
Vito Fazio-Allmayer (Palermo, 21 novembre 1885 – Pisa, 14 aprile 1958) è stato un filosofo e pedagogista italiano. Fu insieme a Giovanni Gentile, e altri protagonisti della stagione neoidealistica in Italia, uno degli esponenti di spicco della corrente filosofica detta attualismo.
Nacque a Palermo da Giuseppe Emanuele Fazio, originario di Alcamo (ex garibaldino e in servizio presso il Museo nazionale di Palermo) e da Felicina Allmayer, di origine tedesca, ma residente in Italia. Fin da ragazzo si interessò alla storia dell'arte; a 23 anni si laureò in giurisprudenza ma poiché era appassionato alla filosofia, iniziò subito gli studi filosofici e a frequentare la Biblioteca filosofica di Palermo, dove ebbe modo di conoscere Giovanni Gentile.
Nel 1910 l'Allmayer si laureò in filosofia e iniziò la carriera come professore: nel 1914 passò al liceo "Umberto I" di Palermo, dove cominciò la sua ricca produzione saggistica che lo rese famoso in Italia.
La sua carriera continuò a Roma; subito dopo la caduta del fascismo, nel novembre 1943, il Fazio-Allmayer fu sospeso dall'insegnamento; per essere reintegrato dopo la fine della guerra.
Dopo un periodo travagliato della sua vita, negli anni Cinquanta riprese la molteplice attività di saggista e critico, oltre che di docente.
Nel 1915 si era sposato con Concettina Carta, con cui ebbe tre figli. Nel 1953, rimasto vedovo, si sposò in seconde nozze con Bruna Boldrini che, conosciuta col cognome acquisito, è stata tra i maggiori critici del Fazio e ne ha promosso un'edizione completa delle Opere (I-XXII, Firenze 1969-1991).
L'Allmayer, colpito da infarto tre anni prima, morì a Pisa nel 1958.
In memoria di questo insigne filosofo e pedagogista di origine alcamese, il Liceo Statale delle Scienze Umane, Economico Sociale, Linguistico, Musicale (ed autorizzato per le Arti coreutiche) è stato intitolato al suo nome.
Il tramonto del positivismo e l'amicizia con Gentile lo portarono a un impegno ideologico a favore dell'attualismo che sembrava in grado di portare a un rinnovamento culturale e civile della nazione, visto come il traguardo dei vari momenti della tradizione filosofica italiana, da Galilei a Vico, fino a De Sanctis e Spaventa, valorizzati alla luce degli impulsi neoidealistici a lui contemporanei, provenienti anche da Croce.
Secondo l'attualismo, era l'atto del pensare in quanto azione, e non solo sterile contemplazione teoretica, a definire la realtà. Ne conseguiva il ripensamento dell'esperienza empirica entro una visione del soggetto universale non come sistema in sé concluso, ma esigenza morale di apertura all'altro da sé, verso la concretezza delle singole individualità.
Assieme a Gentile e Guido De Ruggiero, Fazio-Allmayer fu così uno dei sostenitori di quell'attualismo che «aveva tutta la seduzione romantica e tutta la fiducia ottimistica a trarre a sé... i migliori dei giovani scontenti, quelli che non si muovevano verso D'Annunzio o Marinetti», e nel 1914-15 appoggiò apertamente, anche con conferenze, l'intervento dell'Italia nel conflitto mondiale, ma venne riformato alla visita militare.
Nelle parole di Bruna Boldrini, moglie del filosofo, che tendeva a sottolineare però la sostanziale autonomia della ricerca del Fazio dalla metafisica di Gentile, «il Fazio-Allmayer giunge a giustificare l'esperienza storica come vita concreta, in cui le molteplici e diverse forme confluiscono in un rapporto intersoggettivo, sintesi etico-estetica, nella specificità di ciascuna».
D'altronde, anche Benedetto Croce, fin dal 1922, in una recensione del saggio Contributo alla teoria della storia dell'arte (poi in Opere, IV, pp. 103-113), metteva in dubbio che si potesse parlare ancora di idealismo attuale per il Fazio.
Nel secondo dopoguerra, in un momento denigratorio dell'idealismo, e maggiormente dell'attualismo, che era accusato di connivenza col fascismo, la posizione del Fazio fu in ogni caso di aperta difesa dell'attualismo e di un fedele sviluppo del proprio pensiero, collocabile inizialmente tra i seguaci della cosiddetta «destra gentiliana», che giunse infine a rivolgersi ad un orizzonte prevalentemente storicistico e problematicistico.
La connotazione morale del suo idealismo si riflette nella concezione pedagogica dell'insegnamento, inteso come non morire, ma entrare in un processo di vita mai concluso nel tempo: su questa certezza di Vito e Bruna Fazio-Allmayer, si basa una spinta pedagogica di tipo socratico, per cui il maestro si sente un uomo tra uomini, lui più esperto, e loro più giovani, ma protesi verso il nuovo.
L'educatore, nel suo farsi persona, diventa storico di se stesso, nel rapporto con i propri alunni li deve riconoscere nella loro singolarità, piuttosto che livellarli. Aprirsi agli altri è il contributo al vivere: allorché viene meno questo senso di solidarietà col tutto, si crea in noi il disagio dell'angoscia.
Quindi il senso della vita è quello della speranza e dell'amore: gli altri individui non sono antitetici al proprio io, ma un indispensabile sbocco del proprio io. Ognuno di noi si fa compossibile agli altri per ciò che dà e per quello che ripiglia dagli altri, così il particolare si risolve nell'universale e quest'ultimo nel particolare.
Per Vito Fazio-Allmayer la speranza è nella certezza che il futuro è nel presente: sono vecchi, quindi, gli insegnanti che, presi dal passato, trovano disprezzabile tutto ciò che si produce nel presente, e sciocchi i giovani, e sbagliato ogni nuovo pensiero. La scuola è vecchia se non riesce a vedere il mondo nuovo e in rinnovamento; l'insegnante che si racchiude nelle memorie del passato, manifesta la malattia mortale che si chiama vecchiaia.
Nel 1975 è sorta a Palermo la Fondazione Nazionale "Vito Fazio-Allmayer", creata da Fanny Giambalvo e Bruna Fazio-Allmayer, giunta in Sicilia dalla Toscana per insegnare Filosofia morale e Storia della Pedagogia. Coadiuvata da una rivista, tale istituzione è stata fondata per onorare il ricordo del marito e per suscitare nelle giovani generazioni l'interesse per la filosofia.
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