Fabrizio Sinisi (Barletta, 1987) è un drammaturgo e scrittore italiano.
Accanto all'attività drammaturgica, ha pubblicato raccolte di poesia e, nel 2025, ha esordito nella narrativa con il romanzo Il prodigio, edito da Mondadori. Ha inoltre scritto con Paolo Nori il libretto dell'opera Anna A., composta da Silvia Colasanti e rappresentata in prima assoluta al Teatro alla Scala nel 2025. Collabora con il quotidiano Domani, per il quale ha pubblicato contributi dedicati alla letteratura e alla cultura.
Nel 2012 Sinisi ha esordito come autore teatrale con La grande passeggiata. Dal 2011 collabora come dramaturg con la Compagnia Lombardi-Tiezzi, partecipando a diverse produzioni teatrali.
Nel 2017 ha scritto La valigia di Ravel, melologo presentato al Maggio Musicale Fiorentino. Nello stesso anno ha pubblicato Tre drammi di poesia, volume che raccoglie La grande passeggiata, Natura morta con attori e Agamennone.
Dal 2018 collabora con il Centro Teatrale Bresciano, inizialmente come artista residente e successivamente come consulente artistico. Nello stesso anno il testo teatrale Guerra santa ha ricevuto il Premio Giovanni Testori per la Letteratura. Nel 2021 Sinisi è stato tra i vincitori del Premio della Critica dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro.
Nel 2025 ha collaborato alla realizzazione dell'opera Anna A., con musiche di Silvia Colasanti e libretto di Paolo Nori con la collaborazione di Sinisi. Nello stesso anno ha pubblicato il suo romanzo d'esordio, Il prodigio, edito da Mondadori e vincitore del Premio Intersezioni.
Nel 2026 è stato mentore del laboratorio di drammaturgia di Biennale College Teatro della Biennale di Venezia. Nello stesso anno ha fatto parte del corpo docente del Master di specializzazione per attori Favola del Piccolo Teatro di Milano.
La ricezione critica dei testi di Sinisi ha messo in evidenza il rapporto tra scrittura poetica, riflessione politica e rilettura della tradizione teatrale. Nel recensire Guerra santa, Davide Cornacchione ha sottolineato la struttura dialettica del dramma, costruito attraverso il confronto tra un sacerdote e una giovane coinvolta nel terrorismo, e l'uso di un linguaggio simbolico che intreccia filosofia e riferimenti biblici.
A proposito di Black Star, Sergio Lo Gatto ha interpretato la messinscena diretta da Fabrizio Arcuri come una riflessione sulla violenza contemporanea e sui meccanismi di esclusione sociale, con particolare attenzione ai temi del razzismo, del colonialismo e della costruzione del capro espiatorio. La recensione ha inoltre evidenziato la qualità immaginifica e poetica della scrittura di Sinisi e il suo rapporto con le esigenze della scena. Anche Massimo Marino, in un contributo dedicato allo spettacolo, ha posto al centro della propria lettura il tema della violenza e delle paure sociali legate alla figura dello straniero.
Nel recensire Casanova, Anna Bandettini ha evidenziato la rilettura del protagonista come figura segnata dalla memoria e dal tempo, distinguendo la complessità del testo dalla resa della messinscena, giudicata meno riuscita sul piano della continuità narrativa e scenografica.
Nel 2026, in occasione di una nuova messinscena dell'Agamennone, Paolo D. M. Vitale ha sottolineato l'attualizzazione della tragedia di Eschilo e l'ambiguità morale dei personaggi, interpretando la riscrittura come una riflessione sulle passioni umane, sulla colpa e sul potere. Nello stesso anno Anna Bandettini ha descritto il testo come una riscrittura della tragedia antica, soffermandosi sulla rabbia di Clitennestra e sui temi della guerra e della distruzione.
L'esordio narrativo di Sinisi, Il prodigio, ha suscitato recensioni che ne hanno sottolineato l'invenzione fantastica, la rappresentazione della crisi sociale e il rapporto fra immaginazione e contemporaneità. Valentina Pigmei, su Lucy sulla cultura, ha accostato il romanzo a Rumore bianco di Don DeLillo e a La torta in cielo di Gianni Rodari, riconoscendone l'originalità e l'ambizione, ma segnalando anche ridondanze stilistiche e debolezze nella costruzione complessiva della trama.
Davide Coppo, su Rivista Studio, ha letto il romanzo come una rappresentazione della fragilità dell'ordine sociale e del riemergere di aspirazioni religiose e messianiche, collegandone alcuni motivi al clima successivo alla pandemia.
Nella recensione pubblicata su Robinson, Piergiorgio Paterlini ha rilevato alcune debolezze nella premessa narrativa e nella conclusione, riconoscendo tuttavia al libro una particolare forza e bellezza e soffermandosi sulla costruzione dei personaggi, in particolare di Marta e di don Luca. Alessandro Zaccuri, su Avvenire, ha evidenziato la varietà delle voci e dei dialoghi e la struttura corale del romanzo, nella quale i personaggi conservano una propria riconoscibilità senza che il racconto approdi a una soluzione univoca.
Antonio D'Orrico ha espresso un giudizio particolarmente positivo sul romanzo in un articolo pubblicato su Domani, insistendo sulla sua immaginazione narrativa e sulla capacità di intervenire sul presente. Vito Santoro, su la Repubblica, ha invece posto l'accento sul rapporto fra il prodigio narrato, la crisi della società contemporanea e la tensione fra fede e ragione.