Scotti (famiglia)

Scotti
'Per hæc et alia
Esperance (ramo Scotti Douglas)
Lock Sicker
Do or Die
Nunquam retrorsum
Quid verisimili verius'

Scotti di Piacenza (originario): D'argento, al capo di rosso.
Douglas Scotti: Inquartato: nel 1° e 4° d'argento, al capo di rosso (Scotti); nel 2° e 3° d'argento, al cuore di rosso coronato d'oro, al capo d'azzurro caricato di tre stelle d'argento (Douglas).
Variante Douglas Scotti: D'azzurro, alla banda d'argento accompagnata da due stelle d'oro, una in capo e una in punta.
Scotti di Milano: Palato d'oro e di rosso, il secondo palo d'oro caricato di un'aquila di nero coronata del campo
StatoRepubblica di Piacenza, poi Ducato di Parma e Piacenza, Regno delle Due Sicilie (ramo napoletano), Regno d'Italia
Casata di derivazioneTradizionalmente collegata al Clan Douglas
Casata principaleScotti di Piacenza
TitoliMarchese di Carpaneto
Marchese di Castelbosco
Marchese di Montalbo
Conte di Agazzano
Conte di Vigoleno con Carpaneto e Diolo
Conte di Colturano e di Cesano
Conte di San Giorgio
Conte di Fombio
Conte di Rezzanello
FondatoreDavide Scotti
Data di fondazioneXII secolo (prima attestazione documentaria)
Etniaitaliana
Rami cadetti
Ordine di San Lodovico

Gli Scotti (noti anche come Scoto, Scotti Douglas o Douglas Scotti) sono un'antica e potente famiglia nobile e feudale originaria di Piacenza, tra le principali protagoniste della storia economica, bancaria e politica dell'Italia centrale e settentrionale a partire dal Medioevo.

Storia

Le origini scozzesi e la critica storiografica

Stemma del Clan Douglas

La tradizione storiografica d'età moderna e le cronache genealogiche ascrivono la nascita della famiglia Douglas all'VIII secolo d.C. Secondo quanto riportato dagli storici scozzesi George Buchanan (nella sua *Rerum Scoticarum Historia* del 1582) e David Hume di Godscroft (nella *History of the House and Race of Douglas* del 1644), le radici del casato risalirebbero al 770 d.C. In quell'anno Sholto Du-Glas intervenne in aiuto di Re Solvazio (Solvathius) contro l'usurpatore Donal-Bane, sconfiggendolo in battaglia. In riconoscimento del valore dimostrato, Solvazio concesse a Sholto vaste terre nella contea di Lanarkshire, lungo la valle del fiume Douglas, che posero le basi per l'ascesa del clan.

Secondo il medesimo filone storiografico — ripreso da storici italiani quali Francesco Sansovino, Umberto Locati e Luigi Balduzzi —, Guglielmo (William) Douglas, figlio o nipote di Sholto, giunse in Italia al seguito del contingente anglo-scozzese inviato da re Acaio per affiancare Carlo Magno contro Desiderio, re dei Longobardi tra il 774 e il 773 d.C.. Rimasto a Piacenza a causa di una ferita o di una malattia contratta durante le operazioni militari, Guglielmo sposò la figlia del nobiluomo Antonio Spettino, stabilendosi definitivamente in città. I suoi discendenti vennero identificati a rimando della terra d'origine con l'appellativo "Scotti" (ossia "gli Scoti"), diventando i capostipiti dei Douglas italiani, noti in seguito come Scotti o Scotti Douglas.

A questo racconto mitologico sono stati tradizionalmente collegati anche san Donato, vescovo di Fiesole, e un certo Davide Douglas, marito di Eugenia Paleologo e autore di un presunto testamento nel 997: della figura di Davide e della veridicità di tali documenti, tuttavia, la storiografia critica ha dimostrato la natura apocrifa e l'invenzione tardo-medievale. Pur non essendo possibile escludere con certezza la presenza di singoli capostipiti di origine britannica giunti nella pianura Padana, non esiste alcuna conferma documentaria dimostrata delle presunte origini scozzesi del casato piacentino, in special modo del legame biologico o feudale con il clan Douglas.

La tradizione dell'origine scozzese deve pertanto essere distinta dalla genealogia documentata della famiglia piacentina. Le fonti archivistiche e la storiografia contemporanea non considerano dimostrato il collegamento biologico o feudale tra gli Scotti di Piacenza e il Clan Douglas scozzese.

Il primo esponente della famiglia Scotti la cui appartenenza storica sia confermata dai documenti d'archivio è Rainaldo, che nel 1184 divenne console del collegio dei mercanti di Piacenza. Negli anni immediatamente successivi vengono citati anche i fratelli Guido e Uberto. I vari rami della famiglia Scotti derivarono da Lanfranco, figlio di Davide, attestato nel 1221-1222, anno nel quale, in qualità di rappresentante del comune di Piacenza, vietò ai marchesi Pallavicino l'edificazione di un castello nei pressi di Poggio d'Agugliano. Dai quattro figli di Lanfranco derivarono le quattro linee maestre della casata medievale:

In epoca posteriore, dai quattro figli di Alberto I Scotti trassero origine le principali articolazioni della famiglia e dei suoi rami feudali ed urbani:

Scotti Douglas di Piacenza

La ricostruzione delle diverse linee genealogiche medievali deve essere effettuata con cautela, distinguendo le genealogie d'età moderna dalla documentazione originale. Il fondo Scotti Douglas di Fombio e di Sarmato, conservato presso l'Archivio di Stato di Piacenza, costituisce una delle principali fonti archivistiche per verificare discendenze, successioni, investiture e rapporti patrimoniali dei diversi rami.

L'ascesa mercantile e politica

Di origine popolare, come provato dall'iscrizione ai populares avvenuta nel 1221, la famiglia Scotti si arricchì notevolmente nel corso del XIII secolo attraverso la pratica dell'attività bancaria e mercantile. Da questo derivarono forti contrasti con la famiglia Anguissola, anch'essa impegnata nello svolgimento delle medesime attività. La contrapposizione tra i due casati proseguì durante le guerre tra guelfi e ghibellini, nelle quali gli Anguissola si schierarono tra i filoimperiali ghibellini, mentre gli Scotti rappresentarono una delle principali famiglie del fronte guelfo piacentino.

Stemma della famiglia Scotti Douglas

La famiglia Scotti diede inoltre il nome ad una delle «classi» in cui si raggruppavano i nobili della città di Piacenza: la Societas Scotorum, importante consorteria commerciale e bancaria da essa fondata, che esercitava la propria attività su scala internazionale operando a Genova e sulle principali piazze europee ed orientali. Gli Scotti realizzarono già dall'inizio del XIV secolo ingenti profitti, reinvestiti nella creazione di un cospicuo patrimonio fondiario e immobiliare, che rimase fino a tutto il XIX secolo uno tra i più imponenti della provincia di Piacenza.

In ambito religioso e spirituale, la casata espresse nel XIII secolo la figura di Folco Scotti, nato a Piacenza, entrato tra i canonici regolari di Sant'Agostino presso la chiesa di Santa Eufemia e completato gli studi teologici all'Università di Parigi. Nominato arciprete del Duomo di Piacenza, fu eletto Vescovo di Piacenza nel 1210 e successivamente trasferito alla cattedra episcopale di Pavia nel 1216 per decisione di papa Onorio III, venendo insignito del pallio; amato per la profonda dottrina e la carità verso i poveri, morì nel 1229 ed è venerato come santo sia a Piacenza sia a Pavia.

Il più celebre esponente politico della casata fu Alberto Scotti, discendente dal ramo di Giovanni Scotti, che divenne signore di Piacenza tra il 1280 e il 1290: in quegli anni estese i domini piacentini fino a Borgonovo Val Tidone e Tortona, e fondò la cittadina fortificata di Castel San Giovanni. Nel 1302 riuscì nell'impresa di scacciare i Visconti da Milano, assumendone la signoria. Costretto ad abbandonare il capoluogo lombardo a seguito di contrasti insorti con le famiglie guelfe sue alleate, nel 1304 dovette cedere anche il controllo di Piacenza. Negli anni successivi conquistò e perse più volte il dominio sulla città emiliana, fino alla sua definitiva cattura avvenuta nel 1317, cui seguì la morte in prigionia a Crema il 13 gennaio 1318.

La ricostruzione biografica di Alberto Scotti presenta alcune incertezze cronologiche. Il Dizionario Biografico degli Italiani colloca la sua nascita intorno alla metà del XIII secolo e situa la sua ascesa alla signoria di Piacenza nel giugno 1290. Le diverse fasi del suo dominio sulla città e i rapporti con Milano devono pertanto essere ricostruiti sulla base delle cronache e della documentazione politica dell'epoca.

Il figlio primogenito di Alberto, Francesco Scotti, dopo alcuni anni trascorsi in esilio, riuscì a riconquistare Piacenza nel 1335, salvo dover cedere la città ai Visconti l'anno seguente, al termine di un lungo assedio. Da Francesco derivarono Cristoforo (consigliere di re Lodovico d'Ungheria nel 1343) e Francesco II, creato 1º conte di Vigoleno nel 1404 da Gian Galeazzo Visconti.

Nel 1414 i fratelli Pietro e Alberto II Scotti ottennero dall'imperatore Sigismondo l'investitura sui castelli di Castell'Arquato, Fiorenzuola d'Arda e Vigoleno, unita alla concessione ufficiale del titolo e del cognome Douglas, a memoria dell'antica e pretesa origine scozzese del casato.

L'esatto contenuto del privilegio del 1414 e l'identificazione dei destinatari devono essere verificati sui documenti originali d'investitura. La concessione del nome Douglas, anche quando documentata per determinati rami, non costituisce di per sé una prova dell'origine scozzese della famiglia piacentina.

A Piacenza, all'interno della basilica di San Giovanni in Canale (fondata nel 1220 dai domenicani), si conservano una tomba affrescata e l'imponente sarcofago monumentale contenente le spoglie dei defunti della famiglia Scotti a partire dal XIV secolo.

Nei primi anni del XVI secolo una delle figure di maggiore rilievo della casata fu Pier Maria Scotti, detto il "conte Buso". Dopo aver militato inizialmente nelle file guelfe, divenne capo della fazione ghibellina, conducendo incursioni e azioni militari nei territori circostanti fino a minacciare direttamente Piacenza. Nel 1521 Pier Maria venne assassinato dai suoi stessi alleati a seguito di una congiura, dopo essere sopravvissuto a un lungo assedio condotto dai suoi nemici al castello di Statto.

I rami della casata

I quattro ceppi originati dai figli di Lanfranco e le articolazioni derivate da Alberto I diedero luogo nel corso dei secoli a numerose diramazioni territoriali e dinastiche. La denominazione dei rami e la loro effettiva discendenza devono essere distinte dalle famiglie omonime stabilitesi in altre città italiane.

Douglas Scotti di Vigoleno e ramo di Napoli

Lineaggio primario derivato da Cristoforo Scotti e dal figlio Francesco II, investito del titolo comitale di Vigoleno nel 1404 da Gian Galeazzo Visconti, ed elevato in seguito al grado marchionale sotto il Ducato Farnesiano. Da Bartolomeo Scotti (XV secolo) e dai suoi discendenti ebbero origine la linea di Gragnano e le diramazioni legate al castello di Vigoleno.

Nel XVIII secolo la casata si trapiantò nel Regno di Napoli con il conte Giuseppe Scotti, il quale seguì Carlo III di Borbone ottenendo il grado di tenente generale e l'ascolto presso le istituzioni regie. Dal suo ceppo derivò il generale Luigi Scotti Douglas, comandante delle forze borboniche nella battaglia del Macerone (1860). Con regio rescritto del 13 ottobre 1856 fu confermato al ramo napoletano il titolo di conti di Vigoleno. La discendenza del ramo prosegue nell'epoca contemporanea attraverso le linee dei conti Federico, Attilio, Fulco e dei loro eredi.

Stemma presente su una pubblicazione del XVIII secolo

Scotti di Agazzano e Scotti-Gonzaga

Infeudati del castello di Agazzano nel 1404 con Giovanni Scotti, consolidarono la propria presenza in val Luretta. Nel 1475 il ramo strinse una rilevante alleanza dinastica mediante il matrimonio tra Giovanni Maria Scotti e Luigia Gonzaga, figlia di Francesco I, conte di Novellara. Tale unione diede origine alla linea degli Scotti-Gonzaga, che mantenne il possesso del complesso castrense e della residenza di Agazzano per via ereditaria fino all'epoca contemporanea.

Douglas Scotti di Sarmato e Fombio

Il possesso del feudo di Sarmato pervenne alla famiglia mediante il matrimonio di Giacomo Scotti, figlio di Francesco II, con Margherita Seccamelica, figlia di Bartolomeo Seccamelica, il quale istituì eredi del castello e dei beni la figlia e il nipote Alberto III Scotti. Nel settembre 1410, Alberto III fu catturato da Filippo e Bartolomeo Arcelli e imprigionato nella Rocca d'Olgisio. L'episodio portò all'assedio del castello di Sarmato nel 1staticfiles, con il definitivo riacquisto del controllo feudale formalizzato nel 1441 mediante investitura ducale milanese. Nel XVII e XVIII secolo il ramo diede alla Chiesa e alle lettere figure di spicco, tra cui il teologo e polemista gesuita Giulio Clemente Scotti (1602–1669), docente di Diritto Canonico all'Università di Padova. Nel 1772, il conte Domenico Maria Scotti fece edificare il palazzo urbano in via San Siro 17 a Piacenza. La linea maschile di Sarmato si estinse nel 1863 alla morte del conte Pietro Scotti. La figlia Isabella Scotti sposò il 3 febbraio 1853 il conte Guglielmo Scotti di Fombio, riunificando così i patrimoni e i fondi archivistici dei due ceppi della famiglia.

Per quanto riguarda il ramo di Fombio, nel 1469 Alberto Scotti, pronipote di Gregorio ricevette da Galeazzo Maria Sforza l'investitura comitale di Fombio, controllando l'accesso al guado sul Po tramite il castello di Fombio, fatto edificare da Alberto Scotti nel 1299. Nel 1475 fu concessa alla linea la signoria sul feudo di Varsi — conservato fino al 1758, anno della cessione ai Rugarli — a cui seguì nel 1519 l'acquisto del feudo di Guardamiglio dai Trivulzio per opera di Paride I Scotti. La linea piacentina di Fombio risiedette nel palazzo urbano di via Taverna 37 fino alla metà del XIX secolo.

Douglas Scotti di San Giorgio e Rezzanello

Derivati dalla linea secondogenita di Ruffino Scotti, figlio di Lanfranco, mantennero nel corso dei secoli la signoria sui feudi di Mamago, Castelbosco, San Giorgio e Rezzanello. Nel XVII secolo il conte Fabio Scotti, generale e ambasciatore del duca Odoardo I Farnese presso le corti d'Europa, fu nominato primo conte di San Giorgio e maresciallo di campo al servizio di re Luigi XIII di Francia.

Nel XVIII secolo il ramo si unì per via matrimoniale alla casata dei Chiapponi, marchesi di Rezzanello e Torano, quando il conte Annibale Adeodato Douglas Scotti sposò la marchesa Teodora Chiapponi. Annibale Adeodato fu una figura chiave della diplomazia farnesiana: accompagnò Elisabetta Farnese in Spagna come maggiordomo reale, fu nominato Grande di Spagna di prima classe da re Filippo V, e venne insignito dei prestigiosi ordini del Toson d'Oro, dello Spirito Santo e di San Gennaro.

Nell'Ottocento, il conte Ferdinando Douglas Scotti, ciambellano e cavaliere d'onore della duchessa Maria Luigia e della duchessa reggente Luisa Maria di Borbone-Francia, promosse l'ammodernamento delle infrastrutture rurali della val Luretta, la completa ristrutturazione del castello di Rezzanello e l'edificazione della nuova chiesa parrocchiale neogotica di Rezzanello, ove si conserva la cripta sepolcrale di famiglia.

Stemma degli Scotti di Milano, Palato d'oro e di rosso, il secondo palo d'oro caricato di un'aquila di nero coronata del campo

Scotti di Milano

Originatisi dal trasferimento nel capoluogo lombardo di Bernardo Scotti (discendente del ramo di Ruffino), investito della carica di podestà di Milano al tempo di Alberto I Scotti. I suoi discendenti ottennero la signoria feudale e il titolo comitale su Colturano e Vesano. Tra i principali esponenti di questo ramo figurano:

Scotti di Crema

Ramo stabilitosi nel Cremasco nel 1568 in seguito alle nozze tra il conte Lucrezio Scotti e la nobildonna Laura Benzoni. Stabilitisi presso il palazzo Benzoni-Scotti, diversi membri si distinsero nel servizio militare per la Repubblica di Venezia. Il conte Ferdinando Scotti partecipò alla Guerra di Gradisca e alla guerra di Candia, ottenendo il grado di luogotenente di cavalleria e un seggio nel Gran Consiglio cittadino nel 1620. Il ramo cremasco si estinse nel 1774 con la morte del conte Paolo Scotti.

Douglas Scotti Della Scala di San Giorgio

Un ramo dei conti di San Giorgio assunse la denominazione Della Scala a seguito del matrimonio celebrato nel 1760 tra il conte Antonio Maria Scotti di San Giorgio e la nobildonna Barbara Della Scala, ultima discendente dell'antica casata comitale piacentina.

Tra i principali esponenti del ramo si ricordano:

  • Federico Scotti Della Scala di San Giorgio: fu podestà di San Giorgio Piacentino dopo l'abolizione del feudalesimo, cavaliere dell'Ordine Costantiniano e mecenate. Fu amico intimo e biografo del pittore neoclassico Gaspare Landi (di cui diede alle stampe la biografia nel 1829) e avviò la ristrutturazione neoclassica del palazzo di città a Piacenza.
  • Paolo Scotti Della Scala di San Giorgio: figlio di Federico, ricoprì la carica di Governatore di Piacenza sotto il ducato dei Borbone-Parma e completò i lavori della residenza cittadina.

Con l'estinzione della linea maschile, il patrimonio e il fondo archivistico del ramo (contenente un diplomatico di 182 pergamene dal XIV secolo e le tavole genealogiche della casata) sono passati per via matrimoniale ai Negri della Torre e successivamente ai conti Gazzola di Settima.

Stemmi e simbolica

L'araldica della casata Scotti ha subito un'evoluzione legata alle alleanze dinastiche e alle concessioni sovrane ottenute dai diversi rami:

Castelli, rocche e dimore storiche

Il potere economico, politico e feudale della famiglia Scotti si tradusse nel corso dei secoli in un capillare controllo del territorio. Questo dominio trovò espressione fisica nella costruzione, acquisizione e gestione di numerosi castelli, rocche fortificate e residenze signorili urbane ed extraurbane, distribuiti strategicamente tra il Piacentino, il Lodigiano e i territori limitrofi.

Il rapporto tra la dinastia e i singoli edifici mutò notevolmente nel tempo e a seconda delle linee dinastiche: in alcuni casi si trattò di un dominio diretto per tramite di proprietà assolute, in altri di investiture feudali, complessi intrecci ereditari, alleanze matrimoniali, concessioni giurisdizionali o semplici possessi temporanei. La complessa storia architettonica di questi complessi deve quindi essere letta in parallelo, ma tenuta distinta, dalla storia del patrimonio familiare vero e proprio.

Il castello di Vigoleno e l'oratorio Scotti Douglas

Di seguito si elencano le principali architetture legate alla famiglia:

Il palazzo Scotti Douglas da Sarmato a Piacenza

Nel loro insieme, le proprietà fortificate degli Scotti non erano semplici abitazioni, ma costituivano una vera e propria rete interconnessa di controllo territoriale distribuita in modo sistematico tra la val Tidone, la val Luretta, la val Nure e il basso Lodigiano. Molti degli edifici storicamente appartenuti alla famiglia sono giunti in ottime condizioni fino ai giorni nostri e rappresentano oggi importanti testimonianze del patrimonio storico, artistico e architettonico dell'Italia settentrionale.

Età contemporanea e sviluppi recenti

Fra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX secolo, in virtù dei mutamenti politico-amministrativi seguiti all'Unità d'Italia, molte proprietà storiche del casato vennero gradualmente alienate o destinate a usi pubblici e culturali. Il titolo comitale e il rango nobiliare della famiglia furono riconosciuti negli elenchi ufficiali dello Stato unitario, come attestato dall'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano (edizioni 1922 e 1933) e dall''Enciclopedia storico-nobiliare italiana di Vittorio Spreti.

Nel corso del XX e XXI secolo, la memoria storica, l'archivio di famiglia e il patrimonio architettonico legato agli Scotti Douglas sono stati oggetto di studi storiografici e di interventi di valorizzazione culturale. Mentre complessi fortificati quali Vigoleno e Fombio sono divenuti poli museali o sedi istituzionali aperte al pubblico, altre strutture, come il castello di Agazzano, sono conservate come dimore private aperte a visite culturali guidate.

In ambito culturale e sociale si distinsero diverse personalità della casata nel corso del Novecento, tra cui il notaio, poeta e drammaturgo Riccardo Douglas Scotti di Vigoleno, autore del poema teatrale Il Farnese, e Carlo Curato, caduto durante le operazioni militari della seconda guerra mondiale nel golfo di Biscaglia.

In ambito sociale e filantropico, la tradizione del casato prosegue nell'età contemporanea attraverso enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS:

Patrimonio archivistico

La documentazione prodotta dai vari rami della famiglia costituisce una delle più significative raccolte archivistiche relative alla nobiltà piacentina. Il Fondo Scotti Douglas di Fombio e di Sarmato, conservato presso l'Archivio di Stato di Piacenza, conta 802 buste e 13 scatole contenenti 959 pergamene (pari a circa 815 unità complessive di conservazione), comprendenti documentazione genealogica, patrimoniale, amministrativa e giurisdizionale relativa ai possedimenti e alle attività della famiglia tra il Medioevo e l'età contemporanea. Un ulteriore nucleo documentario, relativo alla gestione ed amministrazione del palazzo di via Taverna, è conservato presso l'Archivio dell'Opera Pia Collegio Morigi di Piacenza. La conservazione dei fondi archivistici ha favorito lo sviluppo di studi sulla storia economica, sociale e istituzionale della famiglia e dei territori sottoposti alla sua giurisdizione feudale.

La presenza di copie tarde, ricostruzioni genealogiche e documenti di autenticità controversa impone tuttavia di distinguere le fonti originali dalle tradizioni familiari e dalle elaborazioni genealogiche posteriori.

Cronologia essenziale

Data Evento
1184 Rainaldo Scotti è attestato come console del collegio dei mercanti di Piacenza.
1210-1216 San Fulco Scotti viene eletto vescovo di Piacenza e successivamente trasferito alla sede episcopale di Pavia.
1221 Lanfranco Scotti è documentato quale rappresentante del comune di Piacenza.
XIII secolo La famiglia consolida la propria posizione economica attraverso attività mercantili e bancarie.
1290 Alberto Scotti viene eletto capitano del Popolo e diviene signore di Piacenza.
1302 Alberto Scotti assume la signoria di Milano dopo la cacciata dei Visconti.
1404 Giovanni Scotti ottiene la contea di Agazzano e Cristoforo Scotti quella di Vigoleno.
1410-1411 Cattura di Alberto III Scotti ad opera degli Arcelli e assedio del castello di Sarmato.
1414 Gli eredi di Giacomo Scotti ricevono il privilegio di aggiungere il cognome Douglas al proprio nome.
1469 Alberto Scotti riceve l'investitura comitale di Fombio da Galeazzo Maria Sforza.
1475 Matrimonio tra Giovanni Maria Scotti e Luigia Gonzaga: nasce il ramo Scotti-Gonzaga. Concessione del feudo di Varsi al ramo di Fombio.
1519 Paride I Scotti acquista il feudo di Guardamiglio dai Trivulzio.
1568 Matrimonio tra Lucrezio Scotti e Laura Benzoni: nasce il ramo di Crema.
1620 Odoardo Scotti cade nella battaglia della Montagna Bianca presso Praga.
1637 Fabio Scotti viene nominato primo conte di San Giorgio dal duca Odoardo I Farnese.
1700-1764 Giuseppe Scotti si stabilisce a Napoli con Carlo III di Borbone, diventando tenente generale e avviando il ramo napoletano.
1742 Annibale Adeodato Douglas Scotti ottiene il titolo ereditario di Grande di Spagna di prima classe da Filippo V.
1760 Matrimonio tra Antonio Maria Scotti e Barbara Della Scala: nasce il ramo Scotti Della Scala di San Giorgio.
1772 Il conte Domenico Maria Scotti fa edificare il palazzo di via San Siro 17 a Piacenza.
1774 Estinzione del ramo cremasco con la morte del conte Paolo Scotti.
1853 Matrimonio tra Isabella Scotti di Sarmato e Guglielmo Scotti di Fombio, unificante i due ceppi storici.
1856 È confermata al ramo di Vigoleno (linea napoletana) la titolatura comitale.
1860 Il generale Luigi Scotti Douglas guida le forze borboniche nella battaglia del Macerone.
1879 Morte del conte Ferdinando Douglas Scotti di San Giorgio e Rezzanello, artefice della ricostruzione della chiesa e del castello di Rezzanello.
1922-1933 Il rango nobiliare della famiglia è registrato nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano.

Personalità illustri

Luigi Scotti Douglas

La famiglia annovera tra i suoi più illustri esponenti:

Note

  1. ↑ Tavole genealogiche della famiglia Douglas Scotti di Vigoleno, Piacenza.
  2. 1 2 3 4 Crollalanza, p. 513
  3. ↑ Buchanan.
  4. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Balduzzi.
  5. 1 2 Hume.
  6. ↑ Musso.
  7. 1 2 3 4 5 6 7 Zanardi Landi, p. 45.
  8. 1 2 3 4 Natale Carotti, Scotti, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936. URL consultato il 1º maggio 2020.
  9. 1 2 Scotti Douglas - Famiglia, su Sistema Archivistico Nazionale. URL consultato il 7 agosto 2026.
  10. ↑ Guida generale del fondo Scotti, su Archivio di Stato di Piacenza. URL consultato il 7 agosto 2026.
  11. 1 2 Nironi e inzani (a cura di).
  12. 1 2 3 4 Naldi.
  13. ↑ Fiori.
  14. 1 2 Zanardi Landi, p. 46.
  15. 1 2 Riccardo Rao, SCOTTI, Alberto, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 91, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 7 agosto 2026.
  16. 1 2 3 Zanardi Landi, p. 47.
  17. 1 2 Gamberini.
  18. 1 2 Chiesa di San Giovanni in Canale, su comune.piacenza.it. URL consultato il 1º maggio 2020.
  19. 1 2 Lorenzo Terzi, L'ultima battaglia di Francesco II di Borbone, in Corriere della Sera, 11 giugno 2020. URL consultato il 1º maggio 2020.
  20. ↑ Dal Medio Evo al 1700, su castellodiagazzano.com. URL consultato il 1º maggio 2020.
  21. 1 2 3 Castello Scotti - Fombio (LO), su lombardiabeniculturali.it, Lombardia Beni Culturali. URL consultato il 1º maggio 2020.
  22. 1 2 3 Benvenuti, pp. 253-254.
  23. 1 2 3 4 5 6 7 8 Premio Piero Gazzola 2014 per il restauro dei palazzi piacentini: Palazzo Douglas Scotti Della Scala di San Giorgio.
  24. 1 2 Pagnotta (a cura di), p. 343.
  25. ↑ Archbishop Ranuccio (Ranuzio) Scotti Douglas †, su catholic-hierarchy.org. URL consultato il 1º maggio 2020.
  26. ↑ Nironi e Inzani (a cura di), p. 6.
  27. ↑ Giarelli, p. 372.

Bibliografia

Voci correlate

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