| Francesco Dore | |
|---|---|
| Deputato del Regno d'Italia | |
| Durata mandato | 27 novembre 1913 – 29 settembre 1919 |
| Predecessore | Antonio Luigi Are |
| Legislatura | XXIV |
| Gruppo parlamentare | Radicale |
| Collegio | Nuoro |
| Deputato del Regno d'Italia | |
| Durata mandato | 1º dicembre 1919 – 7 aprile 1921 |
| Legislatura | XXV |
| Gruppo parlamentare | Radicale |
| Collegio | Sassari |
| Consigliere provinciale di Sassari | |
| Durata mandato | ottobre 1889 – 1904 |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Radicale |
| Titolo di studio | Laurea in medicina e chirurgia |
| Università | Università degli Studi di Cagliari |
| Professione | Medico, giornalista |
Francesco Dore (Olzai, 29 dicembre 1860 – Olzai, 22 aprile 1944) è stato un medico, politico e giornalista italiano.Fu deputato alla Camera dei deputati del Regno d'Italia durante la XXIV e la XXV legislatura, dal 1913 al 1921. Esponente del radicalismo sardo, affiancò all'attività medica l'impegno politico e giornalistico, occupandosi in particolare delle condizioni sociali ed economiche della Sardegna.
Giovanni Maria Francesco Emanuele Dore nacque a Olzai, in Barbagia, il 29 dicembre 1860, da Giovanni Pietro Dore e Raffaela Satta. Il padre esercitava la professione di medico condotto a Orune. Proveniente da una famiglia di proprietari terrieri, Francesco compì gli studi superiori a Cagliari, dove successivamente frequentò la facoltà di medicina dell'Università degli Studi di Cagliari.
Durante il periodo universitario partecipò alle attività del Circolo di San Saturnino, associazione culturale e religiosa cattolica cagliaritana, della quale divenne vicepresidente nel giugno 1882. Nello stesso anno assunse la direzione del periodico Il Risveglio, al quale collaborò anche con lo pseudonimo di Eliséo.
Conseguì la laurea in medicina il 13 luglio 1885. Già durante gli studi aveva manifestato interesse per le questioni sociali e per le condizioni economiche delle popolazioni dell'interno della Sardegna, temi che sarebbero rimasti centrali nella sua successiva attività pubblica.
Dopo la laurea esercitò per circa trent'anni la professione di medico condotto a Orune, dove svolse anche incarichi nell'amministrazione municipale. La sua attività professionale si sviluppò in un contesto caratterizzato da difficili condizioni igienico-sanitarie e da problemi di isolamento geografico e sociale.
Nell'ottobre 1889 venne eletto consigliere provinciale di Sassari per il mandamento di Fonni-Gavoi, incarico nel quale fu confermato fino al 1904. Fece inoltre parte del Consiglio provinciale scolastico e ricoprì la presidenza dell'Ordine dei medici della provincia di Sassari.
Trasferitosi successivamente a Roma, proseguì l'esercizio della professione medica e si occupò di medicina sociale, igiene pubblica e previdenza. Fu presidente del gruppo medico parlamentare, membro della Commissione malariologica presso il Ministero dell'agricoltura e, in seguito, presidente della Società di medicina legale di Roma.
Nei suoi interventi di carattere sanitario affrontò in particolare il problema della malaria e della tubercolosi, sostenendo l'importanza del miglioramento delle condizioni abitative e igieniche, della prevenzione e dell'assistenza sanitaria alle classi meno abbienti.
Di formazione cattolica, Dore aderì politicamente al movimento radicale, collocandosi nell'area del radicalismo sardo contrario al sistema politico di Giovanni Giolitti. Fu vicino al gruppo di intellettuali e politici legati al quotidiano La Nuova Sardegna.
Nel 1908 si candidò alla Camera dei deputati nel collegio di Nuoro, in occasione delle elezioni suppletive indette dopo la morte del parlamentare Giuseppe Pinna. Sostenuto da una parte dell'elettorato dei centri barbaricini, venne sconfitto al ballottaggio dal candidato liberaldemocratico Antonio Luigi Are.
Si ripresentò alle elezioni politiche del 1913, ottenendo l'elezione alla Camera dei deputati nel collegio di Nuoro. Il suo programma comprendeva interventi a favore delle classi popolari, la riduzione delle spese militari, l'introduzione di pensioni di vecchiaia e una maggiore progressività del sistema tributario.
Nel 1919 fu rieletto deputato nelle liste radicali, questa volta nel collegio di Sassari, partecipando alla XXV legislatura del Regno d'Italia.
Nel corso delle due legislature, tra il 1913 e il 1921, si occupò principalmente dei problemi economici, infrastrutturali e sociali della Sardegna, presentando numerose interrogazioni e interpellanze parlamentari.
Fra i principali temi affrontati figuravano le condizioni di vita dei pastori e degli agricoltori, la commercializzazione dei prodotti caseari, i collegamenti ferroviari e marittimi dell'isola e il miglioramento dei servizi pubblici.
Intervenne in particolare a favore della libera commercializzazione del formaggio pecorino, contrastando le restrizioni che penalizzavano i produttori sardi. Sollecitò inoltre interventi per migliorare i trasporti tra i centri della Barbagia e i collegamenti tra la Sardegna e la penisola italiana.
Nel 1918, in seguito all'affondamento del piroscafo Tripoli, impiegato nei collegamenti con la Sardegna, presentò un'interrogazione parlamentare sulle responsabilità dell'accaduto e sulla sicurezza delle comunicazioni marittime.
Nel 1920 sostenne una proposta di legge relativa al trasferimento del comune di Ollolai dal mandamento di Orani a quello di Fonni, al fine di agevolare l'accesso della popolazione agli uffici giudiziari. Il provvedimento riprendeva una precedente iniziativa parlamentare presentata nel 1912 da Antonio Luigi Are.
Si interessò inoltre alla questione del decentramento amministrativo e sostenne la ricostituzione della provincia di Nuoro.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, pur provenendo da una formazione culturale orientata al pacifismo, Dore si schierò a favore dell'intervento italiano nel conflitto.
Durante la guerra prestò servizio volontario come capitano medico presso l'ospedale Boezio di Roma, continuando contemporaneamente a svolgere le proprie funzioni parlamentari.
Intrattenne rapporti con l'intellettuale e sindacalista sardo Attilio Deffenu, del quale sostenne la richiesta di essere destinato al fronte. Secondo la ricostruzione di Salvatore Murgia, Dore intervenne presso le autorità militari per superare le riserve legate ai precedenti politici di Deffenu.
In occasione delle elezioni politiche del 1921 decise di non ripresentare la propria candidatura. Insieme a Pietro Satta Branca comunicò la decisione agli elettori attraverso una lettera pubblicata su La Nuova Sardegna il 25 aprile 1921.
Dopo la conclusione dell'esperienza parlamentare si dedicò principalmente alla professione medica e all'attività pubblicistica.
Con l'affermazione del fascismo mantenne posizioni critiche nei confronti del regime. Negli anni successivi continuò a intervenire sulla stampa, soprattutto su questioni sociali, religiose e di politica internazionale, manifestando posizioni contrarie al militarismo e alla guerra.
Parallelamente alla professione medica e alla carriera politica, Dore svolse un'intensa attività giornalistica.
Dopo le prime esperienze con Il Risveglio, collaborò con diverse testate, tra le quali La Nuova Sardegna, La Sardegna Cattolica, Il Messaggero, Il Giornale d'Italia e il settimanale diocesano L'Ortobene.
I suoi scritti affrontavano temi di politica, storia locale, medicina sociale, igiene pubblica e questioni religiose. Su L'Ortobene pubblicò, nell'arco di circa dieci anni, oltre cento articoli.
Intrattenne rapporti di amicizia e collaborazione con diversi esponenti della cultura sarda, tra cui Grazia Deledda, Sebastiano Satta e Attilio Deffenu.
Conobbe Grazia Deledda negli anni giovanili e mantenne rapporti con la scrittrice anche dopo il trasferimento di entrambi a Roma. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1936, Dore le dedicò una serie di corrispondenze nelle quali ricordò episodi della sua vita privata e familiare.
Durante la seconda guerra mondiale fece ritorno a Olzai, dove trascorse gli ultimi anni della propria vita, continuando a collaborare con il settimanale L'Ortobene.
Morì il 22 aprile 1944, all'età di 83 anni. Il periodico diocesano ne ricordò l'attività di medico, giornalista e parlamentare, sottolineandone l'impegno per le popolazioni della Sardegna.
Nel 2015 la sua figura è stata oggetto di una biografia scritta da Lorenzo Dore e pubblicata dalla casa editrice Ilisso, con introduzione dello storico Guido Melis e postfazione di Manlio Brigaglia.
Sposò Maria Giannichedda, morta nel 1926, dalla quale ebbe cinque figli: Giampietro, Maria Giovanna, Raffaela, Antonio e Grazia.
Tra i figli si distinsero Grazia Dore, poetessa e scrittrice, e Maria Giovanna, religiosa benedettina e fondatrice del monastero di Olzai.