| Falascia | |||||||
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| Nomi alternativi | Beta Israel | ||||||
| Luogo d'origine | |||||||
| Lingua | amarico, tigrino, ebraico | ||||||
| Religione | Ebraismo (Haymanot) | ||||||
| Gruppi correlati | altre popolazioni abissine | ||||||
| Distribuzione | |||||||
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I falascia (anche falascià o falasha) sono un popolo di origine etiope e di religione ebraica. Sono noti anche col termine Beta Israel (ቤተ፡ እስራኤል o Bēta 'Isrā'ēl in lingua ge'ez; ביתא ישראל in ebraico), che significa Casa (di) Israele.
Preferiscono farsi chiamare Bēta 'Isrā'ēl, vista l'accezione negativa che la parola Falasha ha assunto in amarico, e che significa "esiliato" o "straniero".

Fin dal XV secolo esistono testimonianze storiche e letterarie che parlano di "ebrei neri". Essi non si distinguono dalle popolazioni delle terre di cui sono originari né per le lingue né per i tratti, ma solo per la religione professata, l'ebraismo. Secondo alcuni storici, essi deriverebbero dalla fusione tra le popolazioni autoctone africane e quegli ebrei fuggiti dal proprio paese in Egitto (ma questa indicazione geografica data dalla Bibbia potrebbe genericamente indicare tutto il Corno d'Africa) ai tempi della distruzione di Gerusalemme nel 587 a.C. o in successive ondate della diaspora ebraica. Dal punto di vista religioso, sarebbero i frutti dell'unione tra Salomone e la Regina di Saba. Questo creerebbe, secondo la visione dell'Ebraismo Ortodosso, alcuni problemi perché l'ebraicità è trasmessa in linea femminile, ed essendo la Regina di Saba non ebrea, in teoria neanche i discendenti dovrebbero esserlo.
Minacciati da carestie e dalle repressioni del governo etiope nel 1977-1979, emigrarono verso il Sudan, il cui governo fu però ostile nei loro confronti. Israele prima organizzò una missione segreta nel 1980/81, salvandone circa 5000. Successivamente il governo di Israele decise di trasportarli nel proprio territorio in maniera massiccia attraverso un ponte aereo: si susseguirono così le tre operazioni denominate Operazione Mosè, Operazione Giosuè ed Operazione Salomone, fino al 1991 (vennero trasferiti circa 90.000 ebrei, l'85% della comunità presente).
Le operazioni furono decise per risolvere in tempi ragionevoli la situazione di grave disagio, in realtà la emigrazione regolare di singoli o famiglie era in atto da anni assistita da associazioni di supporto, ma il contingentamento dei permessi di espatrio e le continue richieste di denaro dei governi locali per concedere tali permessi, li rendevano di fatto degli ostaggi.

Attualmente in Israele vivono diverse decine di migliaia (circa 135.000) di ebrei falascia, “di complessa integrazione aggravata dal fatto che alcune autorità religiose ne mettano in dubbio la legittima appartenenza al popolo d’Israele”. La piena integrazione, nonostante molti progressi, resta difficile: numerosi sono i casi di discriminazioni sul lavoro e nell’assegnazione degli alloggi, mentre i matrimoni con israeliani di altre provenienze rimangono una rarità. Inseriti nel mercato del lavoro del nuovo paese “molti uomini afro-israeliani hanno visto diminuire il loro status, mentre le donne, prima legate alla casa, hanno iniziato a lavorare e ad emanciparsi. Anche l’esercito è stato per i giovani (ragazze incluse) un veicolo di integrazione. Ma complessivamente gli sforzi compiuti dai governi per favorirne l’inserimento spesso non hanno dato i risultati sperati”. Lo Stato d’Israele, costituitosi proprio integrando ebrei di diversi Paesi e lingue, vive ancora le fratture tra cittadini ebrei d’Europa, mediorientali ed ex sovietici, oltre che arabo-israeliani e nuovi immigrati dal Sud del mondo. Frequentemente, i media riferiscono di maltrattamenti e violenze da parte delle forze dell’ordine nei confronti degli israeliani di colore.
Alcuni studiosi ebraici ritengono che questo gruppo di ebrei-etiopi sia ciò che rimane di una delle tribù perdute di Israele.
Nel 2010, in occasione del Romaeuropa Festival, è stata presentata l'opera LEILIT del compositore israeliano Yuval Avital per 7 fisarmoniche, 7 flauti dolci, pianoforte, pianoforte ad arco, chitarra e due cantori Kes (Eli Wande Montesanut e Baruch Mesert) capi spirituali della comunità dei Falascià. Molto famoso pure il sassofonista Abate Berihun creando un mix tra canzoni ebraiche ed Etiopi.
Nel 2020 la cantante israeliana di origini etiopi Eden Alene fu selezionata nel paese a rappresentare Israele all'Eurovision Song Contest 2020 con la canzone Feker libi; dopo l'annullamento dell'evento a causa della pandemia di COVID-19, l'artista fu riconfermata come rappresentante nazionale per l'edizione del 2021, con il nuovo brano Set Me Free.
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