Il supergruppo del pirocloro è un supergruppo di minerali aventi la formula generale A2-mB2X6-wY1-n.
Il sito A può contenere generalmente cationi di grande dimensione con coordinazione 8 di raggio di circa 0,1nm o una vacanza, pertanto può contenere sodio, calcio, stronzio, piombo (Pb2+), stagno (Sn2+), antimonio (Sb3+), ma anche ittrio, uranio o acqua (H2O); meno comuni, anche se verificati, sono argento, manganese, bario, ferro (Fe2+), bismuto (Bi3+), oltre al cerio (e altri elementi delle terre rare), scandio, torio o una vacanza (☐).
Il sito B può contenere cationi con coordinazione 6, principalmente tantalio, niobio, titanio, antimonio (Sb5+), tungsteno, ma anche vanadio (V5+), stagno (Sn4+), zirconio, afnio, ferro (Fe3+), magnesio, alluminio e silicio.
Il sito X contiene solitamente ossigeno ma, in alcuni casi, può contenere ioni ossidrili (OH-) e fluoro.
Il sito Y solitamente è un anione, ma può anche essere una vacanza, acqua o anche un catione con valenza 1 di grande dimensione (>>0,1nm); per esempio, lo ione ossidrile (OH-), fluoro, ossigeno, ☐, acqua, cesio o rubidio.
Con i simboli m, w ed n si può indicare un'occupazione incompleta rispettivamente dei siti A, X ed Y mentre non ve ne possono essere nel sito B. Gli intervalli di valori riscontrati sono i seguenti:
Il supergruppo del pirocloro è suddiviso in cinque gruppi in base alla valenza dominante del sito B (e non in base allo ione dominante, come accade generalmente). Per calcolare la valenza dominante, occorre sommare il numero di cationi tetravalenti (M4+), quello dei cationi pentavalenti (M5+), e così via. In base a questi valori, l'assegnazione ai gruppi è il seguente:
Nel 1912 Antoine François Alfred Lacroix scelse il nome betafite in riferimento alla località nei pressi di Betafo, in Madagascar.
La betafite è stata ridefinita nel 1961; pur rimanendo una specie distinta, presentava spesso una composizione chimica "anomala"; nel 1977 è stata nuovamente ridefinita.
Nel 1988 un altro studio ha esaminato nove campioni storicamente etichettati come "betafite", riscontrando la presenza di fenomeni di sostituzione e alterazione. La presenza di minerali ricchi di titanio in intercrescita con cristalli del supergruppo del pirocloro forniva un'impressione errata della composizione chimica complessiva dei campioni.
Il minerale è stato definitivamente declassato e non più riconosciuto come tale nel 2010,[senza fonte] quando sono state apportate alcune correzioni: la betafite è divenuta così il nome di un gruppo, sebbene molti campioni storici non vi rientrino.
Il nome radice di questo gruppo deriva dal greco μικρός ('micros', piccolo), scelto per le piccole dimensioni dei cristalli. Alcuni minerali del gruppo della microlite sono in attesa di pubblicazione da parte dell'Associazione Mineralogica Internazionale (IMA), ma sono già stati inclusi nel supergruppo del pirocloro:
Il "pirocloro" fu rinvenuto originariamente da Nils Otto Tank (1800–1864) nei pressi di Stavern, nella provincia norvegese di Vestfold, e descritto nel 1826 da Friedrich Wöhler. Su suggerimento di Jöns Jacob Berzelius, Wöhler diede al minerale il nome di pirocloro, nome che deriva dalle parole greche πῦς ('pŷs', fuoco) e χλωρός ('chlorós', verde), in riferimento alla sua caratteristica di trasformarsi in un vetro di color verde erba dopo essere stato fuso con un sale di fosforo (idrogenofosfato di ammonio e sodio) mediante l'uso di un cannello a soffiatura. Nel corso dei decenni, il termine "pirocloro" è stato spesso utilizzato in modo generico, sovente senza il supporto di un'analisi chimica. Nel 2010, il minerale pirocloro è stato ufficialmente declassato, invalidandone la classificazione come specie minerale distinta.
Anche i vari minerali del gruppo del pirocloro hanno avuto una storia varia e subito varie riclassificazioni. Alcuni di loro, anche se già inclusi nella classificazione, sono ancora in attesa di approvazione, altri (come l'ossiplumbopirocloro) sono stati approvati, ma in attesa di pubblicazione.
Per quelli in attesa di approvazione, le informazioni sono scarse, in attesa di ulteriori indagini e studi. Essi sono:
Roméite è un termine generico introdotto per la prima volta nel 1841 da Augustin Alexis Damour in onore di Jean Baptiste Louis Romé de L'Isle (1736 - 1790)considerato il "padre della cristallografia". Col termine "roméite", dopo la ridefinizione della nomenclatura del supergruppo del pirocloro, ci si riferisce attualmente a una soluzione solida tra ossiplumboroméite e fluorcalcioroméite.
La scheteligite, che si pensava appartenesse al gruppo della betafite, non è stata ratificata dall'Associazione Mineralogica Internazionale (IMA).