Ernesto Screpanti (Roma, 1948) è un economista italiano.
Ha insegnato economia politica all'Università di Siena. Si occupa di economia marxista, storia del pensiero economico e istituzioni del capitalismo.
Le sue ricerche riguardano le forme del capitalismo, l'imperialismo globale, la teoria marxiana del valore e una lettura libertaria del comunismo incentrata sulla libertà individuale. Con Stefano Zamagni ha scritto il manuale Profilo di storia del pensiero economico, pubblicato anche in inglese con il titolo An Outline of the History of Economic Thought.
Si è laureato in sociologia all'Università di Trento nel 1973 e ha conseguito un diploma post laurea in tecniche matematiche per la ricerca economica alla Scuola Superiore E. Mattei di Milano nel 1975. Ha proseguito gli studi in economia all'Università di Cambridge, dove ha conseguito i titoli di Bachelor of Arts e Master of Arts.
Ha insegnato nelle università di Trento, Firenze, Trieste e Parma, prima di diventare professore ordinario all'Università di Siena nel 1996. Nell'ateneo senese ha tenuto corsi di economia della globalizzazione e teoria della giustizia. Ha inoltre lavorato alla New School di New York e alla Universidade Federal Fluminense, nello Stato di Rio de Janeiro.
Ha fatto parte del comitato direttivo della European Association for Evolutionary Political Economy (EAEPE) e del comitato esecutivo dell'Associazione italiana per lo studio dei sistemi economici comparati (AISSEC).
Il suo programma di ricerca mira ad aggiornare l'analisi marxista alla luce delle trasformazioni del capitalismo contemporaneo e a rivederne i presupposti filosofici ed economici. In questo percorso ha cercato di superare quelli che considera residui di metafisica hegeliana, etica kantiana e determinismo economico.
È il fondatore di Tedaliber, un'iniziativa editoriale che promuove la diffusione di libri nell'ambito della cultura libera. Ha pubblicato articoli, fra le altre, nelle riviste British Journal of Industrial Relations, Review of Political Economy, Metroeconomica e Review of Radical Political Economics.
In The Fundamental Institutions of Capitalism (2001), Screpanti individua l'istituzione fondamentale del capitalismo nel contratto di lavoro, anziché nella proprietà privata dei mezzi di produzione. Nella sua interpretazione, il contratto istituisce un rapporto di autorità che consente al capitalista di dirigere il processo produttivo e sfruttare il lavoro subordinato. Riprendendo l'analisi di Marx nei Risultati del processo di produzione immediato, riconduce il rapporto sociale capitalistico all'obbligo di obbedienza assunto dal lavoratore in cambio del salario.
Secondo questa impostazione, la proprietà privata non è una condizione né necessaria né sufficiente dell'esistenza del capitalismo. Screpanti richiama, da un lato, le imprese pubbliche italiane del secondo dopoguerra, comprese quelle controllate da IRI ed ENI, e, dall'altro, le cooperative autogestite, nelle quali i diritti di proprietà possono attribuire ai lavoratori il controllo della produzione. Il volume è stato recensito da Angelo Reati nella Review of Radical Political Economics.
Screpanti distingue le forme del capitalismo in base alla combinazione di tre regimi di proprietà - privata concentrata, privata diffusa e statale - e quattro strutture di governo dell'accumulazione: mercati dei beni, mercati del controllo societario, gerarchie esterne e gerarchie interne. Individua così cinque forme storiche: capitalismo classico, capitalismo societario orientato al mercato, capitalismo societario orientato alle banche, capitalismo di Stato decentrato e capitalismo di Stato centralizzato. Considera prevalente nelle economie avanzate il capitalismo societario orientato al mercato, caratterizzato da azionariato diffuso, controllo manageriale e rilevanza della speculazione finanziaria.
Nell'articolo Long Cycles in Strike Activity: An Empirical Investigation, pubblicato nel 1987 nel British Journal of Industrial Relations, esamina le regolarità di lungo periodo dell'attività di sciopero e la loro relazione con le onde lunghe dell'economia.
In Global Imperialism and the Great Crisis (2014), Screpanti descrive l'imperialismo globale come una forma di governo dell'accumulazione mondiale distinta dagli imperialismi precedenti. Individua la contraddizione fondamentale nel rapporto fra centro e periferia dell'economia mondiale. Il governo dell'accumulazione non dipenderebbe da un unico centro decisionale, ma dall'interazione fra soggetti nazionali e internazionali, pubblici e privati, governativi e non governativi, secondo una "cooperazione competitiva".
Il libro riconduce la crisi finanziaria del 2007-2008 a tendenze strutturali dell'economia mondiale, in particolare alla redistribuzione del reddito dal lavoro al capitale. Secondo Screpanti, la conseguente riduzione del potere d'acquisto dei lavoratori ha favorito l'adozione delle politiche finanziarie che prepararono la crisi.
Nella recensione pubblicata su Choice, J. L. Rosenbloom considera il volume un'alternativa alle interpretazioni convenzionali dell'economia contemporanea e lo raccomanda a lettori con una preparazione universitaria avanzata, pur segnalando alcuni passaggi di difficile lettura. Su Counterfire, Dan Poulton ne apprezza la critica non dogmatica dell'ideologia neoliberista, ma contesta la sottovalutazione delle rivalità fra Stati e del rapporto fra potere militare e accumulazione economica.
L'opera italiana L'imperialismo globale e la grande crisi. L'incerto futuro del capitalismo uscì nel 2013, seguita da una seconda edizione nel 2014 e da una terza, riveduta e ampliata, pubblicata da Tedaliber nel 2025.
Nella terza edizione, Screpanti attribuisce un ruolo centrale ai sistemi imperiali dominati da una o due potenze egemoni. Queste svolgono funzioni di governo globale al servizio del capitale multinazionale: garanzia dell'ordine internazionale, intermediazione finanziaria mondiale, impulso all'accumulazione e direzione scientifica e ideologica. Nella sua interpretazione, l'emergere di potenze rivali e l'indebolimento della capacità egemonica possono aprire crisi sistemiche economiche, politiche e militari, anche pluridecennali, dalle quali nasce un nuovo assetto imperiale.
In Labour and Value: Rethinking Marx's Theory of Exploitation (2019), Screpanti interpreta il lavoro astratto come una relazione sociale storicamente determinata, anziché come una realtà fisiologica o tecnologica. Lo identifica con il tempo di lavoro prestato nell'ambito della subordinazione al capitale. Lo sfruttamento dipende, in questa prospettiva, dal potere di comando esercitato sul processo produttivo; il valore viene riformulato in termini di lavoro comandato e di espressione monetaria del lavoro, anziché di lavoro incorporato.
Nell'Erasmus Journal for Philosophy and Economics, Nicholas Vrousalis apprezza la chiarezza e l'argomentazione del volume e condivide la lettura relazionale del lavoro astratto. Contesta tuttavia l'identificazione dello sfruttamento capitalistico con il lavoro salariato e respinge la tesi secondo cui la critica marxiana dello sfruttamento sarebbe priva di una dimensione morale. Il libro è stato recensito anche da Bill Jefferies nella Marx & Philosophy Review of Books.
In Libertarian Communism: Marx, Engels and the Political Economy of Freedom (2007), Screpanti propone una lettura libertaria di Marx ed Engels. Intende la libertà come possibilità effettiva di scegliere e collega l'elaborazione di Gramsci alle teorie contemporanee che ne misurano l'ampiezza in base alle opportunità disponibili per ciascun individuo.
Secondo Screpanti, nel capitalismo la libertà di scelta è distribuita in modo diseguale: nel processo produttivo è ridotta per i lavoratori ed estesa per i capitalisti, mentre un'analoga disparità caratterizza il consumo. Il comunismo viene quindi interpretato come un processo storico nel quale le classi oppresse e sfruttate lottano per redistribuire la libertà.
Il libro è stato recensito da Arthur DiQuattro nella Review of Radical Political Economics e da Tom Bunyard in Historical Materialism. Bunyard rileva problemi teorici e politici nel passaggio dalla concezione individuale della libertà alle proposte di organizzazione sociale fondate sulla sua quantificazione economica.
Screpanti ha sviluppato questi temi in studi sulla misurazione della libertà di scelta, sulla tassazione progressiva e sulla distribuzione della libertà, nonché sul confronto fra imprese capitalistiche e imprese autogestite, pubblicati nella Review of Political Economy e in Metroeconomica.
In Liberazione. Il movimento reale che abolisce lo stato di cose esistente (2023), Screpanti elabora una teoria della rivoluzione come processo di emancipazione, promosso da individui e gruppi sociali mossi dal bisogno di autonomia e dall'aspirazione ad ampliare le proprie possibilità di scelta.
Nella recensione pubblicata su Dialettica&Filosofia, D. Micocci esamina il ruolo attribuito alle classi subalterne nei processi storici di liberazione e discute il carattere utopico del modello sociale proposto nel libro.
Con Stefano Zamagni, Screpanti ha scritto An Outline of the History of Economic Thought, pubblicato da Oxford University Press nel 1993 e in una seconda edizione riveduta e ampliata nel 2005. Il manuale ripercorre la storia del pensiero economico dal tardo Medioevo agli sviluppi contemporanei, attraverso le principali figure e scuole. L'opera è disponibile in italiano con il titolo Profilo di storia del pensiero economico, pubblicato da Carocci; l'edizione del 2004 è articolata nei volumi Dalle origini a Keynes e Gli sviluppi contemporanei.
Recensendo la prima edizione inglese nel Marshall Studies Bulletin, Robert W. Dimand ne riconosce l'erudizione e la profondità, sottolineandone al contempo l'orientamento teorico dichiarato. La raccomanda soprattutto a studiosi di altre scienze sociali e discipline umanistiche con una preparazione economica di base, mentre esprime riserve sulla sua accessibilità per gli studenti.
Screpanti ha inoltre curato Rethinking Economics (1991) con Geoffrey M. Hodgson e Pluralism in Economics (1997) con Andrea Salanti, entrambi pubblicati da Edward Elgar.
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