
Fatua, o anche Fenta Fatua o Fauna, è una divinità femminile della mitologia romana, presente in vari miti non concordi tra loro. Il mito la indica a volte come la moglie, altre volte come la sorella , o ancora come la figlia di Fauno. Il suo culto era legato alla fertilità, pertanto oggi gli studiosi la fanno rientrare nell'archetipo della Grande Madre. Secondo molti studiosi è da identificare con Bona Dea, una misteriosa divinità innominabile venerata dalle donne aristocratiche di Roma.
Il nome Fauna è la controparte femminile di Fauno, nome che Georges Dumézil ha accostato a una radice protoindopeuropea con il senso di "favorevole", ben disposto.
Era chiamata Fatua, dal latino fari ("parlare", la stessa radice di fato), perché era considerata dotata di capacità profetiche.
Secondo Macrobio, il Libro dei pontefici trattava Fatua, Opi, Bona Dea come epiteti di Maia.

Nella versione di Marco Giuniano Giustino (III-IV secolo d.C.), Fatua era la moglie di Fauno, un antico re del Lazio, e aveva la capacità di predire il futuro (da cui la parola "infatuato").
Secondo Arnobio (III-IV secolo d.C.) è una gran bevitrice, tanto da spingere il marito a punirla a colpi di mirto.
Secondo Lattanzio, discepolo di Arnobio (III-IV secolo d.C.), Fauna era sia la sorella che la moglie di Fauno. Donna rigorosamente casta, un giorno però trovò una brocca di vino, la bevve e si ubriacò. Suo marito la castigò a tal punto con verghe di mirto che ella ne morì; questo spiega l'esclusione del mirto dal suo tempio. In seguito pentito, Fauno, deplorando la morte della sua sposa, pose quest'ultima nel numero degli Dei.
Secondo Ambrogio Teodosio Macrobio (V secolo d.C) è invece figlia di Fauno e fuggì dal padre che ne minacciava la purezza con il vino: secondo questo racconto da quel gesto discenderebebro i festeggiamenti per la Bona Dea, a cui non erano ammessi gli uomini.
In epoca moderna le è stata dedicata la Fatua Corona su Venere.