
Francesco Delpero (Canale, 1831 – Bra, 31 luglio 1858) è stato un brigante italiano.
Nato a Canale nel 1831, Francesco Delpero lavorò come calzolaio prima di darsi alla malavita.
Fu costretto a scontare una condanna per un ferimento nel 1848; nel 1853 venne arrestato a Torino e costretto a scontare vent'anni di carcere nel bagno penale di Genova ai quali se ne aggiunsero altri cinque per tentativo di evasione. Delpero riuscì a fuggire dal carcere 1° maggio 1857, uccidendo una guardia. Rimasto latitante, iniziò a commettere una serie di furti ai danni dei viaggiatori e nelle cascine; fu anche responsabile di una serie di omicidi: tra le sue vittime vi furono un contadino anziano di Monteu Roero, due dodicenni di Pocapaglia, una donna di Guarene e due carabinieri di Santa Vittoria. Diversamente da altri briganti dell'epoca, Delpero non fece affidamento su una vera e propria banda, ma su individui che lo aiutavano nei suoi crimini.
Delpero divenne famigerato nel Piemonte meridionale; fece parlare di sé anche a Torino; la sua fama spinse gli oppositori del ministro dell'interno Urbano Rattazzi a usare le gesta del brigante come simbolo di una cattiva gestione dell'ordine pubblico.
Delpero venne arrestato il 5 agosto 1857 presso un'osteria di Vigone; nel corso delle indagini che seguirono, emersero tre fiancheggiatori e cinque complici dei suoi crimini. Delpero fu sottoposto a processo e condannato alla pena di morte per impiccagione il 31 luglio 1858, nella piazza del mercato di Bra.
Delpero divenne una figura leggendaria nelle Langhe e nel Roero e le sue imprese vennero rielaborate in chiave favolistica. Si narrava, ad esempio, che fu un carabiniere sotto copertura a permettere la cattura del brigante, quando gli mise una sostanza nel bicchiere in cui beveva per farlo addormentare; un'altra leggenda vuole che, prima di morire, lui avesse chiesto come ultimo desiderio di vedere la madre e, fingendo di baciarla, le avrebbe morso l'orecchio incolpandola di tutti i suoi mali in quanto non lo avrebbe rimproverato adeguatamente e punito quando da bambino commetteva piccoli furti e, anzi, spronandolo a derubare. Si diffusero anche altre leggende secondo le quali era un uomo bello, agile e capace di fuggire alle forze dell'ordine, talvolta umiliandole; un'altra leggenda gli attribuisce l'omicidio del figlio sulla strada che collega Vezza ad Alba; un'altra quella di un bambino per dimostrare ai suoi collaboratori di non provare alcuna pietà per nessuno.
Il brigante viene menzionato nel libro Alle porte d'Italia (1892) di Edmondo De Amicis.