Emeus crassus

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Moa orientale
Scheletro al Musee des Confluences di Lione
Stato di conservazione
Estinto (XV secolo)
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseAves
InfraclassePalaeognathae
Ordine†Dinornithiformes
Famiglia†Emeidae
Genere†Emeus
Reichenbach, 1852
Specie†E. crassus
Nomenclatura binomiale
Emeus crassus
(Owen, 1846)

Il moa orientale (Emeus crassus (Owen, 1846)) è una specie estinta di moa endemica della Nuova Zelanda. È l'unica specie appartenente al genere Emeus Reichenbach, 1852.

Tassonomia

Quando i primi esemplari furono descritti originariamente da Richard Owen nel 1846, vennero assegnati al genere Dinornis come tre specie differenti. In seguito questi resti furono separati e collocati in un genere proprio, Emeus. Le altre due specie, E. casuarinus e E. huttonii, sono attualmente considerate sinonimi più recenti di E. crassus, e il genere comprende oggi una sola specie. Si sospettava da tempo che le "specie" descritte come Emeus huttonii e E. crassus fossero in realtà rispettivamente maschi e femmine di un'unica specie. Ciò è stato confermato tramite analisi di marcatori genetici specifici del sesso, ricavati dal DNA estratto da materiale osseo: le femmine di E. crassus erano più grandi dei maschi del 15-25%. Questo fenomeno – il dimorfismo sessuale – è comune tra i ratiti, ed è molto marcato anche nei kiwi e nel genere di moa affine Dinornis.

Descrizione

Scheletro al Museo zoologico di Copenaghen

Emeus aveva dimensioni medie, raggiungendo un'altezza di 1,5-1,8 metri e un peso compreso tra 36 e 79 kg. Come altri moa, non possedeva ossa alari vestigiali, aveva penne simili a peli (in questo caso di colore beige), un collo lungo e zampe grandi e robuste, dotate di tarsi molto corti e forti. Il suo tarsometatarso aveva un movimento limitato al piano parasagittale, una condizione simile a quella della maggior parte dei ratiti. Presentava inoltre uno sterno senza carena e un palato distintivo. Emeus aveva una muscolatura pelvica poco adatta alla corsa. I suoi piedi erano eccezionalmente larghi rispetto a quelli degli altri moa, rendendolo un animale molto lento. Parti molli del corpo, come gli anelli tracheali (cartilaginei) o resti di pelle, sono state ritrovate sotto forma di esemplari mummificati, insieme a ossa isolate e scheletri completi. Avvicinandosi alla testa, le piume diventavano più corte fino a trasformarsi in setole grossolane; la testa stessa era probabilmente calva.

Distribuzione e habitat

Ossa del collo e della zampa con tessuti molli

Il moa orientale viveva esclusivamente nell'Isola del Sud della Nuova Zelanda, in habitat di pianura come foreste, praterie, dune e aree arbustive. Durante l'ultimo massimo glaciale era confinato in un unico rifugio glaciale, da cui la sua distribuzione si espanse nel corso dell'Olocene. I coloni umani (in particolare i Māori, che chiamavano questi animali "moa mōmona") cacciarono Emeus fino all'estinzione con relativa facilità. E. crassus era la seconda specie più comune rinvenuta nel sito di Wairau Bar, nel Marlborough, dove sono stati trovati i resti di oltre 4000 moa consumati. La specie si era estinta intorno all'anno 1400.

Note

  1. 1 2 Emeus crassus. NZTCS, su nztcs.org.nz. URL consultato il 29 aprile 2023.
  2. ↑ Heinrich Gottlieb Ludwig Reichenbach, Avium systema naturale, Expedition der vollständigsten Naturgeschichte, 1852, p. plate XXX.
  3. ↑ Sheila Brands, Systema Naturae 2000 / Classification, Genus Emeus[collegamento interrotto], su Project: The Taxonomicon, 14 agosto 2008. URL consultato il 4 febbraio 2009.
  4. ↑ Checklist Committee Ornithological Society of New Zealand, Checklist-of-Birds of New Zealand, Norfolk and Macquarie Islands and the Ross Dependency Antarctica (PDF), su nzbirdsonline.org.nz, Te Papa Press, 2010. URL consultato il 4 gennaio 2016 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2013).
  5. ↑ Josef Benes, Prehistoric Animals and Plants, Londra, UK, Hamlyn, 1979, p. 192, ISBN 0-600-30341-1.
  6. 1 2 Alan J. D. Tennyson e Paul Martinson, Extinct birds of New Zealand, Wellington, N.Z., Te Papa Press, 2006, pp. 34, ISBN 978-0-909010-21-8, OCLC 80016906.
  7. ↑ Richard Owen, Description of Dinornis crassus, in Proceedings of the Zoological Society of London, vol. 1846, 1846, pp. 46.
  8. ↑ Leon J. Huynen, Craig D. Millar, R. P. Scofield e David M. Lambert, Nuclear DNA sequences detect species limits in ancient moa, in Nature, vol. 425, n. 6954, 2003, pp. 175-178, Bibcode:2003Natur.425..175H, DOI:10.1038/nature01838, PMID 12968179.
  9. ↑ Alan Tennyson e Paul Martinson, Extinct Birds of New Zealand, Te Papa Press, 1º gennaio 2006, ISBN 978-0-909010-21-8.
  10. 1 2 3 S. J. J. F. Davies, Moas, in Michael Hutchins (a cura di), Grzimek's Animal Life Encyclopedia, 8 Birds I Tinamous and Ratites to Hoatzins, 2ª ed., Farmington Hills, MI, Gale Group, 2003, pp. 95-98, ISBN 0-7876-5784-0.
  11. ↑ Andrei V. Zinoviev, Comparative anatomy of the intertarsal joint in extant and fossil birds: inferences for the locomotion of Hesperornis regalis (Hesperornithiformes) and Emeus crassus (Dinornithiformes), in Journal of Ornithology, vol. 156, S1, 14 marzo 2015, pp. 317-323, Bibcode:2015JOrni.156..317Z, DOI:10.1007/s10336-015-1195-4, ISSN 2193-7192 (WC · ACNP). URL consultato il 26 luglio 2024.
  12. ↑ A. V. Zinoviev, Notes on the pelvic musculature of Emeus crassus and Dinornis robustus (Aves: Dinornithiformes), in Paleontological Journal, vol. 47, n. 11, 19 dicembre 2013, pp. 1245-1251, Bibcode:2013PalJ...47.1245Z, DOI:10.1134/S003103011311018X, ISSN 0031-0301 (WC · ACNP). URL consultato il 26 luglio 2024.
  13. ↑ N. J. Rawlence, J. R. Wood, R. P. Scofield, C. Fraser e A. J. D. Tennyson, Soft-tissue specimens from pre-European extinct birds of New Zealand, in Journal of the Royal Society of New Zealand, vol. 43, n. 3, 2013, pp. 154-181, Bibcode:2013JRSNZ..43..154R, DOI:10.1080/03036758.2012.704878, hdl:10289/7785.
  14. ↑ Alexander J. F. Verry, Kieren J. Mitchell e Nicolas J. Rawlence, Genetic evidence for post-glacial expansion from a southern refugium in the eastern moa ( Emeus crassus ), in Biology Letters, vol. 18, n. 5, 11 maggio 2022, DOI:10.1098/rsbl.2022.0013, ISSN 1744-957X (WC · ACNP), PMC 9091836, PMID 35538842.

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