Castello di Lucera

Castello di Lucera
sistema difensivo di Lucera
La cinta muraria con la Torre della Leonessa
Ubicazione
Stato Regno di Sicilia (1233-1282)
Regno di Napoli (1282-1799)
Repubblica Napoletana (1799)
Regno di Napoli (1799-1816)
Regno delle Due Sicilie (1816-1860)
Regno di Sardegna (bandiera) Regno di Sardegna (1860-1861)
Italia (bandiera) Regno d'Italia (1861-1946)
Italia (bandiera) Repubblica Italiana (dal 1946)
Stato attualeItalia (bandiera) Italia
Regione Puglia
Città Lucera
IndirizzoPiazza padre Angelo Cuomo
Coordinate41°30′33.89″N 15°19′17.43″E
Mappa di localizzazione: Italia meridionale
Castello di Lucera
Informazioni generali
TipoCastello
Fortezza
StileGotico
Altezza25 m (Torre della Leonessa)
Costruzionecirca 1233-1283
CostruttoreFederico II di Svevia
Carlo I d'Angiò
Primo proprietarioFederico II di Svevia
Demolizioneparziale, XVIII secolo
Condizione attualemonumento nazionale; area archeologica
VisitabileSì
Sito webwww.comune.lucera.fg.it
Informazioni militari
Funzione strategicaresidenza imperiale e difesa di Lucera
Azioni di guerraassedio di Lucera del 1269
assedio di Lucera del 1300
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Il castello di Lucera, comunemente noto come fortezza svevo-angioina, è un complesso fortificato medievale situato sulla sommità del colle Albano, a Lucera, in Puglia. La struttura attuale deriva da due principali fasi costruttive: il Palatium fatto edificare da Federico II di Svevia intorno al 1233 e la vasta fortificazione realizzata sotto Carlo I d'Angiò tra il 1269-1270 e il 1283, quando il palazzo imperiale venne inglobato entro una grande cittadella militare.

La fortezza occupa la sommità dell'altura sulla quale sorgeva l'acropoli della Lucera romana e domina il Tavoliere delle Puglie, posizione che ne determinò l'importanza strategica per il controllo del territorio circostante. La cinta muraria angioina, lunga circa 900 metri, racchiude un'area di circa otto ettari ed è rafforzata da numerose torri, tra le quali si distinguono le due torri cilindriche del Leone e della Leonessa.

Il complesso fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1456 e nel XVIII secolo gran parte degli edifici interni e del palazzo federiciano fu demolita per riutilizzarne i materiali da costruzione. Nel 1871 la fortezza fu dichiarata monumento nazionale.

L'area costituisce inoltre un importante sito archeologico: al suo interno sono documentate testimonianze riferibili a diverse fasi di occupazione, dal Neolitico all'età romana e medievale, comprese le strutture superstiti del Palatium svevo, gli edifici e le opere idrauliche della cittadella angioina e i resti di una chiesa francescana.

Storia

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Lucera.

Origini

La sommità del Monte Albano, comunemente indicato anche come Colle Albano, costituisce una posizione naturalmente dominante sul Tavoliere delle Puglie e fu frequentata fin dalla preistoria. Gli scavi archeologici condotti nel 1964 individuarono tracce di un insediamento attribuito al Neolitico, mentre le indagini effettuate nel 2004 hanno documentato una più articolata successione stratigrafica compresa tra l'Eneolitico antico e l'inizio dell'età del ferro. Nel sito sono stati rinvenuti anche reperti ceramici riferibili alle fasi protostoriche dell'occupazione dell'altura.

Nell'XIX secolo fu inoltre rinvenuto il cosiddetto carrello di Lucera, un complesso di piccoli bronzi raffiguranti figure umane e animali, interpretato come rappresentazione di una scena rituale e generalmente datato tra l'VIII e il VII secolo a.C. I reperti, appartenuti inizialmente alla collezione privata del lucerino Onofrio Bonghi, confluirono successivamente, per la maggior parte, nelle raccolte dell'Ashmolean Museum di Oxford.

La tradizione antiquaria e parte della bibliografia hanno identificato la sommità del colle con l'acropoli della Luceria romana, interpretazione ripresa anche nella documentazione istituzionale relativa alla fortezza. Le indagini archeologiche del 2004 non hanno tuttavia individuato sul Monte Albano stratigrafie di età romana e hanno proposto una revisione della ricostruzione tradizionale dell'assetto urbano antico. Alla fase altomedievale sono state invece attribuite una sepoltura riferibile alla presenza longobarda e strutture pertinenti a un edificio ecclesiastico a pianta basilicale articolato in tre navate.

Il Palatium federiciano

Disegno delle rovine del Palatium di Federico II nel 1778

Nel corso degli anni 1220 Federico II di Svevia avviò il trasferimento forzato in Capitanata di consistenti gruppi di musulmani provenienti dalla Sicilia, facendo di Lucera il principale centro della comunità saracena del Regno. Il processo proseguì in più fasi anche negli anni successivi e trasformò profondamente la struttura demografica e urbana della città.

Nel 1233 l'imperatore ordinò la costruzione sul Monte Albano di un nuovo Palatium, destinato a costituire uno dei principali punti fortificati del sistema federiciano in Capitanata. Sebbene non sia nota con precisione la durata del cantiere, nel 1240 i lavori dovevano essere già in fase avanzata, poiché le fonti documentano il trasferimento a Lucera di elementi scultorei destinati all'edificio; ulteriori materiali furono fatti giungere nel 1242.

Il Palatium aveva pianta quadrangolare ed era organizzato attorno a un cortile centrale. Le ricostruzioni basate sui resti superstiti e sulle rappresentazioni settecentesche indicano un edificio sviluppato su più livelli: le quattro ali residenziali si elevavano su tre piani e, nella parte superiore, l'apertura del cortile assumeva una configurazione ottagonale. Dell'edificio rimangono principalmente il grande basamento quadrangolare a scarpa, parte delle murature perimetrali e strutture pertinenti al cortile e ai vani inferiori.

Il complesso era caratterizzato da un ricco apparato architettonico e decorativo, del quale sono stati rinvenuti frammenti scultorei, chiavi di volta e altri elementi attribuiti alla fase federiciana. Tra i materiali impiegati figurava anche la cosiddetta breccia corallina, utilizzata per elementi decorativi e presente anche in altri edifici legati alla committenza federiciana.

Non è stato individuato con certezza un ingresso originario al livello esterno del basamento. Da questa particolarità sono derivate diverse ipotesi, tra cui l'impiego di strutture mobili di accesso o di passaggi sotterranei; la loro effettiva configurazione rimane tuttavia incerta. Anche la datazione del grande basamento a scarpa è stata discussa: secondo alcune interpretazioni esso potrebbe essere stato modificato o realizzato nella successiva fase angioina, quando il palazzo fu adattato a funzioni più propriamente militari.

I resti del Palatium dopo gli interventi di consolidamento del XX secolo.

Federico II soggiornò più volte a Lucera, che durante il suo regno divenne uno dei principali centri del potere svevo nella regione. Sotto Corrado IV di Svevia il comando della fortezza fu affidato a Giovanni Moro, già servitore di camera di Federico II e successivamente gran camerlengo del Regno di Sicilia.

Dopo la morte di Corrado IV e la rottura con il papato, Manfredi raggiunse Lucera il 2 novembre 1254. La comunità saracena gli aprì le porte e gli consegnò il tesoro regio conservato nella città, consentendogli di riorganizzare le proprie forze nella lotta per il controllo del Regno.

Nel 1266, dopo la battaglia di Benevento e la morte di Manfredi, la regina Elena Ducas e i figli, che si erano rifugiati a Lucera, tentarono di raggiungere Trani per imbarcarsi verso l'Epiro; furono tuttavia catturati e consegnati alle autorità angioine.

Nel 1268 la comunità saracena di Lucera si ribellò al nuovo sovrano Carlo I d'Angiò, sostenendo la causa sveva. La città fu sottoposta a un lungo assedio, conclusosi nell'agosto 1269 con la capitolazione. Dopo la conquista il Palatium fu mantenuto, ristrutturato e progressivamente inserito nel nuovo sistema fortificato voluto dalla monarchia angioina.

La fortezza angioina

Veduta della cinta muraria della fortezza svevo-angioina sul Monte Albano

A partire dal 1270 Carlo I d'Angiò avviò una vasta trasformazione del complesso federiciano in una grande piazzaforte militare. I lavori proseguirono fino al 1283 e comportarono la costruzione di una cinta fortificata di circa 900 metri, che racchiuse il Palatium e un'area di diversi ettari. Il nuovo sistema difensivo era rafforzato da numerose torri quadrangolari, poligonali e cilindriche, tra le quali le maggiori torri del Leone e della Leonessa.

Il cantiere vide l'intervento di maestranze francesi e dell'Italia meridionale. Tra i principali tecnici documentati figurano Pierre d'Angicourt, Riccardo da Foggia e Giovanni di Toul. Le fonti ricordano inoltre la partecipazione al cantiere di Pierre de Chaulnes e, nel 1275, di Nicola di Bartolomeo da Foggia.

All'interno della cinta sorse una vera e propria cittadella militare, dotata di alloggi, caserme, magazzini, strutture idriche e di nuovi edifici rappresentativi. Furono realizzati un acquedotto, un nuovo palazzo e una cappella, mentre numerose cisterne e condutture assicuravano l'approvvigionamento idrico del presidio. Alla fase angioina apparteneva anche un edificio ecclesiastico a navata unica con terminazione absidale, inserito nel complesso fortificato.

Carlo I favorì inoltre l'insediamento presso Lucera di famiglie provenzali: tra il 1274 e il 1278 furono stabilite nella zona circa 140 famiglie, nel tentativo di rafforzare la presenza cristiana e il controllo angioino sulla città a maggioranza musulmana.

Nell'agosto 1300 Carlo II d'Angiò ordinò la definitiva repressione della comunità musulmana di Lucera. L'operazione, affidata a Giovanni Pipino da Barletta, provocò la conquista della città, la dispersione o riduzione in schiavitù di gran parte della popolazione saracena e la rifondazione dell'abitato secondo un nuovo assetto cristiano. La fortezza continuò tuttavia a conservare la propria funzione militare anche nei secoli successivi.

Declino, demolizioni e restauri

Il terremoto del 1456 provocò gravi danni a Lucera e interessò anche il complesso fortificato, causando il crollo o il danneggiamento di parte delle strutture. Il complesso rimase comunque utilizzato, ma nei secoli successivi perse progressivamente parte della propria importanza strategica.

Ancora nel XVIII secolo una parte considerevole del Palatium e degli altri edifici interni risultava in elevato. Ne costituiscono testimonianza, tra l'altro, la veduta di Giovanni Battista Pacichelli del 1703 e le incisioni tratte dai disegni eseguiti nel 1778 da Jean-Louis Desprez. Nella seconda metà del secolo e alla fine del Settecento le strutture interne furono tuttavia sottoposte a estese demolizioni e spoliazioni; materiali provenienti dalla fortezza e dal palazzo federiciano furono reimpiegati in edifici della città. In particolare, elementi lapidei e decorativi furono riutilizzati nel tessuto edilizio lucerino; fu presa in considerazione anche l'alienazione dell'area come cava di materiali, progetto che non ebbe seguito.

Nel XIX secolo ebbero inizio i primi interventi di tutela e consolidamento e nel 1871 il complesso fu dichiarato monumento nazionale. Il castello fu successivamente incluso nell'«Elenco degli edifizi monumentali in Italia» compilato all'inizio del XX secolo.

All'inizio del XX secolo lo storico tedesco Eduard Sthamer raccolse e pubblicò sistematicamente la documentazione medievale relativa alle fortificazioni di Federico II e Carlo I d'Angiò, comprendendo anche quella relativa ai cantieri di Lucera. I suoi studi contribuirono alla ricostruzione documentaria delle fasi sveva e angioina del complesso.

Nel 2000, in occasione del Giubileo, fu realizzato un nuovo ponte in legno e ferro sul fossato, ristabilendo l'accesso alla fortezza attraverso Porta Lucera.

Nel 2016 furono destinati 3 milioni di euro a interventi riguardanti il dissesto idrogeologico del versante collinare. L'anno seguente il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo assegnò ulteriori 2 milioni di euro al restauro e alla valorizzazione della fortezza nell'ambito della programmazione strategica nazionale. La relativa procedura di gara fu avviata nel 2022 e i lavori sul tratto meridionale della cinta muraria ebbero inizio nel novembre dello stesso anno.

Una successiva programmazione, finanziata con 3 milioni di euro nell'ambito del POC Cultura e Sviluppo 2014-2020, ha previsto ulteriori interventi di restauro, riqualificazione e valorizzazione del complesso. Nel 2026 risultavano ancora in corso attività progettuali e diagnostiche connesse al programma di restauro e valorizzazione.

Struttura

Particolare della Torre della Leonessa

La fortezza occupa la sommità del Monte Albano ed è delimitata da una vasta cinta muraria di andamento irregolare, grossomodo pentagonale, sviluppata per circa 900 metri. Le mura, che in alcuni tratti raggiungono un'altezza di circa 13 metri, seguono il margine dell'altura e racchiudono una superficie di circa otto ettari.

La cortina difensiva è rafforzata complessivamente da 22 torri e opere sporgenti di differente forma, distribuite lungo il perimetro. Le due strutture maggiori sono poste sul lato orientale e presentano pianta circolare: la Torre della Leonessa, tradizionalmente detta anche Torre della Regina, e la Torre del Leone, nota anche come Torre del Re.

La Torre della Leonessa, la più imponente delle due, è alta circa 25 metri e presenta un diametro di circa 14 metri; la parte inferiore è caratterizzata da una muratura a bugnato, mentre la sommità conserva la coronatura merlata. L'appellativo è stato tradizionalmente collegato a un elemento scultoreo raffigurante un felino, del quale rimangono tracce su una delle mensole della torre e che avrebbe avuto anche funzione di doccione per lo smaltimento delle acque piovane. La Torre del Leone, di dimensioni inferiori, raggiunge invece circa 15 metri di altezza e 8 metri di larghezza.

La cinta era aperta da quattro accessi principali, denominati Porta Lucera, Porta Troia, Porta Guardiola e Porta di Fiorentino. L'accesso ordinario contemporaneo avviene attraverso Porta Lucera mediante un ponte in legno e ferro realizzato nel 2000, che attraversa il fossato compreso tra le torri del Leone e della Leonessa.

All'interno delle mura si sviluppava la cittadella militare angioina, della quale facevano parte alloggi, caserme, magazzini, edifici di servizio, una cappella e un articolato sistema per l'approvvigionamento idrico. Nell'area compresa tra la Torre del Leone e Porta Lucera si trova una grande cisterna circolare, profonda circa 14 metri, destinata alla raccolta e alla conservazione dell'acqua necessaria al presidio.

Dell'originaria organizzazione interna della cittadella rimangono oggi soprattutto resti archeologici e fondazioni, mentre della fase federiciana è ancora riconoscibile il grande basamento del Palatium di Federico II di Svevia, successivamente inglobato nel sistema fortificato angioino.

Nella cultura di massa

Nel 1976 la fortezza svevo-angioina fu utilizzata come location per alcune scene del film Il soldato di ventura, diretto da Pasquale Festa Campanile e interpretato, tra gli altri, da Bud Spencer. Per le riprese il complesso fortificato fu impiegato per ricreare le mura della Barletta dei primi anni del XVI secolo, nella quale è ambientata parte della vicenda legata alla Disfida di Barletta.

Note

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  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 Fortezza Svevo Angioina, su Comune di Lucera. URL consultato il 25 settembre 2026.
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  29. ↑ Lucera, su Treccani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 25 settembre 2026.
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  40. ↑ Lucera (Fg) Fortezza Svevo-Angioina. Procedura aperta per l'affidamento dei lavori di restauro e valorizzazione, su Ministero della cultura, 16 marzo 2022. URL consultato il 25 settembre 2026.
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Bibliografia

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