Forma di Stato

La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, simbolo del passaggio dallo Stato assoluto allo Stato liberale e di diritto.

Con l'espressione forma di Stato si intende il rapporto che intercorre tra le autorità dotate di potestà d'imperio e la società civile, nonché l'insieme dei principi e dei valori a cui lo Stato ispira la sua azione. In altri termini, la nozione esprime le modalità con cui si strutturano i rapporti tra l'apparato statale e la comunità dei cittadini, rispondendo al quesito fondamentale su quali siano le finalità generali dello Stato stesso.

Non è da confondersi con la forma di governo, la quale indica il modo in cui il potere politico è distribuito tra gli organi costituzionali di uno Stato (come Parlamento, Governo e Capo dello Stato) e l'insieme dei rapporti che intercorrono tra di essi. All'interno di una medesima forma di Stato possono coistere differenti forme di governo ma alcune forme di governo si affermano solo in una data forma di Stato.

Storia

​Il regime patrimoniale e il sistema feudale

L'ordinamento feudale, sviluppatosi nell'Europa occidentale a partire dall'VIII secolo e consolidatosi tra i secoli IX e XI a seguito della crisi dell'Impero carolingio, rappresenta la prima tappa storica dei moderni ordinamenti statali. Tale sistema si caratterizza per la disgregazione dell'ordinamento statuale e per la moltiplicazione delle giurisdizioni feudali sottratte al controllo centrale. Dal punto di vista giuridico, la forma di Stato del periodo feudale si definisce regime patrimoniale: il fondamento dell'ordine politico e sociale non è posto da norme pubblicistiche scritte, ma dal contratto feudale (di matrice consuetudinaria), volto a regolare sia i rapporti privati sia quelli pubblici (giurisdizionali, patrimoniali e personali). Il sistema si fonda sul vassallaggio (rapporto di dipendenza e fedeltà personale tra uomini liberi), sul beneficio (la concessione reale della terra o di beni patrimoniali) e sull'immunità (l'esercizio di funzioni pubbliche, amministrative e giurisdizionali delegate dal sovrano). Con la crisi del potere centrale, il feudo cessa di essere una concessione temporanea e si trasforma in un diritto reale del feudatario (dominio utile). Il potere pubblico diventa così un bene ereditario, frazionabile e privatizzato.

La fase di transizione: lo Standestaat

Nel tardo Medioevo, la rinascita commerciale e l'affermazione delle città determinano la nascita di un nuovo polo di potere economico e politico autonomo rispetto alle campagne feudali. Questo assetto socio-economico dà vita allo Standestaat (Stato per ceti o "Stato di stati"). Esso di caratterizza per un potere politico ripartito tra due poli distinti: il Principe da un lato e i ceti o corpi organizzati (nobiltà, clero, borghesia cittadina) dall'altro, dando luogo a una "età del dialogo". I ceti sociali si organizzano in forme autonome e, attraverso assemblee rappresentative (parlamenti), negoziano con il sovrano il riconoscimento di privilegi, immunità e autonomie in cambio del sostegno finanziario e della gestione del territorio. In questo modello, lo status dell'individuo rimane tuttavia di natura perpetua e corporativa, i diritti e i doveri non spettano al singolo in quanto tale, ma in quanto appartenente a un determinato ceto o comunità.

Lo Stato assoluto

Lo Stato assoluto rappresenta la prima forma dello Stato moderno, sviluppatasi in Europa tra il XV e il XVI secolo e consolidatasi nei secoli successivi. Sono il superamento della frammentazione feudale e del dualismo per ceti che conducono all'affermazione dello Stato assoluto, forma statale in cui la sovranità si concentra interamente nelle mani del monarca. ​I tratti strutturali dello Stato assoluto risiedono nella sovranità, che si definisce come potere originario, esclusivo e perpetuo. La Corona assume il monopolio della produzione legislativa, della funzione giurisdizionale, del prelievo fiscale e della forza militare, mentre gli ordinamenti giuridici inferiori (città, corporazioni) vengono esautorati o subordinati all'autorizzazione centrale. Lo Stato si dota, di conseguenza, di una struttura organizzativa interna fondata su un esercito professionale stipendiato, un corpo diplomatico stazionario e un'ampia burocrazia pubblica di estrazione prevalente borghese (nobiltà di toga). Sul piano teorico, la riflessione giusrazionalista e contrattualista (da Bodin a Hobbes) porta a distinguere la persona fisica del monarca dall'istituzione della Corona. Quest'ultima, dotata del carattere della continuità, persegue l'interesse pubblico anziché le finalità personali del re.

Lo Stato di diritto

​Nello sviluppo storico successivo, lo Stato assoluto viene superato dall'affermazione dello Stato di diritto (Rechtsstaat). Nato tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo a seguito della crisi finanziaria dello Stato assoluto e dell'affermazione della borghesia, lo Stato liberale è stato la sua prima evoluzione, sviluppatasi parallelamente all'economia di mercato e al modello di produzione capitalistico. Eventi storici chiave per la sua affermazione sono stati la Rivoluzione francese, la Rivoluzione americana e le lotte parlamentari inglesi. Carattere qualificante di questa forma di Stato è che il cittadino non è più un mero suddito sottoposto al potere del sovrano, ma un soggetto titolare di posizioni giuridiche soggettive tutelate dall'ordinamento giuridico generale.

Evoluzione e degenerazioni dello Stato di diritto

​Attraverso l'allargamento della base sociale ed elettorale, culminato nell'introduzione del suffragio universale, si portò una evoluzione dello Stato liberale in uno Stato di democrazia pluralista. Il passaggio da uno Stato "monoclasse" a uno "pluriclasse" comportò il riconoscimento della pluralità di gruppi, valori e interessi presenti nella società. Di contro, ​nel corso del XX secolo, la crisi dello Stato di diritto condusse in alcuni Paesi all'affermazione di modelli alternativi basati sul rifiuto del pluralismo e sull'imposizione del partito unico (Stati autoritari e totalitarismo o Stati socialisti).

Classificazione moderna delle forme di Stato

In base al livello di protezione garantito ai diritti del cittadino

Ordinamento patrimoniale

Lo stesso argomento in dettaglio: Feudalesimo.

Risale all'epoca feudale. Il patrimonio del sovrano si confonde col patrimonio dello Stato. Risulta assente il perseguimento di un fine generale, non ha un perno unitario e si fonda su una serie di autonome comunità.

Stato assoluto

Lo stesso argomento in dettaglio: Stato assoluto.

Si caratterizza per la concentrazione del potere sovrano nelle mani della Corona, intesa come organo dello Stato impersonale e continuo (distinto dalla persona fisica del Re). ​I tratti principali dell'assolutismo comprendono:

  • concentrazione della funzione legislativa ed esecutiva nella Corona e nomina regia dei giudici per la funzione giudiziaria;
  • mancanza di limiti giuridici al potere del sovrano, la cui volontà costituiva la fonte primaria del diritto in quanto ritenuta di origine divina;
  • intervento pervasivo nella vita sociale ed economica, espresso in politiche come il mercantilismo.

Una variante tardiva fu l'assolutismo illuminato (o Stato di polizia, dal greco politéia), diffusosi in Prussia e Austria, in cui il sovrano assumeva il compito di promuovere il benessere della popolazione pur mantenendo intatta la propria autorità.

Stato di diritto

Caratterizzato dalla divisione dei poteri (legislativo con funzione la produzione di leggi, esecutivo volto all'attuazione della legge e giudiziario dedito alla conservazione e tutela d ell'ordinamento), l'affermarsi del principio di legalità, ovvero la soggezione alla legge anche degli organi a picali dell'esecutivo, l'indipendenza dei giudici e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

In base alle modalità di realizzazione dell'interesse pubblico

Stato liberale

Lo stesso argomento in dettaglio: Stato liberale.

Le caratteristiche strutturali essenziali sono:

  • lo Stato è inteso come uno strumento finalizzato alla tutela dei diritti e delle libertà individuali (in primis la proprietà privata);
  • l'intervento pubblico è limitato alle funzioni essenziali (ordine pubblico, giustizia, difesa estera, emissione di moneta), lasciando l'economia all'autoregolazione dei privati;
  • suddivisione delle funzioni statali tra organi distinti per evitare abusi;
  • ogni limitazione della libertà e ogni attività dei pubblici poteri deve fondarsi sulla legge, caratterizzata da generalità e astratezza;
  • la legge è prodotta da assemblee rappresentative elette, tuttavia il suffragio rimane circoscritto alla sola classe borghese, rendendo lo Stato liberale un ordinamento a base sociale ristretta.

Stato socialista

Lo stesso argomento in dettaglio: Stato socialista.

Inaugurato dall'Unione Sovietica e diffusosi nell'Europa orientale fino alla crisi di fine anni 1980, si basava sulla dittatura del proletariato, l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e un'economia pianificata in sostituzione del libero mercato.

Stato sociale

Lo stesso argomento in dettaglio: Stato sociale.

L'azione dei pubblici poteri si incentra sul superamento delle disuguaglianze tra i cittadini e sull'emanazione dei diritti sociali. Alle "libertà dallo Stato" si affiancano le "libertà nello Stato" e, dopo la Grande guerra, si arrivò alle libertà positive, le "libertà attraverso lo Stato".

In base alle modalità di attribuzione delle cariche di vertice

Stato di democrazia pluralista

La titolarità del potere trova fondamento nella rappresentazione politica. I fattori determinanti di tale modello sono:

  • strutture organizzative solide capaci di mobilitare la popolazione e rappresentare gli interessi delle classi sociali, trasformando i Parlamenti in sedi di confronto e scontro ideologico;
  • riconoscimento di prestazioni pubbliche (come istruzione, sanità, previdenza) per integrare i gruppi più svantaggiati ed eliminare le disuguaglianze di fatto;
  • garanzia di convivenza e confronto tra opzioni culturali, politiche e religiose differenti.

Stato autoritario

Lo stesso argomento in dettaglio: Stato autoritario e Totalitarismo.

La titolarità del potere trova fondamento nell'ereditarietà e nella investitura ricevuta da forze militari o polizia (la struttura autocratica può declinarsi in autoritarismo o totalitarismo). Affermatosi in Italia con il fascismo (1922-1945) e in Germania con il nazionalsocialismo, ha soppresso le libertà politiche e individuali, accentrando i poteri legiferanti ed esecutivi e sottomettendo l'intera società all'ideologia di Stato.

In base alla struttura unitaria o pluralistica

A livello "verticale", attraverso l'analisi della distribuzione del potere di indirizzo politico e delle funzioni pubbliche tra lo Stato centrale e gli enti territoriali, la dottrina distingue fondamentalmente tra Stato unitario e Stato composto.

Stato unitario

Lo stesso argomento in dettaglio: Stato unitario.

Nello Stato unitario il potere è attribuito al solo Stato centrale o comunque a soggetti periferici da esso dipendenti. Questa tipologia ha caratterizzato a lungo l'esperienza storica europea.

Stato composto

Lo stesso argomento in dettaglio: Stato federale e Stato regionale.

Nello Stato composto il potere è distribuito tra lo Stato centrale ed enti territoriali da esso distinti, i quali sono titolari del potere di indirizzo politico e delle funzioni legislativa e amministrativa in determinate materie. Esistono due varianti principali di Stato composto, federale e regionale.

  • Stato federale: tipico dell'esperienza degli Stati Uniti d'America ma diffuso anche in Europa, lo Stato federale è caratterizzato da esistenza di un ordinamento statale federale, dotato di una Costituzione scritta e rigida; previsione da parte della Costituzione federale di una ripartizione di competenze tra Stato centrale e Stati membri; esistenza di un Parlamento; partecipazione degli Stati membri al procedimento di revisione costituzionale e la presenza di una Corte costituzionale in grado di risolvere i conflitti di attribuzione.
  • Stato regionale: si distingue da quello federale per la presenza di una Costituzione statale che riconosce e garantisce l'esistenza di enti territoriali dotati di autonomia politica (capaci di darsi un proprio indirizzo politico entro i limiti costituzionali), forniti di propri Statuti ma non di una propria Costituzione; l'attribuzione costituzionale alle Regioni di competenze legislative e amministrative; l'attribuzione a una Corte costituzionale del compito di risolvere i conflitti tra Stato e Regioni, assicurando la preminenza dell'interesse nazionale.

Poiché la distinzione tra Stato federale e Stato regionale è spesso complessa da tracciare, la dottrina distingue anche tra:

  • Federalismo duale, caratterizzato da una rigida e netta separazione tra le competenze dello Stato federale e quelle degli Stati membri;
  • Federalismo cooperativo, caratterizzato dalla presenza di interventi congiunti e coordinati nelle stesse materie da parte dello Stato centrale, degli Stati membri o delle Regioni.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Bin Roberto, Pitruzzella Giovanni, cap. II - forme di Stato, in Diritto costituzionale, 22ª ed., Giappichelli, 2021, ISBN 9788892141247.
  2. 1 2 3 4 5 6 7 Franco Modugno (a cura di), Cap. I - Ordinamento, Diritto, Stato, in Diritto pubblico, 2019, ISBN 9788892130012.
  3. 1 2 3 Giuseppe Franco Ferrari (a cura di), Cap. II - Stato moderno, origine e diffusione, in Atlante di diritto pubblico comparato, Utet Giuridica, 2010, ISBN 9788859804482.
  4. ↑ Giuseppe Franco Ferrari (a cura di), Cap. III - Forme di Stato e di Governo, in Atlante di diritto pubblico comparato, Utet Giuridica, 2010, ISBN 9788859804482.

Voci correlate

Altri progetti

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