| Eva ultima | |
|---|---|
| Autore | Massimo Bontempelli |
| 1ª ed. originale | 1923 |
| Genere | romanzo |
| Sottogenere | fantastico, fantascienza, realismo magico |
| Lingua originale | italiano |
Eva ultima è un romanzo fantastico e fantascientifico di Massimo Bontempelli, pubblicato nel 1923. Bontempelli lo ricavò da una pièce teatrale composta tra il 1919 e il 1920, che decise di non pubblicare né rappresentare.
Tra le fonti d'ispirazione dell'opera figura L'Ève future (1886) di Auguste de Villiers de L'Isle-Adam. L'ambientazione metafisica e la figura dell'automa ricordano la pittura metafisica di Giorgio de Chirico.
La prima versione di Eva ultima fu una pièce teatrale composta tra il 1919 e il 1920, che Bontempelli lasciò inedita e non fece mai rappresentare. Il manoscritto autografo, datato 1920 e composto da 121 pagine, è conservato al Getty Research Institute di Los Angeles.
Bontempelli ricavò dalla pièce il romanzo, uscito nel 1923; nel 1940 ne apparve una versione leggermente riveduta in Due favole metafisiche, insieme a La scacchiera davanti allo specchio. Nel 2020 Irene Bertelloni curò l'edizione critica della versione teatrale sulla base dell'autografo del Getty Research Institute.
Durante una festa di paese, Eva si imbatte nella Tricomante, una veggente che le annuncia l'arrivo della "cosa nuova": dopo averla incontrata, Eva morirà o nascerà e potrà essere portata "fuori del mondo". Eva incontra anche Evandro, un mago cerebrale e ironico.
Il carro della Tricomante scompare e al suo posto compare un'automobile; Eva attraversa quindi un bosco e raggiunge l'altopiano del Duiblar. Qui perde i normali punti di riferimento: il tempo e lo spazio le appaiono diversi da quelli del mondo consueto.
Evandro mette al servizio di Eva Bululù, una marionetta capace di parlare. Eva lo interroga sulla sua natura meccanica e sulla sua sorte; Bululù risponde che, se avessero la stessa natura, avrebbero anche la stessa sorte. Ridicolizzata da Evandro per la propria passionalità, Eva si affeziona sempre più alla marionetta, che le appare via via più umana.
Durante una visione, uomini, donne e bambini appaiono a Eva come larve meccaniche mosse da una moltitudine di fili; un vecchio le dispone in file e le avvia. Eva finisce per percepire anche sé stessa come un congegno mosso da forze che non comprende.
Nell'ultimo capitolo, intitolato "Dissolvimento", Eva riprende il viaggio. Cammina senza chiedersi perché e sa che il suo ritorno non la conduce verso il passato; infine compare un "carro remoto".
Nel romanzo il confine fra umano e artificiale diventa incerto. Storchi legge manichini e marionette come immagini della disumanizzazione moderna e di un'identità non data una volta per tutte; Bululù assume tratti sempre più umani, mentre Eva finisce per percepire sé stessa e gli altri come congegni mossi da forze incomprensibili.
De Villi contrappone la magia intellettuale e ironica di Evandro allo sguardo "candido" di Eva, disposto ad accettare il continuo cambiamento dell'esperienza: Evandro si affida all'intelletto e all'ironia, Eva accetta ciò che muta senza cercare di ricondurlo a uno schema stabile.
L'origine teatrale emerge nell'alternanza fra prosa e dialoghi impaginati come battute. L'ambientazione, i manichini e le marionette ricordano invece la pittura metafisica, soprattutto quella di Giorgio de Chirico. Treccani annovera Eva ultima tra le opere con cui Bontempelli sviluppò il realismo magico.