Dosiada

Dosiada (in greco antico Δωσιάδας?, Diosiàdas, in latino Diosadas; Coo, II secolo a.C. circa – ...) è stato un poeta greco antico.

Biografia

Nativo dell'isola di Coo - come riportato nella Inscriptio del suo componimento superstite - e vissuto attorno al II secolo a.C., questo poeta greco è autore di un curioso componimento figurato che richiama la struttura della Zampogna attribuita a Teocrito. Dal punto di vista cronologico, l'opera è con ogni probabilità successiva all'Alessandra di Licofrone, un dettaglio che ne colloca la produzione in pieno clima ellenistico.

Dosiada è citato da Luciano come esempio di poesia oscura e ampollosa, sicché dev'essere comunque vissuto prima del I secolo d.C.

Nella tradizione degli studi, la figura del poeta viene talvolta identificata e sovrapposta a quella dello storico Dosiade di Creta.

Altare

Di Dosiada ci è pervenuto un carme figurato intitolato L'Altare (Βωμός / Bōmós). L'altare parla in prima persona ed è quello associato a Filottete a Crisa, l'eroe che fu morso da un serpente e poi portò le frecce di Eracle a Troia.

La particolarità di questo componimento (un technopaegnion) è duplice: le lunghezze dei versi sono calibrate per dare alla poesia stampata la forma visiva di un altare, e il testo è scritto in uno stile volutamente oscuro, denso di enigmi mitologici e parole rarissime o composte, dove i personaggi non vengono mai chiamati con il loro vero nome ma tramite perifrasi ardue.

«Mi eresse, solido blocco,

lo sposo di Merope nato due volte,
non il figlio dell'Empusa che si nutre di cenere, ma colui che subì la sorte
del mandriano Teucro e della progenie della cagna;
l'amato di Crisa, quando il bruciatore di uomini
colpì il guardiano dalle membra di bronzo,
colui che il padre senza madre, due volte sposo,
generò con fatica, abbandonato dalla madre.
E guardando la mia struttura, l'uccisore
di Teocrito, il bruciatore
del tre-volte-sera, levò un terribile grido,
poiché lo tormentava con il suo veleno
un rettile strisciante uscito dalla vecchia pelle;
e lui, che gemeva nell'isola lambita dai flutti,
lo sposo della madre di Pan, il ladro
dalla doppia vita e il figlio del divoratore di uomini, per la distruzione di Ilio
lo condussero, insieme ai dardi, verso la terra di Teucro tre volte saccheggiata.»

Per comprendere il testo è necessario sciogliere i complessi enigmi mitologici usati da Dosiada, a partire dall'identità del costruttore. Lo sposo di Merope nato due volte è proprio Filottete, che nella tradizione mitografica locale viene associato a questa figura o evoca una sua "rinascita" dopo la guarigione dalla piaga cancrenosa. Il testo chiarisce subito che l'altare non è stato fatto da un mostro, escludendo il figlio dell'Empusa, ma da colui che condivise la sofferenza e la sorte del mandriano Teucro e della progenie della cagna.

I versi successivi introducono la figura di Eracle, definito prima come l'amato di Crisa e poi come il bruciatore di uomini, un riferimento alla tunica di Nesso o alle sue fatiche, celebre per aver colpito il gigante di bronzo Talo, il guardiano di Creta. Eracle, che lasciò in eredità a Filottete le sue celeberrime frecce, viene descritto anche come il figlio che il padre senza madre, ovvero Zeus, generò con fatica, e che fu abbandonato e odiato da Era.

Filottete viene poi richiamato attraverso l'espressione l'uccisore di Teocrito e il bruciatore del tre-volte-sera, un epiteto legato a Eracle poiché Zeus, per concepirlo con Alcmena, fece durare la notte tre volte più del normale. Il dramma dell'eroe si compie a causa di un rettile strisciante uscito dalla vecchia pelle, cioè il serpente che lo morse al piede nell'isola di Crisa, lasciandogli una ferita purulenta che lo costrinse a lanciare urla strazianti.

A causa del fetore della piaga e delle sue grida, i Greci lo abbandonarono a gemere nell'isola lambita dai flutti, la deserta Lemno. Lì andarono infine a riprenderlo gli altri capi greci, descritti con formule enigmatiche come lo sposo della madre di Pan, cioè Odisseo - poiché Penelope era considerata madre del dio in alcune tradizioni tarde -, il ladro dalla doppia vita e il figlio del divoratore di uomini, ovvero Diomede o Neottolemo, figlio del furente Achille. Questo variegato gruppo lo convinse a portare i suoi dardi verso la terra di Teucro tre volte saccheggiata, la città di Troia, che secondo la profezia non avrebbe mai potuto capitolare senza l'arco e le frecce di Eracle.

L’Ara di Dosiada evidenzia punti di contatto con la Syrinx, di cui condivide lo stile oscuro da grifo e, forse, il progetto poetico: come la Syrinx sembrerebbe una sorta di omaggio a Teocrito, così l’Ara dorica deve essere letta come un tributo a Licofrone.

Note

  1. ↑ CFr. L.A. Guichard, Simias' pattern poems: the margins of the canon, in A. Harder-G. C. Wakker-R. F. Regtuit (eds.), Beyond the Canon, Leuwen, Peeters, 2006, p. 84.
  2. ↑ Lessifane, 25: «Ma il tipo di poesia a cui corrisponde la tua prosa sarebbe l'Altare di Dosiada, la Alessandra di Licofrone, o qualsiasi altra pedanteria ancor più pestilenziale che possa esistere» (trad. A. D'Andria).
  3. ↑ FGrHist 458.
  4. ↑ Antologia Palatina, XV, 26.
  5. ↑ Il testo è composto da versi di lunghezza variabile (prevalentemente in dialetto dorico e metri giambici). Nello specifico: dimetri catalettici, vv. 1, 2, 7-14; trimetri acatalettici vv. 3, 4; pentapodia vv. 5, 6; eptapodia, catalettici vv. 17, 18.
  6. ↑ Lo scolio alla Grammatica di Dionisio Trace, p. 11 Hlg., chiama questo tipo di poesia grifo, ossia "indovinello".
  7. ↑ Cfr. J. Kwapisz, The Greek Figure Poems («Hellenistica Groningana», 19), LeuvenParis-Walpole, Mass. (Peeters), 2013.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni