Le fallacie sono errori nascosti nel ragionamento che comportano la violazione delle regole di un confronto argomentativo corretto.
I ragionamenti fallaci appaiono come rigorosi e logici, ma in realtà non sono validi (da non confondere con "veri"):
Il termine fallacia deriva dal latino fallere che significa ingannare. Il più delle volte tali ragionamenti vengono costruiti ad hoc da colui o coloro che li propongono, con l'intento di ingannare o anche persuadere l'interlocutore. Diverse definizioni di fallacia sono state proposte da vari autori.
Tutte le definizioni comunque le descrivono come un problema logico linguistico caratterizzato da un paio di aspetti:
In letteratura vi è un gran numero di classificazioni e schemi delle fallacie. Non sembra vi sia accordo su come classificarle, ma vi è certamente accordo su quali siano le fallacie. In particolare quasi tutte le trattazioni contemplano una ventina di fallacie ricorrenti. La maggior parte di esse è rintracciabile già nel trattato di Aristotele De sophistici elenchis (Le confutazioni sofistiche).
Le fallacie vengono suddivise tradizionalmente in due gruppi: informali e formali. Le fallacie informali sono «quegli errori del ragionamento nei quali possiamo cadere o per negligenza e disattenzione nei confronti di ciò di cui ci occupiamo, o perché tratti in inganno dalle ambiguità del linguaggio usato per formulare il nostro argomento». Le fallacie formali sono così denominate per somiglianza con i modelli di inferenza tipici della logica formale. Copi suddivide poi le fallacie informali in fallacie di rilevanza e fallacie di ambiguità. Walton, aggiunge un terzo gruppo: le fallacie induttive.
L’opera principale di Aristotele sulle fallacie logiche è l'Organon, una raccolta di trattati che gettano le basi stesse della logica. L'Organon è composto da sei trattati. Le fallacie logiche vengono discusse principalmente negli Elenchi Sofistici. Aristotele divide le argomentazioni fallaci in due categorie: quelle in dictione (fallacie verbali) e quelle extra dictionem (fallacie non verbali).
Questo tipo di fallacie (dette anche "fallacie linguistiche") era definito da Aristotele "fallacie legate all'uso delle parole" poiché sono legate all'uso delle parole e delle forme linguistiche. Sono gli argomenti che nascondono la non-verità sotto i vari significati di una stessa parola o di una stessa espressione linguistica.
Si verifica quando la stessa espressione è usata con due o più significati, di cui uno in premessa e l'altro nella conclusione.
L'anfibologia (dal greco amphibolía, "incertezza", e lógos, "discorso") è un discorso o un'espressione contenente un'ambiguità sintattica e quindi interpretabile in modi diversi a seconda di come viene letta. In genere si parla di anfibolia, cioè di un'ambiguità strutturale che non risiede in una o più parole ma nel modo in cui le parole sono legate fra loro. Ci si trova spesso di fronte ad anfibologie quando sono presenti più quantificatori in una stessa frase.
La Fallacia di composizione avviene quando ci si inferisce erroneamente alla qualità complessiva di un oggetto sulla base della qualità delle sue componenti.
La Fallacia della divisione è l'inverso della precedente. Si ha quando il tutto ha determinate caratteristiche e le stesse caratteristiche vengono attribuite alle parti che lo compongono.
La Fallacia di accento consiste nell'essere portati a conclusioni non dovute in base allo spostamento di accento da una parola all'altra.
Si verifica quando si applica una regola generale a un caso particolare al quale la regola non si applica a causa di un attributo accidentale.
Implica una confusione tra forme qualificate e non qualificate di una frase.
È un errore riguardante ciò che deve essere precisamente provato o confutato in un argomento.
Si verifica quando l'argomento si basa su una premessa che richiede la stessa conclusione che si sta cercando di dimostrare.
Fallacia formale che consiste nel pretendere che, dato un condizionale vero e dato il verificarsi del suo conseguente, allora sia vero anche l'antecedente.
La fallacia della conclusione irrilevante si manifesta quando le premesse sostengono una conclusione diversa da quella che compare nella formulazione dell'argomentazione.
Si verifica quando si stabilisce una relazione causale senza sufficiente prova o quando si confonde la correlazione con la causalità.
Questa fallacia si verifica quando le conclusioni dell'argomento sono presupposte nelle premesse.
Il pensiero doppio avviene quando ciascun enunciato annulla l'altro e quindi si dice tutto e nulla.
Esempio: "I bambini sono buoni e cattivi." (Non viene delineata una posizione definitiva)
Vaghezza si riferisce a quella forma di indeterminatezza che si manifesta non tanto nella presenza di significati molteplici, quanto piuttosto nell'assenza di criteri rigorosi per l'uso corretto di una parola.
Esempio: “Le persone anziane necessitano di attenzioni particolari.” (Questo enunciato è vago perché non specifica cosa si intende per “anziane” né quali sarebbero le “attenzioni particolari”)
Vi cadiamo quando traiamo una conclusione riguardante un'intera classe di oggetti a partire dalle informazioni su uno solo o su alcuni dei suoi componenti.
Esempio: "Ho conosciuto un mendicante disonesto. Quindi tutti i mendicanti sono disonesti." (Basandosi su un'unica o poche esperienze personali si commette l'errore di attribuire a un intero gruppo, in questo caso i mendicanti, una caratteristica nella realtà presente in minoranza)
È il ragionamento pseudo-induttivo che si basa su una campionatura numericamente insufficiente, mentre pretende di avere una conclusione generale.
Esempio: "Su un campione di 50 studenti, il 70% ha ammesso di copiare durante gli esami. Dunque il 70% degli studenti copia durante gli esami." (Un campione di 50 studenti non è rappresentativo di tutta la popolazione studentesca specie se presi da un'unica scuola, bisogna anche considerare altri fattori come se la scuola è pubblica o privata, se gli studenti intervistati hanno in media voti alti o voti bassi ecc... Eliminando quindi fattori di confondimento e ampliando il campione statistico)
La fallacia del giocatore o dello scommettitore ha la seguente forma: "È da molto che non si verifica l'evento X, perciò si verificherà presto".
La fallacia dell'evidenza soppressa avviene quando colui che propone una tesi tace una premessa nascosta. Ne nasce un ragionamento circolare, per il quale la tesi appare vera. Ma se le informazioni contenute nella premessa emergessero, invaliderebbero la conclusione.
Esempio: "Marco è un bravo studente, ottiene sempre buoni voti. Quindi è probabile che supererà l'esame." (Se si omette il fatto che Marco non ha studiato per quell'esame specifico, la conclusione diventa infondata)
La fallacia dell'ignoranza invincibile consiste nel rifiuto totale di credere a un'idea, ignorando ogni prova contraria e evitando la discussione.
Esempio: "Non importa quante prove scientifiche mi mostrerai, io non crederò mai nella teoria dell'evoluzione perché va contro i miei principi religiosi." (In questo caso, la persona rifiuta categoricamente di considerare le evidenze a favore dell'evoluzione, chiudendosi ad ogni possibile discussione sull'argomento)
Siamo in presenza di tali fallacie quando in un'argomentazione le premesse contengono già quello che la conclusione vuole dirci. Si assume una premessa ad hoc, specificamente orientata a portare verso la conclusione predeterminata.
Esempio: (in fisica) "L'aria odia essere compressa, perciò contrasta la pressione che le si impone".
Esempio: "Il tasso di natalità sta calando perchè i giovani d'oggi non vogliono occuparsi dei bambini" (In questo caso, si sceglie arbitrariamente una delle spiegazioni possibili senza considerare altri fattori come il dilagarsi della povertà giovanile o i pochi servizi offerti ai neo-genitori. Inoltre si commette una generalizzazione)
Ci troviamo in presenza di fallacie formali ogni qualvolta viene applicata una regola di inferenza invalida, o quando viene applicata una regola di inferenza valida in maniera non corretta.
1) Negazione dell'antecedente (o falso antecedente), in cui dalla negazione di una premessa si giunge a negare la conclusione.
In questo caso ci troviamo di fronte a una negazione dell'antecedente. Questa fallacia si verifica quando viene applicata in maniera non corretta la regola del condizionale chiamata Modus ponens. Alcune volte questo errore nasce dal fatto che si scambia il condizionale col doppio condizionale.
2) Affermazione del conseguente (o vero conseguente), in cui si assume come vero il conseguente e si fa derivare da esso l'antecedente. Un caso è quello dell'errore genetico.
Questa fallacia si verifica quando viene applicata in maniera non corretta la regola del condizionale chiamata Modus tollens, anche in questo caso - come nella negazione dell'antecedente - questo errore può sorgere quando viene scambiato il condizionale col doppio condizionale (regola del condizionale: abbiamo mondi possibili se e solo se non si verifica il caso in cui l'antecedente è vero e il conseguente risulta falso).
Per individuare le fallacie appena descritte basterebbe trovare un controesempio. Consideriamo la seguente proposizione:
Supponiamo che le premesse siano vere. Nel primo caso (negazione dell'antecedente), anche se non piovesse le scuole potrebbero non essere chiuse, ma potrebbero anche essere chiuse nel caso in cui nevicasse o ci fosse un terremoto, ecc.; nel secondo caso (affermazione del conseguente), le scuole resterebbero chiuse sia che piovesse, ma anche se succedesse qualcos'altro che non permettesse la loro apertura.
In alcuni casi abbastanza rari non è possibile considerare questi argomenti fallaci.
(Si noti tuttavia che questa è una doppia implicazione, poiché se Ubaldo sa cosa è accaduto, allora non è vero che nessuno lo sa.)
3) Falsa dicotomia: si incappa in questa fallacia quando erroneamente si suppone che fra diverse alternative ve ne sia una vera. In questo caso la dicotomia viene considerata una verità logica quando invece non lo è.
Esempio: Chi non è con noi è contro di noi; non sei con noi, quindi sei contro di noi.
Oppure: Chi non è contro di noi è con noi. In questi casi vengono escluse tutte le altre possibilità, ad esempio essere neutrali.
4) Argomentazione a catena: quando una conclusione di un'argomentazione poggia su una supposta reazione a catena: se permettessimo all'evento A di accadere, eventualmente accadrebbero B, C, D... Z, quindi non possiamo lasciare che accada A.
Esempi:
5) Pendio scivoloso: si commette questo errore quando si prevede il verificarsi di un evento, supponendo che quest'ultimo debba per forza seguire a un altro evento: ciò, senza delle motivazioni logiche e comprovate che ne dimostrano l'inevitabilità.
È accaduto A, allora per forza accadrà B: è molto simile alla "fallacia dell'argomentazione a catena", ma basta anche solo un evento B che segua erroneamente A.
Esempi:
Siamo in presenza di fallacie di pertinenza (o di rilevanza) ogni volta che le premesse di un'argomentazione non hanno un nesso logico con la conclusione che intendono sostenere. Sono appunto "irrilevanti".
Questi tipi di fallacie vengono anche dette non sequitur ("senza seguito" in latino). Altro difetto che queste fallacie presentano è quello di mostrare una bassa probabilità sul piano induttivo; quindi risultano invalide dal punto di vista deduttivo.
Si ha quando si fa riferimento non alle tesi e ai loro contenuti, ma alle caratteristiche di chi le sostiene. Ne esistono di vari tipi:
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 18804 · LCCN (EN) sh85046973 · GND (DE) 4132069-4 · BNE (ES) XX532365 (data) · BNF (FR) cb11968702n (data) · J9U (EN, HE) 987007565456805171 |
|---|