
Con l'espressione forma di Stato si intende il rapporto che intercorre tra le autorità dotate di potestà d'imperio e la società civile, nonché l'insieme dei principi e dei valori a cui lo Stato ispira la sua azione. In altri termini, la nozione esprime le modalità con cui si strutturano i rapporti tra l'apparato statale e la comunità dei cittadini, rispondendo al quesito fondamentale su quali siano le finalità generali dello Stato stesso.
Non è da confondersi con la forma di governo, la quale indica il modo in cui il potere politico è distribuito tra gli organi costituzionali di uno Stato (come Parlamento, Governo e Capo dello Stato) e l'insieme dei rapporti che intercorrono tra di essi. All'interno di una medesima forma di Stato possono coistere differenti forme di governo ma alcune forme di governo si affermano solo in una data forma di Stato.
L'ordinamento feudale, sviluppatosi nell'Europa occidentale a partire dall'VIII secolo e consolidatosi tra i secoli IX e XI a seguito della crisi dell'Impero carolingio, rappresenta la prima tappa storica dei moderni ordinamenti statali. Tale sistema si caratterizza per la disgregazione dell'ordinamento statuale e per la moltiplicazione delle giurisdizioni feudali sottratte al controllo centrale. Dal punto di vista giuridico, la forma di Stato del periodo feudale si definisce regime patrimoniale: il fondamento dell'ordine politico e sociale non è posto da norme pubblicistiche scritte, ma dal contratto feudale (di matrice consuetudinaria), volto a regolare sia i rapporti privati sia quelli pubblici (giurisdizionali, patrimoniali e personali). Il sistema si fonda sul vassallaggio (rapporto di dipendenza e fedeltà personale tra uomini liberi), sul beneficio (la concessione reale della terra o di beni patrimoniali) e sull'immunità (l'esercizio di funzioni pubbliche, amministrative e giurisdizionali delegate dal sovrano). Con la crisi del potere centrale, il feudo cessa di essere una concessione temporanea e si trasforma in un diritto reale del feudatario (dominio utile). Il potere pubblico diventa così un bene ereditario, frazionabile e privatizzato.
Nel tardo Medioevo, la rinascita commerciale e l'affermazione delle città determinano la nascita di un nuovo polo di potere economico e politico autonomo rispetto alle campagne feudali. Questo assetto socio-economico dà vita allo Standestaat (Stato per ceti o "Stato di stati"). Esso di caratterizza per un potere politico ripartito tra due poli distinti: il Principe da un lato e i ceti o corpi organizzati (nobiltà, clero, borghesia cittadina) dall'altro, dando luogo a una "età del dialogo". I ceti sociali si organizzano in forme autonome e, attraverso assemblee rappresentative (parlamenti), negoziano con il sovrano il riconoscimento di privilegi, immunità e autonomie in cambio del sostegno finanziario e della gestione del territorio. In questo modello, lo status dell'individuo rimane tuttavia di natura perpetua e corporativa, i diritti e i doveri non spettano al singolo in quanto tale, ma in quanto appartenente a un determinato ceto o comunità.
Lo Stato assoluto rappresenta la prima forma dello Stato moderno, sviluppatasi in Europa tra il XV e il XVI secolo e consolidatasi nei secoli successivi. Sono il superamento della frammentazione feudale e del dualismo per ceti che conducono all'affermazione dello Stato assoluto, forma statale in cui la sovranità si concentra interamente nelle mani del monarca. I tratti strutturali dello Stato assoluto risiedono nella sovranità, che si definisce come potere originario, esclusivo e perpetuo. La Corona assume il monopolio della produzione legislativa, della funzione giurisdizionale, del prelievo fiscale e della forza militare, mentre gli ordinamenti giuridici inferiori (città, corporazioni) vengono esautorati o subordinati all'autorizzazione centrale. Lo Stato si dota, di conseguenza, di una struttura organizzativa interna fondata su un esercito professionale stipendiato, un corpo diplomatico stazionario e un'ampia burocrazia pubblica di estrazione prevalente borghese (nobiltà di toga). Sul piano teorico, la riflessione giusrazionalista e contrattualista (da Bodin a Hobbes) porta a distinguere la persona fisica del monarca dall'istituzione della Corona. Quest'ultima, dotata del carattere della continuità, persegue l'interesse pubblico anziché le finalità personali del re.
Nello sviluppo storico successivo, lo Stato assoluto viene superato dall'affermazione dello Stato di diritto (Rechtsstaat). Nato tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo a seguito della crisi finanziaria dello Stato assoluto e dell'affermazione della borghesia, lo Stato liberale è stato la sua prima evoluzione, sviluppatasi parallelamente all'economia di mercato e al modello di produzione capitalistico. Eventi storici chiave per la sua affermazione sono stati la Rivoluzione francese, la Rivoluzione americana e le lotte parlamentari inglesi. Carattere qualificante di questa forma di Stato è che il cittadino non è più un mero suddito sottoposto al potere del sovrano, ma un soggetto titolare di posizioni giuridiche soggettive tutelate dall'ordinamento giuridico generale.
Attraverso l'allargamento della base sociale ed elettorale, culminato nell'introduzione del suffragio universale, si portò una evoluzione dello Stato liberale in uno Stato di democrazia pluralista. Il passaggio da uno Stato "monoclasse" a uno "pluriclasse" comportò il riconoscimento della pluralità di gruppi, valori e interessi presenti nella società. Di contro, nel corso del XX secolo, la crisi dello Stato di diritto condusse in alcuni Paesi all'affermazione di modelli alternativi basati sul rifiuto del pluralismo e sull'imposizione del partito unico (Stati autoritari e totalitarismo o Stati socialisti).
Risale all'epoca feudale. Il patrimonio del sovrano si confonde col patrimonio dello Stato. Risulta assente il perseguimento di un fine generale, non ha un perno unitario e si fonda su una serie di autonome comunità.
Si caratterizza per la concentrazione del potere sovrano nelle mani della Corona, intesa come organo dello Stato impersonale e continuo (distinto dalla persona fisica del Re). I tratti principali dell'assolutismo comprendono:
Una variante tardiva fu l'assolutismo illuminato (o Stato di polizia, dal greco politéia), diffusosi in Prussia e Austria, in cui il sovrano assumeva il compito di promuovere il benessere della popolazione pur mantenendo intatta la propria autorità.
Caratterizzato dalla divisione dei poteri (legislativo con funzione la produzione di leggi, esecutivo volto all'attuazione della legge e giudiziario dedito alla conservazione e tutela d ell'ordinamento), l'affermarsi del principio di legalità, ovvero la soggezione alla legge anche degli organi a picali dell'esecutivo, l'indipendenza dei giudici e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Le caratteristiche strutturali essenziali sono:
Inaugurato dall'Unione Sovietica e diffusosi nell'Europa orientale fino alla crisi di fine anni 1980, si basava sulla dittatura del proletariato, l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e un'economia pianificata in sostituzione del libero mercato.
L'azione dei pubblici poteri si incentra sul superamento delle disuguaglianze tra i cittadini e sull'emanazione dei diritti sociali. Alle "libertà dallo Stato" si affiancano le "libertà nello Stato" e, dopo la Grande guerra, si arrivò alle libertà positive, le "libertà attraverso lo Stato".
La titolarità del potere trova fondamento nella rappresentazione politica. I fattori determinanti di tale modello sono:
La titolarità del potere trova fondamento nell'ereditarietà e nella investitura ricevuta da forze militari o polizia (la struttura autocratica può declinarsi in autoritarismo o totalitarismo). Affermatosi in Italia con il fascismo (1922-1945) e in Germania con il nazionalsocialismo, ha soppresso le libertà politiche e individuali, accentrando i poteri legiferanti ed esecutivi e sottomettendo l'intera società all'ideologia di Stato.
A livello "verticale", attraverso l'analisi della distribuzione del potere di indirizzo politico e delle funzioni pubbliche tra lo Stato centrale e gli enti territoriali, la dottrina distingue fondamentalmente tra Stato unitario e Stato composto.
Nello Stato unitario il potere è attribuito al solo Stato centrale o comunque a soggetti periferici da esso dipendenti. Questa tipologia ha caratterizzato a lungo l'esperienza storica europea.
Nello Stato composto il potere è distribuito tra lo Stato centrale ed enti territoriali da esso distinti, i quali sono titolari del potere di indirizzo politico e delle funzioni legislativa e amministrativa in determinate materie. Esistono due varianti principali di Stato composto, federale e regionale.
Poiché la distinzione tra Stato federale e Stato regionale è spesso complessa da tracciare, la dottrina distingue anche tra:
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