Federico Malipiero (Venezia, 11 novembre 1603 – Lido di Venezia, 1643) è stato uno scrittore e letterato italiano, cittadino della Repubblica di Venezia e membro dell'Accademia degli Incogniti.
Nacque a Venezia l'11 novembre 1603 da Caterino di Alvise e da Elisabetta Cappello di Silvano. Apparteneva a un ramo della famiglia Malipiero, residente nella parrocchia di San Samuele, che all'epoca non godeva di ampie disponibilità economiche, come attestato dalle modeste carriere politiche dei fratelli maggiori e del padre. Nonostante ciò, Malipiero ricevette una solida educazione umanistica, favorita dalla presenza di una ricca biblioteca domestica, incrementata in precedenza dal lascito dell'avo cardinale Marco Antonio Da Mula.
Raggiunta l'età legale, intraprese la carriera nelle magistrature della Repubblica di Venezia, ricoprendo la carica di provveditore sopra gli Uffici dal 30 aprile 1629 al 29 aprile 1630. Questa rimase l'unica magistratura pubblica della sua vita; la vocazione personale lo spinse infatti a dedicarsi interamente agli studi e alla scrittura, ambiti nei quali cercò quel riconoscimento sociale che le carriere politiche minori non potevano garantirgli. Nel proprio testamento, redatto a Venezia il 29 luglio 1636, dichiarò l'intenzione di farsi religioso presso la congregazione di San Salvador. La scelta fu resa possibile dal punto di vista finanziario grazie all'eredità della prozia Paolina Morosini (vedova in prime nozze di Federico Morosini e in seconde di Giovan Battista Morosini), la quale nel 1610 aveva testato in favore dei nipoti Malipiero. Grazie a queste risorse, destinate in parte ai canonici regolari di San Salvador, Malipiero si garantì un vitalizio annuo di 400 ducati per la sua permanenza nel monastero di Sant'Antonio, così da non gravare economicamente sui confratelli, disponendo al contempo dei lasciti per le sue tre sorelle monache e istituendo eredi i suoi cinque fratelli.
L'ingresso in monastero coincise con l'inizio di una frenetica attività letteraria. Esordì nel 1638 con la Vita del beato Lorenzo Giustiniano patriarca di Venezia, omaggio alla storia sacra cittadina. Nel 1639 pubblicò il trattato storico-politico Salomone regnante, dedicato al cavaliere Girolamo Lando; l'opera consisteva in una narrazione degli eventi principali del regno di Salomone intervallata da riflessioni morali. Il successo del volume gli valse l'ammissione all'Accademia degli Incogniti, guidata da Giovanni Battista Loredan. Nel 1640 diede alle stampe Eva, operetta di carattere trattatistico con una forte impronta antifemministica legata alle dispute letterarie dell'epoca, successivamente inserita nella ristampa veneziana dell'Adamo del Loredan. Nello stesso anno si dedicò al romanzo mitologico-religioso con La peripezia d'Ulisse, overo La casta Penelope, seguito nel 1642 da Annibale eroe. Tra il 1640 e il 1642 la sua produzione fu particolarmente intensa e variegata, comprendendo agiografie (La beata Maria Lorenza Longa prima institutrice delle capuccine), romanzi storici (Il Saulo convertito, Il Campidoglio combattuto da Francesi, L'imperatrice ambitiosa), traduzioni dal latino e dal greco (Il ratto di Proserpina di Claudio Claudiano, nonché l'Iliade, l'Odissea e la Batracomiomachia di Omero) e novelle di consumo. La storiografia interpreta questa massiccia produzione e la costante ricerca di influenti dedicatari come il tentativo di emergere dal modesto status sociale della propria famiglia.
Morì suicida nel 1643. Come riportato dalle note dei genealogisti Marco Barbaro e Alessandro Tasca, e confermato dalle cronache coeve dello storico Giovanni Cavalli, Malipiero, colpito da una grave crisi depressiva, si tolse la vita annegandosi volontariamente nelle acque del Lido di Venezia. Pochi anni dopo la sua scomparsa, nel 1647, il matrimonio del fratello Alvise avrebbe infine elevato la famiglia ai vertici della società veneziana con l'acquisto del titolo procuratorio.