
Il cavalier Ercole Chiaia (Brindisi, marzo 1836 – Napoli, 5 marzo 1905) è stato un parapsicologo, medico e divulgatore scientifico italiano, che ha avuto un ruolo di rilievo nella storia dello spiritismo e della medianità in Italia ed Europa, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.
Fu in particolare scopritore, mentore e manager della medium Eusapia Palladino, riuscendo a destare l'interesse della comunità scientifica internazionale nei suoi confronti, e a convincere il criminologo positivista Cesare Lombroso dell'autenticità dei fenomeni spiritici a lei attribuiti.
Nato a Brindisi nel 1836 da una famiglia colta, compì i primi studi in seminario per poi trasferirsi a Napoli, allora sotto il regime dei Borboni. Sospettato di sentimenti patriottici risorgimentali, dovette riparare a Bari.
Qui studiò medicina sotto la guida dello zio Vincenzo Chiaia, riuscendo infine ad addottorarsi a Napoli nel 1859, coltivando nel frattempo interessi umanistici per il disegno, le belle arti e la musica.
Trascinato dai moti garibaldini del 1860, decise di entrare nel collegio militare di Pinerolo. Ne uscì come ufficiale, prestando servizio prima nei lancieri di Firenze e successivamente negli ussari di Piacenza.
Durante il servizio militare, mentre era di stanza a Milano, conobbe la figlia del commendatore Gedeone Bressi, di nome Giulia, con cui si sposò. Questo matrimonio e la vicinanza coi nuovi parenti lo portarono a congedarsi dall'esercito per dedicarsi con successo ad attività industriali e commerciali.
Intorno al 1885, seguendo una tendenza diffusa tra le maggiori personalità del Risorgimento italiano, Chiaia iniziò a interessarsi ai misteri della vita e dell'anima. Dapprima scettico verso lo spiritismo, cambiò radicalmente opinione dopo aver assistito di persona ad alcuni fenomeni inspiegabili.
Cominciò a trasformare la propria casa napoletana in un centro di investigazione psichica, organizzandovi numerose sedute medianiche, alle quali parteciparono anche gli scrittori Luigi Capuana e Federigo Verdinois. Chiaia portò avanti le sue ricerche supportato dalla moglie, ma affrontando l'ostilità di gran parte della sua stessa famiglia, in particolare dell'erudito fratello Giuseppe.
Tra i primi medium di cui assunse la protezione, vi sarebbe stato il barone Savarese, guidato dallo spirito del padre; un giovane non meglio identificato; un professore universitario di medicina; e un ragazzo di quindici anni che diceva di evocare il musicista Giovanni Paisiello.
Fu per il tramite del professor Giovanni Damiani, che aveva già convertito allo spiritismo il pubblicista William Thomas Stead, che Chiaia conobbe una giovane Eusapia Palladino, assumendo la guida organizzativa delle sue attività a partire dal 1886.
Di lei studiò le manifestazioni paranormali, tra cui levitazioni di mobili, materializzazioni di entità e produzioni ectoplasmatiche, cioè la comparsa di protuberanze oscure, successivamente definiti dalla letteratura scientifica come «pseudopodi».
Spinto non tanto da una fede religiosa, quanto da un approccio critico e antidogmatico, Chiaia cercò di far luce su una tale materia oscura e controversa, applicando un metodo sperimentale di matrice positivistica, che venne paragonato a quello del filosofo greco Anassagora.

Chiaia si distinse dagli altri ricercatori dell'epoca per aver introdotto una tecnica innovativa con cui ottenere le impronte plastiche dei fantasmi, rifiutando i vecchi sistemi utilizzati all'estero, come quello della carta affumicata ideato dal fisico tedesco Johann Karl Friedrich Zöllner, o della paraffina fusa fatta galleggiare in un secchio d'acqua bollente, a cui era ricorso il geologo americano William Denton.
La tecnica di Chiaia consisteva invece nel posizionare in un angolo della stanza un vassoio contenente uno strato di argilla, ridotta a uno stato pastoso e morbido. Durante la seduta, i corpi fluidi delle misteriose forze medianiche si manifestavano imprimendo nell'argilla la forma di volti, mani o piedi.
Una volta ottenuti questi calchi di inusuale precisione, Chiaia vi versava dentro del gesso liquido, ottenendo così delle perfette sculture che riproducevano le materializzazioni spiritiche, poi confrontate con quelle dei presenti per escludere manomissioni.
Questo processo fu considerato particolarmente pratico ed efficace da essere progressivamente adottato da molti altri sperimentatori, i quali nel tempo sostituirono l'argilla con la plastilina o lo stucco dei vetrai, mantenendo però intatto il principio fondamentale inventato da Chiaia.
Quando si tiene legata come un salame e sigillata per maggior sicurezza, un terzo braccio sbuca e non si sa di dove, e comincia una serie di giuochi coi circostanti: toglie loro berretti, orologi, anelli, spille, e li rimette al posto con una speditezza e dimestichezza che sembra della mano di rispettive governanti; toglie l'abito, il corpetto, cava stivali, spazzola, spolvera, ravvia i capelli — a chi ne abbia, s'intende! — arronciglia i baffi, e, se occorre, complimenta di qualche pugno amichevole, poiché ha pure i suoi malumori.»
Tra le capacità attribuite alla Paladino, Chiaia descrisse le seguenti:
Convinto che i fenomeni medianici dovessero essere indagati dalla comunità accademica e non relegati alla mera superstizione, Chiaia nell'agosto 1888, dalle pagine del settimanale culturale Fanfulla della domenica, indirizzò una lettera aperta a Cesare Lombroso, tra i maggiori luminari della scienza in Italia, sfidandolo apertamente a esaminare senza pregiudizi materialistici i fenomeni della Palladino, definita «donnicciola d'infima classe sociale, sulla trentina, robusta, analfabeta»:
Chiaia pregava infine Lombroso di considerarlo pure un «matto» e di non usargli riguardi se l'esperimento si fosse risolto in un «fiasco», ma di riconoscere pubblicamente i fatti in caso contrario, e di promettere d'indagarne le cause.

La sua insistenza segnò così una storica svolta nell'approccio del mondo accademico verso la ricerca psichica. Lombroso infatti accettò, ponendo però inizialmente come condizione che l'esperimento si svolgesse in piena luce, ma per la problematicità di una tale richiesta la sfida venne rimandata.
Davanti all'eco internazionale suscitata dall'invito di Chiaia, tuttavia, Lombroso capitolò nel 1891: recatosi nel capoluogo campano, dove si trovava per un'inchiesta sul manicomio di Aversa, lo scienziato partecipò tra febbraio e marzo a una serie di sedute di controllo all'hotel de Genève a Napoli, alle quali Chiaia scelse di non presenziare per garantire l'imparzialità, dichiarandosi indisposto.
La medium Eusapia Paladino venne condotta in una stanza, legata su una seggiola e tenuta per le braccia dai partecipanti alla seduta. Un delegato di Chiaia, Ernesto Ciolfi, la fece entrare a piedi nudi per dimostrare che sotto la gonna non nascondesse alcun tipo di macchinario o strumento (l'«officina»).
Gli esperimenti sbalordirono Lombroso, il quale dovette dichiarare pubblicamente: «Io sono molto vergognato e dolente di aver combattuto con tanta tenacia la possibilità dei fatti cosiddetti spiritici […] Ma i fatti esistono ed io dei fatti mi vanto di essere schiavo».
Il verbale delle sedute fu pubblicato sulle pagine de "La Tribuna Giudiziaria", in un articolo dal titolo Gli ultimi esperimenti di spiritismo.
Oltre a Cesare Lombroso, intanto, varie personalità del mondo scientifico e culturale avevano risposto agli inviti di Chiaia a prendere parte attiva alle sedute sperimentali da lui condotte a Napoli, come l'astronomo Giovanni Schiaparelli, il neurologo Leonardo Bianchi dell'Università di Napoli, il medico e psicologo svizzero Théodore Flournoy, il professor Francesco Porro dell'Università di Genova, il neurochirurgo spagnolo Manuel Otero Acevedo, l'editore e saggista William Thomas Stead.
L'attività di Ercole Chiaia ottenne così una vasta risonanza internazionale, consolidata anche dalla pubblicazione delle sue memorie e dei resoconti delle sue sedute.
In particolare, lo storico dell'esoterismo Vincenzo Cavalli raccolse e ordinò la documentazione epistolare e sperimentale su Chiaia, curando la pubblicazione di volumi dedicati alle sue esperienze, tra cui l'opera Los Fantasmas-Apuntes para la psicología del porvenir (1891) di Acevedo, che ricevette notevole attenzione da parte della comunità scientifica e della stampa specializzata dell'epoca.
Dopo la notorietà ricevuta dalla Palladino, che lui aveva contribuito a lanciare, Chiaia la seguì a Milano, dove nell'autunno 1892 fu sottoposta ad ulteriori 17 sedute di controllo da parte di vari scienziati italiani ed europei, che ne attestarono nuovamente l'autenticità dei fenomeni.
Chiaia continuò ad assisterla anche in altri tour all'estero, tra cui Parigi, dove la medium fu studiata dal premio nobel Pierre Curie e dall'astronomo Camille Flammarion; e Varsavia, presso lo piscologo positivista Julian Ochorowicz.
Ercole Chiaia morì a Napoli ai primi di marzo del 1905 a seguito di un grave incidente tranviario. Fu sepolto nel Cimitero monumentale di Poggioreale.
Lombroso lo commemorò con queste parole:
Nel 1907, per iniziativa di Acevedo e dei suoi sostenitori, gli fu dedicata una lapide commemorativa a Napoli con un'epigrafe dettata da Vincenzo Cavalli, che lo definiva «vittorioso propagatore delle ricerche psichiche sperimentali».
Una dettagliata biografia dei suoi studi fu raccolta e pubblicata anche da Francesco Zingaropoli sulla rivista Luce e ombra.