Editto di Versailles

Editto di Versailles firmato da Luigi XVI nel 1787, Archives nationales de France

L'editto di Versailles, noto anche come editto di Tolleranza, fu un atto ufficiale che garantì ai non cattolici in Francia l'accesso ai diritti civili, in precedenza loro negati, tra i quali quello di contrarre matrimonio senza doversi convertire alla fede cattolica; l'editto però negò loro i diritti politici e la possibilità di praticare il loro culto in pubblico. L'editto fu firmato dal re Luigi XVI il 7 novembre 1787 e registrato presso il Parlamento di Parigi durante l'Ancien Régime il 29 gennaio 1788. Alla sua promulgazione contribuirono le argomentazioni a favore manifestate da importanti filosofi e personalità letterarie dell'epoca, tra cui i francesi Anne Robert Jacques Turgot; Étienne François, duca di Choiseul, l'americano Benjamin Franklin e soprattutto il lavoro congiunto di Guillaume-Chrétien de Lamoignon de Malesherbes, ministro di Luigi XVI, e Jean-Paul Rabaut Saint-Étienne, portavoce della comunità protestante in Francia.

Il re Enrico IV aveva concesso agli ugonotti ampia libertà di praticare la loro fede con l'editto di Nantes del 13 aprile 1598. Tali diritti furono revocati da Luigi XIV con l'editto di Fontainebleau (18 ottobre 1685). L'applicazione della revoca venne applicata in modo meno stretto sotto il regno di Luigi XV, ma la revoca rimase legge per un secolo.

Con l'editto di Versailles, il cattolicesimo romano continuò a essere la religione di Stato del Regno di Francia, ma vennero concesse agevolazioni anche ai fedeli non cattolici: ugonotti calvinisti, luterani ed ebrei. Considerato il predominio di lunga data della religione di Stato, in tutto il Paese venivano ancora imposte restrizioni ai non cattolici. I casi anomali dell'epoca venivano tenuti dietro le quinte nei luoghi di lavoro e negli ambienti educativi per evitare di travisare la rappresentazione del regno.

«Luigi, per grazia di Dio, Re di Francia e di Navarra: a tutti i presenti e a coloro che verranno; saluti.

Quando Luigi XIV proibì solennemente , in tutti i paesi e le terre sotto il suo dominio, la pratica pubblica di qualsiasi religione diversa da quella cattolica, la speranza di condurre il suo popolo alla desiderabilissima unità dello stesso culto, sostenuta da ingannevoli apparenze di conversioni, impedì a questo grande re di seguire i piani che aveva elaborato nei suoi concili per stabilire legalmente lo status civile di quei suoi sudditi che non potevano essere ammessi ai sacramenti della Chiesa, seguendo l'esempio dei nostri augusti predecessori, promuoveremo sempre con tutte le nostre forze i mezzi di istruzione e persuasione che tenderanno a vincolare tutti i nostri sudditi alla comune professione dell'antica fede del nostro regno, e proibiremo, con la più rigorosa attenzione, tutte quelle vie di violenza che sono tanto contrarie alle vie della ragione e dell'umanità quanto al vero spirito del Cristianesimo. Ma finché la Divina Provvidenza non benedirà i nostri sforzi e non realizzerà questa felice rivoluzione, la nostra giustizia e gli interessi del regno non ci permettono di escludere ulteriormente dai diritti civili quei nostri sudditi o stranieri domiciliati nel nostro impero che non professano la religione cattolica. L'esperienza ha dimostrato che queste rigorose prove sono inadeguate a convertirli: non dobbiamo quindi più permettere che le nostre leggi li puniscano inutilmente per la sfortuna della loro nascita, privandoli dei diritti che la natura esige costantemente a loro favore. Abbiamo considerato che i protestanti, così spogliati di ogni esistenza giuridica, si trovano nell'inevitabile dilemma di profanare i sacramenti con false conversioni o di compromettere lo status dei loro figli contraendo matrimoni già considerati nulli e invalidi dalla legislazione del nostro regno.»

L'esempio più notevole di restrizione si ebbe a Metz, il cui Parlamento escluse esplicitamente alcuni diritti degli ebrei all'interno del suo territorio, come la redazione di cahiers de doléances, a differenza di quanto accadeva nel resto della Francia.

L'editto di Versailles fu un passo importante per pacificare le tensioni religiose e pose ufficialmente fine alla persecuzione religiosa in Francia; la libertà di religione in tutta la Francia fu raggiunta con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789.

Note

  1. ↑ Encyclopedia of the Age of Political Ideals, Edict of Versailles (1787), su booking-help.org. URL consultato il 29 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2012).
  2. ↑ chnm.gmu.edu, https://chnm.gmu.edu/revolution/d/276/. URL consultato il 6 febbraio 2017.

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni