Elmo celtico

Elmo italo-celtico in bronzo con paragnatidi a tre dischi del II-I secolo a.C. - Musée d'Archéologie nationale

L'elmo fu un elemento costitutivo e distintivo del costume militare dei Celti. Gli scrittori antichi ce ne testimoniarono la foggia particolare ed elaborata ma solo a partire dal XIX secolo gli scavi archeologici restituirono abbastanza pezzi, sia d'uso bellico sia d'uso cerimoniale, da permettere uno studio dell'evoluzione dell'elmo celtico. I modelli precedenti al V secolo non si discostavano dal tipo "Elmo di Negau" diffuso a sud delle Alpi dagli Etruschi ma già nel periodo immediatamente successivo i Celti svilupparono particolari copricapi corazzati in un processo evolutivo, artistico quanto metallurgico, che contribuì moltissimo all'evoluzione dell'elmo in uso all'esercito romano sino ai primordi dell'Impero romano.

Storia

Lo stesso argomento in dettaglio: Organizzazione militare dei Celti.

I Celti, cioè l'insieme di popoli indoeuropei parlanti le lingue celtiche, legarono il loro nome e la loro storia a due momenti tecnologico-culturali cruciali nella storia dell'Europa continentale: la Cultura di Hallstatt (IX-VI secolo a.C.) e la Cultura di La Tène (V-I secolo a.C.). Nell'arco di questi nove secoli, svilupparono diverse tipologie di elmo che ebbero poi larga diffusione in Europa, presso i vari popoli con i quali le tribù celtiche si incontrarono e scontrarono: Antichi Romani, Germani, Traci, Daci e Illiri.

Periodo di Hallstatt

Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura di Hallstatt.
Corazze ed elmo in bronzo hallstattiani rinvenuti in Austria – Universalmuseum Joanneum

I ritrovamenti archeologici, sia a livello di pezzi "fisici" sia d'iconografia, della protoceltica cultura di Hallstatt supportano la tesi che durante il Bronzo Recente fosse in uso nell'arco alpino una tipologia d'elmo in bronzo non molto dissimile dall'elmetto allora in uso presso gli Etruschi, diffusasi anche presso Illiri e Veneti. Questa tipologia d'elmo, stando ai ritrovamenti (es. il c.d. "Elmo di Negau" datato al 400 a.C. ed interrato nel 50 a.C.) sarebbe rimasta in uso anche durante la piena età del ferro lateniana. La panoplia halstattiana si componeva, oltre che dell'elmo, anche di corazze in bronzo ed era precipua degli esponenti politici di spicco, soliti servirsene per il combattimento montato, in sella al cavallo o sul pianale del carro da guerra. Nella fattispecie, proprio l'elmo divenne anche status symbol di prestigio e prese a comparire anche in fogge particolarmente decorate o elaborate.

Le prime spade in ferro apparvero al volgere del "Periodo Hallstatt B" (1050-800 a.C.), inizialmente frammiste a quelle in bronzo, divenendo più comuni del successivo "Periodo Hallstatt C" (800-620 a.C.), specificatamente nel corso del VII secolo a.C. La produzione di elmi ed armature in bronzo seguitò invece a perdurare.

Periodo di La Tène

Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura di La Tène.
Spade ed elmi lateniani – Keltenmuseum di Hallein

Nel V secolo a.C., nonostante il frazionamento in tribù e popoli spesso in lotta tra loro, i Celti avviarono migrazioni su vasta scala, affrontando le Alpi, i Monti Balcani ed i Carpazi. Un ruolo fondamentale, in questa "età della migrazione celtica" venne svolto dalle consorterie armate che andavano via via soppiantando le antiche dinastie hallstattiane nel controllo del potere politico-militare. Data a questo periodo lo sviluppo di nuove tipologie di elmo prettamente "celtiche", mentre, contestualmente, l'elmo, insieme alla spada, diventa simbolo distintivo del guerriero che con essi si fa seppellire. Già in epoca halstattiana l'elmo era inoltre presente sia quale effettivo elemento della panoplia sia quale copricapo cerimoniale riccamente ornato e tale distinguo persistette e s'accentuò in epoca lateniana.

Le più arcaiche tipologie di elmi lateniani (V secolo a.C.), come i tipi "Berru" e "Böckweiler", hanno un profilo conico, sono ancora realizzati in bronzo e presentano già un pennacchio in crine di cavallo o piume d'uccello. Nel secolo successivo, il profilo della calotta comincia ad arrotondarsi (tipo "Italico"), arrivando nel II secolo a.C. alla calotta pienamente tonda del tipo "Coolus-Mannheim". A cavallo tra il IV ed il III secolo a.C. sviluppa invece un maturo apparato decorativo per gli elmi che si scosta nettamente dalle vecchie decorazioni hallstattiani. I modelli celtici maturi sono rappresentati dagli elmi del I secolo a.C., massicciamente impiegati durante la Conquista della Gallia: i tipi "Agen-Port" e "Alesia", in ferro. Parallelamente all'evoluzione nella foggia della calotta, stratifica e si tipicizza il ricorso a paragnatidi sempre più massicce e ad un paranuca sempre più lungo, percorso che ha nell'elmo tipo "Alesia" il suo punto d'arrivo.

Elmo di Filottrano con cimiero in forma di orante a braccia levate

Mentre la foggia dell'elmo lateniano evolveva, il suo uso, veicolato dalle spedizioni militari dei Celti tanto quanto dalla frequenza con cui vendettero i loro servigi ad altri popoli in qualità di mercenari, divenne paneuropeo: l'elmo di tipo "Italico" fu in suo all'esercito romano sino al I secolo a.C. quando venne soppiantato proprio dai tipi "Agen-Port" ed "Alesia" che furono utilizzati dai legionari sotto forma del c.d. "Elmo Imperiale Gallico" o "Elmo Weisenau".

Costruzione e decorazione

Lo stesso argomento in dettaglio: Arte celtica.

Nella società celtica, dominata da un'aristocrazia guerriera il cui lascito materiale più apprezzabile furono gli equipaggiamenti militari ed i contenitori per bevande, oltre ai gioielli, l'elmo (come il fodero della spada) divenne veicolo d'espressione artistica, «un'arte curvilinea altamente stilizzata basata principalmente su motivi vegetali e fogliame classici come forme di palmette frondose, viti, viticci e fiori di loto insieme a spirali, rotoli a S, forme di lira e tromba.» Quest'ornato «tipicamente dominato da viticci di vario tipo in continuo movimento, che si torcono e si girano con un movimento irrequieto sulla superficie», classificato dallo storico dell'arte Paul Jacobsthal come "Stile di Waldalgesheim" o "Stile vegetale continuo", mosse i suoi primi passi intorno al 350 a.C. proprio nell'impianto decorativo di due sontuosi elmi cerimoniali: l'Elmo di Agris e l'Elmo di Canosa. Questo stile, nettamente distinto dallo "Stile antico" in voga nel V secolo a.C. ed ancora legato ai modelli hallstattiani (nella fattispecie forme geometriche e raffigurazioni zoomorfe molto stilizzate), fu il frutto di un'originale e coerente facies dell'arte celtica, maturata grazie ai contatti culturali con i centri di produzione della Magna Grecia della Penisola italiana, i cui effetti si sarebbero ripercossi ben presto a nord delle Alpi, in un processo di assimilazione e rielaborazione che rinnovò l'arte lateniana dandole originalità. La successiva evoluzione dell'ornato, un nuovo stile maggiormente plastico con introduzione dell'altorilievo, si rileva invece dai foderi delle spade e fu appunto chiamato dagli storici "Stile a spada": lo studioso Vincent Megaw lo definì uno «stile disneyano» di teste d'animali simili a cartoni animati o «Arte del periodo degli Oppida del 125-50 a.C.»

Elmo di Agris – Particolare del registro inferiore delle decorazioni

L'ornato degli elmi permette di apprezzare la maestria degli artigiani celti. In taluni pezzi, come il sopracitato elmo di Agris, la qualità della decorazione è tale che gli studiosi ne attribuiscono la realizzazione ad orafi invece che ad armorari. Nell'elmo di Agris, la decorazione fu in parte ottenuta già in fase di fusione della calotta bronzea per poi essere rifinita a sbalzo e poi coperta da una foglia d'oro che ne riproduce le decorazioni sottostanti. Le complesse decorazioni della superficie esterna della calotta si sviluppano su tre registri orizzontali e sono impreziosite, nel registro inferiore e superiore, dall'applicazione di numerosi castoni di corallo a cabochon, tenuti in sede da rivetti in argento con testa di bronzo decorato e placcato in oro. Le paragnatide (una sola superstite nel pezzo di Agris) erano interamente coperta da un'incrostazione di corallo. La medesima sontuosità e complessità si riscontra anche nell'elmo di Amfreville-sous-les-Monts ove, in assenza del corallo, si ricorse allo smalto, tecnica decorativa cara ai Celti sin dal IV secolo.

Altra caratteristica decorativa dell'elmo celtico fu il ricorrervi di elementi legati al mondo animale anche raffigurati a tutto tondo e non solo come parte dell'intrico di decorazioni (pensiamo al motivo del serpente cornuto che ricorre negli intrecci dell'elmo di Agris). I soggetti più frequentemente raffigurati erano uccelli (rapaci o corvidae) e cinghiali. Questa caratteristica aveva già stupito i contemporanei dei Celti, come testimoniatoci nel I secolo a.C. da Diodoro Siculo:

«Sulle loro [dei Celti] teste indossano elmi di bronzo che possiedono grandi figure sporgenti che conferiscono a chi li indossa un'apparenza di statura enorme. In alcuni casi le corna formano una parte con l'elmo, mentre in altri casi si tratta di figure in rilievo delle parti anteriori di uccelli o quadrupedi»

La descrizione fornita da Diodoro Siculo fu comprovata dai ritrovamenti archeologici, anzitutto nella serie di elmi cornuti celtici sia rinvenuti come singoli manufatti sia raffigurati su altri manufatti. A partire dalla seconda metà del XX secolo, successivi ritrovamenti confermarono anche le descrizioni apparentemente più fantasiose: anzitutto l'elmo ornato da una statuetta di volatile rinvenuto negli anni 1960 in una necropoli lateniana vicino alla città di Carei, il c.d. "Elmo di Ciumești"; poi, nel 2004, il rinvenimento di particolarissimi elmi decorati nel santuario gallico del sito archeologico di Tintignac-Naves a Naves (Corrèze), i c.d. "Elmi di Tintignac", tra cui il celebre "Elmo del cigno".

Tipologie

Classificazione Materiale Periodo Descrizione
BerruBronzoV secolo a.C.Elmo conico senza paragnatidi
BöckweilerBronzo
Bronzo e ferro
V secolo a.C.Sorta di Cappello d'arme
ItalicoBronzo
Bronzo e ferro
IV secolo a.C.-I secolo d.C.Elmo semisferico con bottone superiore, paragnatidi e paranuca
Coolus-MannheimBronzo
Bronzo e ferro
Ferro
II-I secolo a.C.Elmo semisferico con grandi paragnatidi e paranuca
OrientaleBronzo e ferroII-I secolo a.C.Elmo semisferico con paragnatidi articolati e paranuca a fasce
Agen-PortFerroI secolo a.C.Elmo semisferico con grandi paragnatidi e paranuca
AlesiaFerroI secolo a.C.Massiccio elmo semisferico con grandi paragnatidi e paranuca

Elmo tipo "Berru"

Elmo di Berru - Musée d'Archéologie nationale

Il primo elmo lateniano propriamente detto, comparso nel V secolo a.C. Ne sono stati scoperti una quindicina d'esemplari in un'area che va dallo Champagne, ove si concentra quasi la metà dei ritrovamenti, alla Repubblica Ceca. Quest'elmo monopezzo non presenta paragnatidi, tuttavia i fori praticati ai bordi della circonferenza inferiore suggeriscono la presenza di un sottogola ed è presente un accenno di paranuca. La calotta sviluppa in alto un cono, rifinito con un bottone superiore molato. Alcuni esemplari, come quello scoperto a Prunay, hanno invece profilo più rotondo. Essenzialmente realizzato in bronzo, a volte in ferro, l'elmo Berru è spesso decorato con incisioni e applique. I motivi decorativi possono ancora appartenere pienamente al repertorio hallstattiano, come nell'elmo di Somme-Tourbe, o testimoniare lo "Stile Antico" di La Tène, come l'elmo della tomba con carro di Berru (Marna) che ha dato il nome alla tipologia. È ritenuto possibile che quest'elmo fosse anche realizzato in cuoio irrobustito da placche di bronzo.

Elmo tipo "Böckweiler"

Altro elmo lateniano del V secolo a.C., come il Berru, ha una forma che richiama il cappello d'arme medievale. A volte provvisto di una copertura del collo leggermente accentuata, non è dotato di paragnatidi. Tuttavia, presenta spesso fissaggi destinati a ricevere un sottogola. L'elmo che ha dato il nome al tipo è stato trovato a Böckweiler nel Saarland. Sembra sia stato più utilizzato nel territorio celtico orientale e nell'Europa centrale.

Elmo tipo "Italico"

Elmo di Montefortino di fattura celtica – Germanisches Nationalmuseum

Anche noto come elmo italo-celtico, etrusco-italico o etrusco-celtico, fu d'uso comune tra le popolazioni italiche e celtiche. Sviluppò in seguito alle prime incursioni celtiche nella penisola italiana (IV secolo a.C.) e testimonia, come altri equipaggiamenti militari del periodo (v.si gladius hispaniensis), lo sviluppo di una commistione celtico-mediterranea. Molto simile all'elmo Berru, tanto che i modelli arcaici sono a volte censiti nella tipologia Berru, è però dotato di paragnatidi articolati ed ha una calotta sferica. Rimasto in uso sino al I secolo d.C., si ritrova ovunque, nel Mediterraneo tanto quanto in Europa continentale. Poteva essere dotato di un ampio collare che offre una protezione aggiuntiva contro la decapitazione ed avere la parte superiore della calotta forata per consentire l'attacco di una cresta. I famosi elmi di Agris, Amfreville-sous-les-Monts, Canosa e Filottrano sono tutti e tre di questo tipo, così come quelli meno conosciuti di Saint Jean Tolismon e Montlaurès e due degli elmi ritrovati a Tintignac.

Lo stesso argomento in dettaglio: Elmo di Montefortino.

La principale differenza tra gli elmi di manifattura celtica e quelli italici è nel bottone superiore della calotta: aggiunto nei manufatti celtici e modellato contemporaneamente all'elmo in quelli prettamente italici. Gli esemplari italici di quest'elmo censiti tra gli elmi romani nella tipologia "Elmo di Montefortino" ed il sottogruppo "buggenum" fu quello più massicciamente utilizzato (e oggi ritrovato).

Elmo tipo "Orientale"

Elmo di Novo Mesto – Naturhistorisches Museum

Gli elmi di questo tipo sono a volte indicati come Tipo "Novo Mesto", dal nome di uno dei ritrovamenti. Di forma intermedia tra il tipo "Alesia" e il tipo "Agen-Port", è un elmo composito: calotta in ferro con copri-collo e fasce in bronzo. Sono inoltre dotati di paragnatidi articolati. Gli elementi aggiunti sono talvolta riccamente decorati. La maggior parte delle scoperte di questo tipo di elmo sono state fatte in Slovenia, già bacino hallstattiano, ad eccezione di un esemplare scoperto in Polonia.

Elmo tipo "Coolus-Mannheim"

Il tipo di elmo "Coolus-Mannheim" è un tipo molto semplice di elmo risalente al II secolo a.C. e utilizzato dai Romani fino al periodo augusteo. È un semplice berretto di bronzo con una paranuca appena abbozzata e paragnatidi composti da semplici anelli di ferro rivettati all'elmo. L'attribuzione culturale (celtica o romana) di questo tipo di elmo, principalmente utilizzato e scoperto in Gallia, non è ancora del tutto chiara. L'ipotesi prevalente è comunque quella di un elmo italico adottato dai legionari a seguito della riforma mariana dell'esercito romano. Alcuni autori, distinguono in due categorie: celtica per il Coolus e romana per il più massiccio Mannheim.

Elmo tipo "Agen-Port"

Elmo del I secolo a.C. utilizzato soprattutto durante le guerre galliche, come confermato dal ritrovamento nel 2007 di uno di questi esemplari presso l'oppidum di Gondole (Alvernia), funse da prototipo per lo sviluppo degli "Elmi gallici" dei legionari imperiali. Realizzato in ferro (atipici gli esemplari in bronzo, come quello trovato a Francoforte), è costituito da una calotta cui sono rivettati il paranuca e i paragnatidi articolati. Il modello "Agen" ha un anello rivettato alla base della calotta cui sono rivettati i paragnatidi e dal quale sviluppa il paranuca. Il modello "Port" ha una caratteristica decorazione "a sopracciglia" sul fronte, ottenuta spingendo indietro la parte anteriore dell'elmo, e paranuca a falde che sviluppa verticalmente verso il basso.

Elmo tipo "Alesia" o "Occidentale"

Elmo tipo "Alesia" - Musée d'Archéologie nationale

Elmo di ferro, di cui si conoscono 6 esemplari completi (tra cui quello rinvenuto nella necropoli di Notre-Dame-du-Vaudreuil), anche chiamato "Elmo celtico occidentale" (de. "Westkeltischer typ"). Contemporaneo del tipo "Agen-Port", è costituito da una calotta rinforzata alla base da un tallone sporgente sagomato a martellamento. Sotto questo tallone, i bordi svasati sono talvolta decorati con rivetti. I paragnatidi articolati sono attaccati ad esso. Il nome del tipo, "Alesia", deriva dal fatto che una copia della variante senza bottone in alto è stata trovata ad Alise-Sainte-Reine.

Quest'elmo esiste in due varianti. Uno è con una corona liscia, senza bottone in alto. L'altro ha calotta leggermente conica, sormontata da un bottone. Questa variante è a volte indicata come il tipo "Rouvray" o "Louvier" dal nome dei luoghi in cui sono stati trovati elmi di questo tipo. Il tipo "Rouvray" è da taluni considerato una contaminazione dell'elmo beotico, un elmo greco con il quale presenta alcune analogie, e da talaltri una contaminazione dell'orientale italo-celtico per la forma della calotta. L'elmo "Alesia" trovato ad Agen è l'unico con un porta-cimiero.

Da questa tipologia di elmo svilupparono gli elmi romani del periodo imperiale chiamati appunto "Elmi gallici".

Elmi non tipicizzati ed elmi in materiali deperibili

Sono state fatte diverse scoperte recenti di caschi che non corrispondono a nessuna tipologia. Michel Feugère menziona l'elmo di Boé, unico nel suo genere, così come quello trovato a Toulouse-Estarac, anch'esso isolato ma che paragona a una testa di statua con elmo rinveuta nell'oppidum di Entremont. Infine, nella documentazione sono isolati anche gli elmetti "semplici" di Tintignac in lega di rame provvisti di copricollo e paragnatidi. Ci sono anche indicazioni che i Galli usassero anche elmi fatti di materiali deperibili, come il cuoio (è questo il caso dell'elmo celtico che i romani chiamavano galea) o il legno, utilizzato per la manifattura di un tipo locale ispirato all'elmo etrusco Negau. Si tratta del c.d. "elmo ticinese", realizzato in foglia di bronzo su un'anima di legno, esemplari del quale sono stati ritrovati nella necropoli di Giubiasco (Bellinzona).

Esemplari notevoli

Elmo di Amfreville-sous-les-Monts

Elmo di Amfreville-sous-les-Monts - Musée d'Archéologie nationale

Fu ritrovato casualmente alla fine del XIX secolo in un antico letto della Senna sul territorio del piccolo villaggio di Amfreville-sous-les-Monts (Eure), a 30 km da Rouen. È una protezione per il collo dell'elmo cerimoniale che risale alla metà del III secolo a.C. costituito da una calotta in lega di rame ricoperta da fasce di bronzo e decorato con motivi geometrici a fasce parallele tipiche dell'arte celtica. Una placcatura in oro sbalzato in bassorilievo rappresenta un'alternanza di fasce parallele che rappresentano piccoli cerchi, corna contrapposte, triscele; e uno smalto rosso realizzato su una rete di ferro (e imitando il corallo) rappresenta un fregio di meandri ad "S". La decorazione di questo elmo è tipica dello stile vegetale continuo. A lungo considerato unico e opera di un artigiano locale, l'elmo è ora paragonato all'Elmo di Agris (nel seguito) che è in condizioni migliori ed ha conservato uno dei guanciali. La loro evidente somiglianza fa pensare a un modello diffuso in tutta la Gallia.

Elmo di Agris

Lo stesso argomento in dettaglio: Elmo di Agris.
Elmo di Agris – Museo di Belle Arti di Angoulême

Quest'elmo cerimoniale è stato rinvenuto nel 1981 durante gli scavi archeologici nella grotta Perrats, ad Agris (Charente), vicino a La Rochefoucauld, sul territorio degli Ecolismieni, risale al secondo quarto del IV secolo a.C. Il sito del ritrovamento è stato identificato in un santuario, rimasto in uso sino all'Alto Impero romano, già sito dell'Età del bronzo. L'elmo è molto simile a quello di Amfreville-sous-les-Monts, per fattura e decorazione, ma più antico, coevo di quello rinvenuto a Canosa di Puglia. È costituito da un guscio di ferro martellato sul retro cui è stato fissato un paranuca aggiuntivo mediante rivettatura, il tutto ricoperto dal ricchissimo ornato di cui si è parlato in precedenza. Ha mantenuto una delle paragnatidi mobili, decorata con un serpente cornuto, e il bottone superiore. L'analisi della foglia d'oro che lo ricopre mostra un'origine nel Massiccio Centrale (monti dell'Alvernia) del minerale.

Elmo di Canosa

Elmo cerimoniale rinvenuto in un ipogeo italico a Canosa di Puglia. Si tratta di un elmo in ferro con decoro vegetale intarsiato di corallo, realizzato a sbalzo su lamine di bronzo fissate sulla calotta. Presenta ai lati due piccoli tubi porta-pennacchi e degli anelli di fissaggio sul bottone per una cresta. I paragnatidi non sono stati trovati. La calotta in ferro è forgiata da un unico pezzo, cosa che invita a considerarlo come un manufatto del IV secolo a.C. ibrido tra tradizioni celtiche e italiche esattamente come l'elmo di Agris.

Elmi di Tintignac

"Elmo del cigno" di Tintignac – Musée d'Évreux

Come anticipato, diversi elmi decorati sono stati scoperti nel 2004 nel sito archeologico di Tintignac-Naves, in un deposito di oggetti di bronzo e armi: nello specifico, un elmo è di ferro e nove elmi di bronzo. Due di questi manufatti, datati dall'archeologo Christophe Maniquet al III secolo a.C., hanno una forma sorprendente che corrobora la descrizione degli elmi celtici di Diodoro Siculo: uno ha la forma di un cigno con il collo ripiegato in un'ampia cresta sopra la calotta/corpo, il becco proteso quasi a toccare la coda costituente il para-nuca; l'altro è sormontato da tre anelli, di circa 20 cm di diametro, disposti frontalmente a formare un triangolo/triscele. Entrambi i manufatti, dato il forte simbolismo sacrale delle raffigurazioni (il cigno era ritenuto simbolo di grazia, bellezza e gioventù) dovevano avere un probabile uso sacrale/processionale e non solo fungere da status symbol durante le celebrazioni.

Elmo di Boé

Elmo di ferro del I secolo a.C./d.C., realizzato in un unico pezzo e provvisto di calotta ogivale allungata. La sua forma non ha alcun equivalente noto oggi poiché presenta una visiera, costituita da una placca di bronzo inserita in una fessura dell'elmo e poi rivettata. Fu rinvenuto in una lussuosa sepoltura con cocchio da guerra risalente alla I secolo a.C./d.C. scoperta nel 1959 sul territorio della città di Boé, vicino ad Agen, in quello che all'epoca era il territorio dei Nitiobrogi. Oltre all'elmo, la tomba conteneva anche i resti d'un carro a quattro ruote e molti oggetti da tavola, tra cui un corno potorio germanico e delle armi, tra cui un frammento di cotta di maglia. La datazione dell'insieme è successiva alle guerre galliche di Cesare. Questo, insieme al fatto che il defunto faceva chiaramente parte dell'aristocrazia guerriera, ha portato alcuni ad attribuire la tomba ed il corredo al re dei Nitiobrogi, Teutomato, figlio di Ollovico, menzionato da Cesare nel suo De bello Gallico.

Elmo di Ciumeşti

Elmo di Ciumeşti – Muzeul Județean Satu Mare

L'elmo di Ciumești è stato scoperto negli anni 1960 in una necropoli lateniana vicino alla città di Carei, è datato alla fine del IV o III secolo a.C. Realizzato in ferro, ha nella sua sommità una rappresentazione di un uccello, quasi certamente un corvo, in lamiera di bronzo e le cui ali sono articolate e capaci di mimare il volo. L'elmo era accompagnato dal resto della panoplia del suo proprietario: una cotta di maglia di ferro con applicazioni in bronzo, una lancia e un paio di cnemidi in bronzo. Tutti questi oggetti riflettono l'elevato status sociale del defunto e gli cnemidi traducono una certa acculturazione greca di quest'ultimo.

Elmo di Waterloo

Lo stesso argomento in dettaglio: Elmo di Waterloo.
Elmo di Waterloo (150-50 a.C.) – British Museum

Elmo cerimoniale del I secolo a.C. decorato con motivi repoussé tardo-lateniani. Si compone di due lamine di bronzo rivettate insieme alle quali si aggiungono due ornamenti conici, anch'essi in bronzo, e provvisti di bottoni superiori. La foggia non trova eguali negli esemplari coevi dell'età del ferro. È comunque possibile, anche se i due non sono identici, avvicinarlo all'elmo cornuto raffigurato sul calderone di Gundestrup. Fu scoperto nel 1868, nel Tamigi, vicino a Waterloo Bridge (Londra). Per il luogo del suo ritrovamento e per la data della sua fabbricazione è da attribuire al popolo dei Cantiaci cui, secondo Claudio Tolomeo, apparteneva la città di Londinium.

Elmo di Meyrick

Lo stesso argomento in dettaglio: Elmo di Meyrick.
Elmo di Meyrick – British Museum

Quest'elmo in bronzo è, insieme ai più famosi Elmo di Waterloo, Elmo di Canterbury ed Elmo di North Bersted, uno dei quattro elmi dell'Età del ferro scoperti in Gran Bretagna. A differenza dell'elmo di Waterloo, quello di Meyrick è privo di corna e sembra essere basato su un modello romano, tanto che lo storico dell'arte Vincent Megaw ha ipotizzato possa trattarsi proprio dell'elmo di un soldato delle truppe ausiliarie dell'esercito romano attivo nelle campagne romane contro i Briganti del 71-74 d.C. I motivi ornamentali sull'elmo rimandano appunto a modelli tipici dell'Inghilterra settentrionale.

Elmo di North Bersted

L'elaborata cresta dell'elmo di North Bersted

Scoperto nel 2008, durante gli scavi effettuati tra il 2007 e il 2010 nei pressi di Bognor Regis (West Sussex), a North Bersted, sulla costa meridionale della Gran Bretagna, l'elmo, datato al I secolo a.C., era parte di un ricco corredo funebre. Chiaramente un esemplare di elmo Coolus, il pezzo è particolarmente degno di nota per la sua cresta: un doppio crescente in bronzo traforato collocato sull'asse trasversale della calotta (come nella cresta, molto meno elaborata, che sarà poi d'uso nell'elmo imperiale gallico tipo H dei centurioni romani). Questa decorazione molto speciale richiedeva elementi di fissaggio per mantenerla in posizione sulla calotta ed il peso totale del manufatto dovette certamente avere un certo impatto fisico su chi l'indossava. Il proprietario del manufatto era evidentemente un nobile guerriero di alto rango, presumibilmente di origine continentale. Oltre all'elmo, il suo corredo comprenda lancia, spada e scudo. In considerazione della datazione del reperto e delle ipotesi sull'origine del proprietario, gli studiosi concordano trattarsi di un guerriero coinvolto nella spedizione cesariana in Britannia, seppur non sia chiaro in quale schieramento possa aver militato.

L'elmo celtico nell'iconografia moderna

Polena della corazzata Brennus (XIX secolo) – Musée national de la Marine
Pacchetto di sigarette Gauloises con l'elmo alato di Marcel Jacno

La re-interpretazione moderna dell'elmo celtico principiò in Francia nel corso del XIX secolo nel generale contesto del Celtic revival: un buon esempio si ravvisa nel busto di Brenno che costituì la polena dell'omonima corazzata. Qualche decennio dopo, in pieno XX secolo, divenne addirittura iconico l'elmo disegnato dall'illustratore Marcel Jacno (1904-1989), noto oggi come "Elmo Jacno", che decora i pacchetti delle sigarette Gauloises dal 1925: palesemente derivato dal medesimo modello che ispirò lo scultore del busto di Brenno di cui sopra, ha una cresta metallica romboidale nel centro e due grandi ali laterali prive di giustificazione archeologica. L'elmo di Jacno funse a sua volta da ispirazione per il fumettista Albert Uderzo nella creazione dell'elmo del suo celebre eroe Asterix.

L'idea dell'elmo celtico "alato" nell'immaginario artistico moderno principiò da un errore ottocentesco nella ricostruzione dei primi reperti. Le paragnatidi, spesso rinvenute staccate, furono credute dagli archeologi, evidentemente anche irretiti dalle descrizioni di Diodoro Siculo, degli elementi mobili, sollevabili a ridosso della calotta quando non allacciate sulla falsariga della visiera di un elmo medievale, e quindi ritenute le ali d'uccello di cui parlava lo storico greco. Come sopra esposto, a partire dal 1960 furono effettivamente ritrovati elmi allineati alla descrizione di Diodoro Siculo (l'elmo di Ciumeşti, l'elmo-cigno di Tintignac), ornati da elementi animali a tutto tondo, talune volte cerimoniali, come il caso dei manufatti di Tintignac, e talaltre forse appositamente pensati con intento di guerra psicologica, come già osservato da Diodoro Siculo ed ipotizzato per l'emo di Ciumeşti.

Note

Esplicative

  1. ↑ Il Corvus corax è un animale dal ruolo sacrale molto marcato e ricorrente nella cultura celtica, nonché simbolo per eccellenza della guerra e quindi del guerriero, tanto che il nome stesso del condottiero, Brenno/Bran, è "Corvo".
  2. ↑ Il cinghiale fu animale di particolare sacralità e simbologia per i Celti che lo raffigurarono spesso nella loro produzione artistica – v.si cinghiale (arte celtica).
  3. ↑ Ricostruzione di "elmo ticinese" in Banfi 2004, fig. 69.

Bibliografiche

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Bibliografia

Fonti

Studi

In italiano
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  • Giovanni Banfi, Le armi dei Celti: l'elmo, in Bollettino, vol. 2/3, Associazione culturale Terra Insubre, 1997.
In altre lingue

Consultazione

In italiano
  • Giuseppe Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione : Vol. II - Da Augusto ai Severi, Il Cerchio, Rimini, 2008, ISBN 88-8474-173-4.
  • Giuseppe Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione : Vol. I - Dalle origini alla fine della repubblica, Il Cerchio, Rimini, 2007, ISBN 88-8474-146-7.
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In altre lingue

Voci correlate

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