
Francesco Demitry (Lecce, 9 giugno 1930 – Roma, 23 settembre 1998) è stato un politico, saggista e giornalista italiano.
È noto per il ruolo svolto nel Partito Comunista Italiano (PCI) nella gestione dei rapporti tra il partito e il mondo cattolico democratico e per le sue analisi sulle relazioni tra religione e politica in Italia. Negli anni Novanta fu capo della segreteria politica della presidenza del gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista alla Camera dei deputati.
In età giovanile prese gli ordini da Gesuita; in seguito si spogliò e si dedicò all'apostolato dei laici e agli studi filosofici, teologici e pastorali.
Fu docente di “Storia della filosofia”, “Metafisica” e “Filosofia Teoretica” nel seminario maggiore regionale di Anagni, “lettore” nella liturgia paleoslava presso il collegio “Russicum” di Roma e per due anni assistente alla cattedra di “Storia delle dottrine politiche” presso l’Università di Roma.
Operò presso il Centro di Orientamento Pastorale (COP) di Roma e collaborò con riviste teologiche internazionali, tra cui Doctrine and Life, che lo definì un “very active lay-apostle”.
Nel corso della sua carriera si occupò di informazione religiosa e dei rapporti tra Partito Comunista, istituzioni politiche e realtà ecclesiali, lavorando sia in ambito giornalistico sia politico. Sposò Loriana Puccia (Parma, 1930 – Valderice, 2017), impegnata nell'Associazione guide italiane e in ambito sindacale.
Si laureò prima in Filosofia e poi in Teologia. Fu membro dell’Associazione Teologica Italiana per lo Studio dell’Etica. Durante gli anni settanta e ottanta svolse attività di studio e mediazione politica nell'ambito della cosiddetta “questione cattolica”, curando i rapporti del PCI con il mondo cattolico organizzato, con l'associazionismo di area democratica cristiana e con movimenti, associazioni e intellettuali cattolici e collaborando con esponenti del mondo cattolico progressista.

Lavorò per cinque anni alla Radio Vaticana e per otto anni alla televisione pubblica italiana come responsabile degli affari religiosi. Collaborò alla realizzazione di programmi televisivi dedicati al Concilio Vaticano II, tra cui la rubrica settimanale Diario del Concilio e fece parte dell’équipe che seguì i lavori conciliari nell’ambito della rubrica televisiva Generazione nuova.
Nel 1968 ideò e coordinò l'inchiesta televisiva RAI La preghiera dell'uomo, curata da Paolo Brezzi a Alfonso Maria Di Nola e realizzata da Arnaldo Genoino; alla serie — per la quale fu consulente padre Ernesto Balducci — parteciparono, tra gli altri, Pier Paolo Pasolini e Carlo Levi.
Negli anni Settanta collaborò con l’Unità, pubblicando articoli sulla critica dell’integralismo cattolico nell’ambito delle politiche educative e dal 1976 con Rinascita. A partire dal 1994 scrisse per il quotidiano Liberazione, curando le rubriche e gli approfondimenti sull'informazione religiosa. Collaborò anche con l'agenzia di stampa «Adista», per la quale firmò articoli di analisi sui rapporti tra cattolici e sinistra.
Demitry ricoprì incarichi politici e culturali nel Partito Comunista Italiano dalla seconda metà degli anni Sessanta fino agli anni Novanta.
Fu responsabile nazionale dell’Ufficio per il mondo cattolico del PCI e svolse attività di analisi e mediazione nei rapporti tra il partito, la Chiesa cattolica e l’associazionismo laicale.
Redasse note, rapporti riservati e analisi indirizzate alla dirigenza del partito con l’obiettivo di interpretare l’evoluzione della dottrina sociale della Chiesa e il suo impatto sulla politica italiana. Collaborò con Enrico Berlinguer, Antonio Tatò e Alessandro Natta, come analista e consulente sulla “questione cattolica”, contribuendo a strutturare il dialogo tra i comunisti e gli ambienti democratico-cristiani.
Le sue analisi redatte sulla stampa cattolica, i suoi rapporti riservati provenienti da Radio Vaticana e dalla sua rete di contatti ecclesiali, e il suo ruolo di “ponte” tra mondo cattolico e PCI venivano incanalati verso la segreteria, dove Tatò ne vagliava elementi per aggiornare la linea politica e l’informazione interna della direzione comunista.
Un articolo del Christian Science Monitor del 1984, lo citò come portavoce del PCI, riportando le sue valutazioni sull’evoluzione ideologica del partito negli anni Ottanta, descritta come un progressivo distacco dalle ortodossie del marxismo-leninismo.
Fu impegnato, per conto del partito, in un’attività di dialogo con il cattolicesimo progressista europeo e di costruzione di relazioni politiche e culturali in un contesto segnato dalla Guerra fredda. Intrattenne rapporti costanti con paesi come Lituania e Bielorussia e seguì gli sviluppi polacchi e il dialogo tra la Chiesa e il Partito Operaio Unificato Polacco, la politica internazionale della Santa Sede e l’evoluzione dell’Ostpolitik vaticana durante gli anni di Giovanni Paolo II.
Rispetto al processo di Helsinki, denunciò le contraddizioni tra la tutela dei diritti fondamentali e l'autodeterminazione dei popoli e la persistente repressione nei confronti dei lavoratori e dei movimenti che rivendicavano libertà civili nell’Europa orientale, sottolineando come l’approccio della Santa Sede dovesse confrontarsi con tali contraddizioni per acquisire credibilità sul piano internazionale.
Secondo testimonianze di dirigenti politici come Fausto Bertinotti e Armando Cossutta, Demitry fu una figura di riferimento nel dialogo tra il PCI e il mondo cattolico, sia negli anni del compromesso storico, quando lavorò a contatto con la sala stampa vaticana, sia nel successivo dibattito interno sulle trasformazioni del partito.
Con lo scioglimento del PCI aderì al Partito della Rifondazione Comunista, dove continuò ad occuparsi dei rapporti col mondo cattolico. Nel 1995 divenne capo della segreteria politica della presidenza del gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista alla Camera dei deputati, incarico che mantenne fino alla morte.
Demitry mantenne rapporti con dirigenti, associazioni e intellettuali vicini alla tradizione fucina, all'associazionismo laicale e agli ambienti progressisti della Chiesa italiana.
Fu amico di Don Luigi della Torre e stretto collaboratore del teologo domenicano Raimondo Spiazzi, figura di rilievo nel pensiero cattolico del Novecento e operò con lui in ambiti legati alla pastorale contemporanea.
L’attività intellettuale di Demitry si caratterizzò per la critica a ogni rappresentazione “monolitica” della Chiesa e per l’attenzione al pluralismo interno al cattolicesimo italiano che riteneva incompatibile con ogni riduzione ideologica.
Demitry distinse, sul piano politico-religioso, varie aree: una tradizionalista e conservatrice, ostile alle aperture del Concilio Vaticano II; una di consenso «medio», rappresentata dalla pratica ordinaria delle parrocchie e dalla maggioranza del clero; una di consenso critico, legata all'associazionismo cattolico, ai movimenti di volontariato e alla ricerca teologica più avanzata; infine le posizioni di dissenso, anche a sinistra, che giudica talvolta segnate da una riduzione eccessiva della fede a categorie esclusivamente politiche.
Criticò sia il tradizionalismo integrista sia il dissenso radicale, sottolineando la necessità di un costante discernimento nell’interpretazione del magistero e delle pratiche ecclesiali e invitando a considerare la Chiesa nella sua dimensione universale (America Latina, Africa, rapporto tra comunità cristiana e società democratica contemporanea), evitando tanto il semplice «vaticanismo» quanto il rifiuto ideologico del fatto religioso. Considerava i fondamentalismi religiosi e laici fattori di polarizzazione in una fase storica che, a suo avviso, richiedeva forme più strette di cooperazione internazionale per affrontare le sfide globali.
Propose una concezione della laicità non come separazione ideologica radicale, ma come rifiuto dell’imposizione di una specifica ideologia alla politica e individuò nel ruolo dei laici, nella domanda etico-sociale e nei nuovi linguaggi spirituali fattori chiave per comprendere le future relazioni tra cattolici e sinistra.
Ritenne importante seguire con rigore le posizioni del magistero, valorizzare le componenti innovative del cattolicesimo e riconoscere i conflitti tra laicato e gerarchia, mantenendo distinti i piani e la complessità dei fenomeni religiosi. Sostenne la centralità di una scuola pubblica, laica e inclusiva e criticò la presentazione delle scuole confessionali come alternativa sistemica al modello statale. Analizzò la crisi della Democrazia Cristiana rispetto alla perdita di consenso dovuta a questioni morali e si interessò alle trasformazioni di movimenti come Comunione e Liberazione. Nei suoi scritti mostrava diffidenza verso le posizioni espresse dalla CEI e da Comunione e Liberazione, che considerava ostacoli all’affermazione di un’apertura pluralista nel cattolicesimo italiano e del Movimento Popolare, interpretandole come indicatrici di una trasformazione profonda del rapporto tra cattolicesimo italiano e politica.
Secondo Demitry, la Chiesa stava sviluppando riflessioni autonome sulla riforma della politica e sul rapporto fra etica e vita pubblica. In questo contesto, iniziative come le «scuole di politica» e le «Settimane sociali» compensavano le carenze dei partiti, e le critiche provenienti da ambienti come Civiltà Cattolica erano interpretate come tentativi di rilanciare un ruolo politico rinnovato del la Democrazia Cristiana
Demitry pubblicò inoltre articoli e saggi su riviste legate al mondo della sinistra e della cultura cattolica, tra cui Critica Marxista, Civiltà Cattolica e studi sull'aggregazione sociale dei cattolici in Italia.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 18906949 · ISNI (EN) 0000 0004 7861 6577 · LCCN (EN) n94021240 · BNF (FR) cb17836767s (data) |
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