
Ferone (in greco antico Φηρῶν?, Phērōn), menzionato nelle Storie di Erodoto, è presentato come un re dell'antico Egitto. La sua esistenza storica, così come quella del suo presunto padre Sesostri, è tuttavia controversa. È probabile che entrambi rappresentino figure mitologiche, oppure il risultato di una fusione di più faraoni storici, o ancora interpretazioni greche distorte di sovrani reali. Il nome «Ferone» non sarebbe infatti un nome proprio, ma una traslitterazione del titolo «faraone».
Secondo la tradizione riferita da Erodoto, Ferone sarebbe stato colpito da cecità per dieci anni come punizione divina, dopo aver osato scagliare una lancia contro il Nilo in piena. Un oracolo gli rivelò che avrebbe potuto guarire solo lavandosi gli occhi con l'urina di una donna fedele al proprio marito. Dopo numerosi tentativi falliti – compreso quello con l'urina della sua stessa moglie – Ferone trovò infine una donna la cui fedeltà risultò efficace, e riacquistò la vista. Il sovrano fece allora condannare al rogo tutte le altre donne che avevano fallito la prova, mentre sposò colei che lo aveva guarito. In segno di riconoscenza per la guarigione, Ferone avrebbe dedicato un obelisco a Eliopoli. Secondo Plinio il Vecchio, questo obelisco – insieme a un altro attribuito a Ferone – sarebbe stato successivamente trasportato a Roma e collocato ai piedi del colle Vaticano.
Secondo la genealogia leggendaria, il sovrano successivo a Ferone sarebbe stato Proteo, figura che compare anche in racconti collegati al mito di Elena di Troia. In alcune interpretazioni tardo-antiche e moderne, Ferone è stato inoltre identificato con il faraone del Libro dell'Esodo, sebbene tale associazione non trovi riscontri storici attendibili.