle relazioni fra Corea e Stati Uniti. Daniel Y. Kim ha descritto la sua scrittura come radicalmente sperimentale per l'inclusione di fotografie, collage, disegni, scrittura manoscritta e segmenti in coreano non tradotti, osservando come tali strategie formali siano strettamente legate all'indagine sulla guerra di Corea, sul colonialismo e sulle successive forme dell'egemonia statunitense nell'Asia orientale.
In Hardly War Choi cominciò a integrare sistematicamente nella propria poesia le fotografie di guerra del padre. L'autrice ha ricondotto l'origine del progetto alla visione nel 2010 di Songs of Wars I Have Seen di Heiner Goebbels, opera basata sull'omonimo testo di Gertrude Stein: quell'esperienza la portò a riconoscere nelle fotografie paterne non semplici immagini familiari, ma documenti di guerra, e a utilizzarle come una vera e propria componente del linguaggio poetico.
Il progetto prosegue in DMZ Colony, composto da poesia, prosa, fotografie, disegni, materiali d'archivio e testimonianze. Il libro affronta, fra l'altro, la divisione della penisola coreana, la violenza politica e la memoria della guerra, facendo della traduzione uno strumento poetico per attraversare frontiere linguistiche e storiche. Il volume ha ottenuto il National Book Award per la poesia nel 2020.
Mirror Nation (2024) conclude la trilogia KOR–US. Nel libro Choi amplia ulteriormente l'uso di fotografie e immagini filmiche, tra cui materiali girati dal padre durante la rivolta di Gwangju del 1980, e mette in relazione memoria familiare e storia collettiva attraverso una struttura non lineare. Nel 2025 il volume ha vinto il Firecracker Award per la poesia della Community of Literary Magazines and Presses.
L'attività di traduzione costituisce una parte centrale della poetica di Choi. Ha tradotto numerose opere di poeti coreani contemporanei, soprattutto Kim Hyesoon, oltre a testi di Yi Sang e a un'antologia di poesia coreana femminile contemporanea.
Choi ha elaborato una concezione della traduzione come pratica creativa e politica, formulata nell'espressione «translation is an anti-neocolonial mode» e sviluppata nel pamphlet Translation is a Mode=Translation is an Anti-neocolonial Mode (2020). Nella sua opera la traduzione non viene quindi intesa soltanto come trasferimento fra lingue, ma come modalità di scrittura capace di rendere visibili rapporti di potere, deformazioni e discontinuità storiche.
In DMZ Colony la traduzione viene esplicitamente portata in primo piano come «modalità di scrittura», fino a rendere difficilmente separabili le figure della poetessa e della traduttrice. La stessa Choi ha descritto il disegno e la trasposizione visiva di documenti e testimonianze come processi analoghi alla traduzione, capaci di generare «un'altra modalità di scrittura».
Choi ha collegato inoltre la propria scrittura in inglese all'esperienza dell'apprendimento linguistico vissuta a Hong Kong. Ha raccontato come, prima di padroneggiare la grammatica inglese, fosse attratta dalle somiglianze sonore fra coreano e inglese; questa esperienza avrebbe in seguito alimentato tanto la pratica della traduzione quanto la ricerca di un inglese poetico personale.
Il rapporto fra traduzione, colonialismo e scrittura è centrale anche nel dialogo con il poeta e traduttore Christian Hawkey pubblicato da BOMB nel 2017-2018. In quell'occasione Choi discusse, fra l'altro, la traduzione di Yi Sang e il rapporto fra sperimentazione linguistica, occupazione coloniale giapponese e resistenza letteraria.
Tra le principali traduzioni e curatele:
All the Garbage of the World, Unite! ha ricevuto nel 2012 il Lucien Stryk Asian Translation Prize. La traduzione di Autobiography of Death ha ottenuto nel 2019 sia l'International Griffin Poetry Prize sia un secondo Lucien Stryk Translation Prize. Phantom Pain Wings, nella traduzione di Choi, ha vinto nel 2024 il National Book Critics Circle Award per la poesia.
In Italia alcune poesie di Choi sono apparse nel 2015 sul numero 47 della rivista El Ghibli, nella traduzione di Arabella Bertola: A Diary of Return, The Morning News Is Exciting e Twin Flower, Master, Emily. Nello stesso numero Bertola ha pubblicato il saggio Don Mee Choi: la resistenza di una scrittura «errorista».
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