
Thomas van Erpe, detto anche Erpenius (Gorinchem, 7 settembre 1584 – Leida, 13 novembre 1624), è stato un orientalista olandese del XVI secolo.
Suo padre, accortosi delle sue notevoli propensioni per le scienze, lo inviò a Leida all'età di 10 anni. Fu in questa città che egli cominciò i suoi studi. Nel giro di alcuni mesi si recò a Middelburg, quindi tornò ancora per un anno a Leida, dove poteva assecondare le sue inclinazioni intellettuali come meglio preferiva. I suoi progressi furono rapidi; in giovanissima età fu quindi ammesso nell'università di questa cittadina e nel 1608 egli ricevette il diploma di Maestro d'Arte (l'equivalente del diploma di studi superiori).
Su sollecitazione di Scaligero, aveva imparato le lingue orientali nel medesimo tempo in cui seguiva i corsi di teologia. Dopo aver esaurito tali studi, viaggiò in Inghilterra, Francia, Italia e paesi tedeschi, intrecciando relazioni personali coi sapienti di quei paesi e arricchendosi dei loro suggerimenti. Durante il suo soggiorno a Parigi si legò d'amicizia con Méric Casaubon, amicizia che durò per tutta la vita, e prese lezioni di arabo da Joseph Barbatus, il cui vero nome era Yusuf ibn Abi Daqn. A Venezia ebbe colloqui con la comunità ebraica e islamica e approfittò del suo soggiorno in questa città per perfezionarsi anche in turco, persiano ed etiopico.
Erpenius tornò in patria nel 1612, dopo una lunga assenza, ricco di scienza che aveva acquisito nel corso dei suoi viaggi, amato e stimato da tutti gli intellettuali cui aveva reso visita. La sua abilità era già nota; così, dal 10 febbraio dell'anno seguente, fu nominato professore di arabo e di altre lingue orientali, salvo l'ebraico, nell'Università di Leida. Da quel momento si dedicò totalmente all'insegnamento di queste lingue, e a facilitarne lo studio, propagandandone la conoscenza tramite le sue opere. Animato dall'esempio di François Savary de Brèves, che aveva fatto sorgere a sue spese una tipografia araba a Parigi, Erpenius fece fondere a sue spese dei nuovi caratteri arabi e creò una tipografia in casa sua.
Nel 1619 i curatori dell'Università di Leida crearono una seconda cattedra di ebraico per lui. Nel 1620 gli Stati nederlandesi lo inviarono in Francia perché cercasse di invogliare a recarsi nei Paesi Bassi Pierre Dumoulin o André Rivet, con la promessa di una cattedra universitaria di teologia. Questo primo viaggio non ebbe successo e fu seguito, l'anno dopo, da un secondo, col quale venne conseguito l'obiettivo; infatti, Rivet passò in Olanda qualche tempo dopo il ritorno in patria di Erpenius. Gli Stati nederlandesi lo scelsero come interprete e questo gli fornì l'occasione di tradurre diverse lettere di principi musulmani dell'Asia e dell'Africa, e di rispondere loro. Il sovrano del Marocco si dice avesse gran piacere nel leggere le sue lettere arabe, sottolineandone l'eleganza e la purezza di linguaggio.
La reputazione di Erpenius era diffusa in tutta l'Europa: sapienti, vari principi, i re d'Inghilterra e di Spagna, l'arcivescovo di Siviglia gli fecero offerte estremamente allettanti perché si recasse presso di loro ma egli non volle mai abbandonare la propria patria e morì d'una malattia contagiosa il 13 novembre 1624, all'età di appena 40 anni.
Erpenius ha lasciato numerose opere che indubbiamente non sono perfette, ma se ci si riporta all'epoca in cui esse furono realizzate, se si considera che egli non godé di alcun aiuto, che fu un autodidatta, non si potrà non convenire che egli abbia superato, per l'immensità e la difficoltà dei suoi lavori, gli orientalisti che vennero dopo di lui.
Su questo orientalista si possono consultare le seguenti opere:
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