Il ritocco fotografico (anche fotoritocco) è l'insieme dei procedimenti che portano alla modifica di una fotografia, a scopo di migliorarne l'estetica, modificare il soggetto, eliminare o aggiungere particolari. I procedimenti, le metodologie, i risultati e le abilità in gioco variano molto se si ha a che fare con un supporto digitale o con un supporto analogico.
Si definisce fotoritocco tradizionale l’insieme di tecniche impiegate per migliorare le fotografie, agendo sia sui negativi sia sulle stampe. Queste tecniche richiedono notevoli doti artistiche e possono includere il rimodellamento delle forme e dei colori. Il fotoritocco tradizionale utilizza processi chimici per esaltare i colori, aumentarne la brillantezza e bilanciare contrasto e luminosità, ottenendo immagini più armoniose e visivamente accattivanti.
Fin dagli esordi della fotografia, i limiti tecnici dei materiali fotosensibili (ridotta latitudine di posa, contrasto elevato, imperfezioni dell’emulsione) resero necessario l’intervento manuale sulle immagini. Già nella seconda metà dell’Ottocento, fotografi professionisti e ritoccatori specializzati operavano su lastre al collodio e successivamente su negativi alla gelatina al bromuro d’argento per migliorare la resa dei ritratti. Nel corso del Novecento, con la standardizzazione della camera oscura e l’introduzione di carte multigrade (o a contrasto variabile) e nuovi agenti chimici, le tecniche di manipolazione divennero più sofisticate e controllabili.
La mascheratura e la bruciatura sono tecniche di controllo locale dell’esposizione durante la stampa in camera oscura. La prima consiste nel ridurre temporaneamente la quantità di luce che raggiunge una determinata area della carta fotografica, schiarendola; la seconda nell’aumentare l’esposizione su zone selezionate per scurirle. L’operazione avviene durante la proiezione del negativo tramite ingranditore.
Queste pratiche consentivano di compensare squilibri tonali e di guidare l’attenzione dell’osservatore, diventando strumenti espressivi centrali nella fotografia del XX secolo.
Il ritocco del negativo prevedeva interventi diretti sull’emulsione. Nei negativi in bianco e nero, si utilizzavano matite grasse, inchiostri o raschietti per attenuare difetti cutanei, graffi o polvere. Nei ritratti di studio, era comune ammorbidire le texture della pelle o accentuare dettagli degli occhi. La tecnica richiedeva notevole precisione, poiché modificava la matrice originale da cui sarebbero derivate tutte le stampe successive.
Sulla stampa positiva si interveniva con pennelli sottili e colori specifici per fotografie (spesso a base di aniline o pigmenti ad acquerello). Il procedimento permetteva correzioni puntuali, ad esempio la ricostruzione di parti danneggiate o l’uniformazione delle superfici. In ambito commerciale e pubblicitario, il ritocco su stampa era parte integrante del processo produttivo.
Il viraggio è un trattamento successivo allo sviluppo che modifica chimicamente l’immagine ai sali d’argento. Tra i più diffusi:
Oltre alla funzione estetica, tali trattamenti avevano anche finalità conservative.
La riduzione chimica (ad esempio con ferricianuro di potassio) consentiva di diminuire la densità di specifiche aree della stampa già sviluppata. Si trattava di un procedimento delicato e irreversibile, impiegato per recuperare alte luci o attenuare eccessi di contrasto.
Prima dell’elaborazione digitale, il fotomontaggio avveniva tramite combinazione fisica di più negativi o stampe. Le tecniche includevano la doppia esposizione in fase di ripresa, il “sandwich” di negativi nell’ingranditore e il ritaglio/incollaggio di stampe successivamente ri-fotografate. Il metodo fu ampiamente utilizzato nelle avanguardie artistiche del primo Novecento e nella comunicazione politica e pubblicitaria.
Prima della diffusione su larga scala della fotografia a colori, le stampe in bianco e nero venivano talvolta colorate manualmente. Il procedimento, praticato fin dall’Ottocento, prevedeva l’applicazione di pigmenti traslucidi sulla superficie fotografica per simulare la resa cromatica.

Si intende il processo digitale per cui vengono sistemate, modificate, montate, le immagini tramite programmi di elaborazione digitale delle immagini. Ormai sono moltissimi i fotografi professionisti che utilizzano il digitale per migliorare le proprie immagini. Se un tempo, infatti si faceva largo uso di filtri meccanici applicati agli obiettivi delle macchine fotografiche, o si ricorreva a particolari tipi di sviluppo delle immagini per raggiungere risultati particolari, adesso capita sempre più spesso che si utilizzino software di post produzione digitale per creare effetti che un tempo erano costosissimi e molto complicati da realizzare.
Uno dei programmi di fotoritocco più conosciuti sul mercato è Adobe Photoshop, ormai divenuto uno standard nell'ambiente. Il software libero più usato è The GIMP. Anche il software gratuito online Picnik era molto usato, per la comodità e l'accessibilità. La figura professionale del grafico digitale in grado di operare minuziosi ritocchi fotografici digitali è sempre più indispensabile nei campi della fotografia, della pubblicità, dell'editoria.
Il fotoritocco tradizionale digitale (es. regolazione manuale di livelli, curve, maschere) richiede interventi diretti dell’utente. Con l’intelligenza artificiale, invece, algoritmi di machine learning e deep learning analizzano l’immagine e automatizzano o suggeriscono le modifiche.

La manipolazione fotografica risale ad alcune delle prime fotografie catturate su vetro e lastre di latta durante il XIX secolo. La pratica iniziò non molto tempo dopo la creazione della prima fotografia (1825) di Joseph Nicéphore Niépce che sviluppò l'eliografia e realizzò la prima stampa fotografica da una lastra da stampa fotoincisa. Le stampe fotografiche tradizionali possono essere modificate utilizzando vari metodi e tecniche che implicano la manipolazione direttamente sulla stampa, come il ritocco con inchiostro, vernice, aerografo o graffiatura delle Polaroid durante lo sviluppo (Polaroid art).
I negativi possono essere manipolati direttamente nella fotocamera, ad esempio mediante tecniche di doppia esposizione, oppure in camera oscura, combinando più foto o negativi. Alcune manipolazioni in camera oscura includono lo sbiancamento, utilizzato per schiarire parzialmente o completamente alcune aree della fotografia, e la colorazione manuale, impiegata per motivi estetici o per far apparire l’immagine simile a un dipinto.
Un primo esempio di manomissione è esemplificato nel Prints and Photographs Online Catalogue della Biblioteca del Congresso in cui espone una fotografia manipolata della guerra civile americana del generale Ulysses S. Grant in posa a cavallo di fronte alle sue truppe a City Point, in Virginia.

La manipolazione delle foto è stata utilizzata per ingannare o persuadere gli spettatori o migliorare la narrazione e l'espressione di sé. Iosif Stalin ha utilizzato per esempio il ritocco fotografico per scopi di propaganda.
Nel XX secolo, il ritocco digitale è diventato disponibile grazie ai computer Quantel, che eseguivano Paintbox in ambito professionale. Questi sistemi, insieme ad altri pacchetti contemporanei, sono stati progressivamente sostituiti sul mercato dai moderni software di editing. Quantel era un’azienda britannica specializzata in computer e sistemi video professionali negli anni ’80. Produceva hardware e software per l’elaborazione delle immagini e dei video in ambito televisivo e pubblicitario. Paintbox, sviluppato da Quantel nel 1981, era uno dei primi sistemi digitali professionali per il ritocco e la creazione di immagini. Permetteva di disegnare, correggere colori, ritoccare fotografie e creare grafiche direttamente sullo schermo, sostituendo molte tecniche analogiche di fotoritocco. Era usato soprattutto da studi televisivi, pubblicitari e professionisti della grafica.
Non solo le foto vengono manipolate da professionisti per i media, ma con l’ascesa dei social media chiunque ha oggi facile accesso a strumenti per modificare le proprie immagini. Sono state create numerose applicazioni per smartphone, come Facetune, che permettono agli utenti di alterare praticamente ogni aspetto del proprio aspetto nelle foto. L’esposizione costante, soprattutto per le generazioni più giovani, a immagini così manipolate ha conseguenze importanti: contribuisce alla diffusione di ideali di bellezza irraggiungibili e difficili da confrontare con la realtà.
La manipolazione delle foto è stata a lungo utilizzata nella pubblicità, sia in spot televisivi sia su riviste, per rendere prodotti o persone più attraenti di quanto siano nella realtà. Tra i trucchi più comuni ci sono l’uso dell'eye liner per accentuare gli occhi, la sostituzione del latte con colla bianca nelle fotografie di cibi, o l’applicazione di deodorante sulle verdure per farle apparire più lucide e invitanti.
I falsi fotografici iniziarono già ai tempi della pellicola, agli albori della fotografia. Un falso ritratto del presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln ma divenuto iconico era formato dalla sua testa e dal corpo del politico John Calhoun, tratto da un celebre ritratto seduto di Mathew Brady. Questa immagine è un esempio di fotografia che, pur essendo manipolata, è stata ampiamente percepita dal grande pubblico come autentica e non alterata.
I passaggi principali della manipolazione fotografica di casi simili a quelli della foto di Lincoln sono:
Un falso digitale (deepfake) si riferisce a un video, una foto o un file audio digitale che è stato alterato o manipolato da un software applicativo digitale. Le modifiche possono anche essere eseguite per scopi innocui di intrattenimento o più nefasti come diffondere disinformazione. I deepfake possono essere utilizzati per condurre attacchi dannosi, guadagni in termini politici, crimini finanziari o frodi. Può essere utilizzato ad esempio un video in stile pornografico, in cui il volto di un individuo è posizionato sul corpo di una pornostar, allo scopo innocuo di parodia o nefasto di diffamazione.
La crescente diffusione della manipolazione delle immagini ha sollevato dubbi sul fatto che essa presenti al pubblico rappresentazioni irrealistiche della realtà. Nel suo libro "On Photography" (1977) Susan Sontag discute l'obiettività, o la sua mancanza, nella fotografia, concludendo che "le fotografie (...) vengono esse stesse ridotte, ingrandite, ritagliate, ritoccate e ingannate".
La manipolazione delle foto ha innescato risposte negative sia da parte dei consumatori che di alcune celebrità. Alcuni personaggi famosi hanno iniziato a rifiutarsi di permettere ai pubblicitari di ritoccare le foto che li ritraggono a sostegno dell'American Medical Association, il quale ha deciso che "[dobbiamo] smettere di esporre bambini e adolescenti impressionabili a pubblicità che ritraggono modelli con tipi di corpo raggiungibili solo con l'aiuto di software di fotoritocco". Alcuni di questi includono Keira Knightley, Brad Pitt, Andy Roddick, Jessica Simpson, Lady Gaga e Zendaya.
Esistono tuttavia software in grado di rilevare se una foto è stata ritoccata o è originale.
I governi in epoca moderna hanno esercitato pressioni sugli inserzionisti per limitare l’uso eccessivo di immagini ritoccate nelle campagne pubblicitarie. Ad esempio, nel Regno Unito l'Advertising Standards Authority ha vietato una pubblicità di Lancôme con Julia Roberts ritenendola fuorviante; la pelle impeccabile mostrata nell’annuncio risultava eccessivamente ritoccata e irrealistica. Anche negli Stati Uniti si osserva una crescente attenzione verso la manipolazione digitale nelle pubblicità. In un caso analogo, una campagna di CoverGirl è stata ritirata perché l’immagine della modella presentava effetti grafici eccessivamente accentuati, tali da offrire una rappresentazione ingannevole dell’efficacia del prodotto.
Nel 2015 la Francia ha approvato una legge volta a contrastare la diffusione di immagini corporee irrealistiche e a combattere l’anoressia nel settore della moda. La normativa riguarda sia l’attività delle modelle e dei modelli sia l’ambito della fotografia pubblicitaria. In base alla legge, i modelli devono dimostrare, tramite certificato medico, di trovarsi in uno stato di salute adeguato e di avere un indice di massa corporea (BMI) superiore a 18. I datori di lavoro che violano tali disposizioni rischiano sanzioni pecuniarie e possono essere condannati fino a sei mesi di reclusione. Inoltre, qualora un’immagine venga modificata o ritoccata digitalmente senza che ciò sia esplicitamente dichiarato (indipendentemente dall’entità dell’intervento) il responsabile può incorrere in una multa significativa, che può arrivare fino al 30% dei costi sostenuti per la realizzazione della campagna pubblicitaria.
Nel 2021 la Norvegia ha promulgato una legge che impone l’obbligo di segnalare esplicitamente eventuali manipolazioni digitali apportate ai corpi delle persone nelle immagini pubblicitarie. La normativa mira a promuovere una rappresentazione più realistica dei corpi e a contrastare gli effetti negativi di standard estetici irraggiungibili. Il mancato rispetto di tale obbligo comporta sanzioni pecuniarie per i responsabili della campagna pubblicitaria.
Gli effetti digitali e le correzioni sono applicabili alle foto mediante intelligenza artificiale, software come Photoshop o Gimp oppure attraverso servizi online.



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