
Cavalier Francesco Solmi (Bologna, 2 agosto 1844 – Cernusco Lombardone, 17 agosto 1914) è stato un architetto e ingegnere italiano.
Francesco Solmi nasce a Bologna il 2 agosto 1844 da Giuseppe Solmi, intagliatore, e Teresa Dell'Oglio, casalinga, vivendo in via Vinazzi Col D'Oca 3071, oggi via Bibbiena, insieme allo zio Valentino Solmi, docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna. È proprio Valentino a sostenere il giovane Francesco quando, tra il 1856 e il 1862, frequenta l’Accademia, seguendo corsi di ornato, architettura, figura e decorazione sotto maestri come Marconi, Albéri e Puccinelli.
Nel 1865 Solmi pubblica una biografia di Jacopo Barozzi da Vignola, segno di un precoce interesse per la teoria architettonica. In quegli stessi anni si lega professionalmente a Giuseppe Mengoni: dal marzo 1865 al febbraio 1878 è attestata la sua presenza nel grande cantiere della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, dove assiste anche al tragico incidente che causa la morte di Mengoni il 30 dicembre 1877.
Il 15 ottobre 1867 riceve il titolo di cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nel 1872 collabora con Mengoni alla costruzione del Palazzo della Cassa di Risparmio di Bologna, affiancato dall’assistente Muranesi. L’anno successivo Mengoni cita un progetto di Solmi per una casa in via Silvio Pellico a Milano.

Negli anni Ottanta Solmi si è ormai stabilito a Milano: nel 1884 il suo studio si trova in Piazzale della Stazione Centrale 4, poi nel 1888 si sposta al civico 2, condividendo gli spazi con l’ingegnere Eugenio Comboni.
Tra il 1892 e il 1900 lavora intensamente sul Garda: a Gargnano realizza il palazzo della famiglia Feltrinelli, l'ospedale, la casa di ricovero, l'asilo e le scuole insieme ad Alberico Belgioioso, mentre il progetto del cimitero è interamente suo. Parallelamente, tra il 1892 e il 1899 costruisce la monumentale Villa Feltrinelli a Gardone Riviera.
Nel 1894 partecipa alle Esposizioni Riunite di Milano, progettando l’Officina elettrica e il chiostro del ristorante Consonni al Castello Sforzesco. Negli stessi anni realizza la Cappella Coralli-Pavesi al Monumentale e un fabbricato in via Principe Umberto.
Tra il 1894 e il 1896 firma numerosi progetti milanesi: Villa Scotti-Martignoni (oggi Villa Borletti), la casa Cordani in via Leopardi, ampliamenti e nuove abitazioni in via Guerrazzi, Piermarini e via Revere. Sempre nel 1894-95 realizza la chiesa provvisoria in legno del Corpus Domini, costruita con materiali recuperati dall’Esposizione del 1894.
Nel 1898-99, dopo la morte dell’architetto Ippolito Marchetti, Solmi ottiene l’incarico per la costruzione della chiesa in pietra del Corpus Domini che costruisce parallelamente al Palazzo Feltrinelli a Gargnano.
Nel 1899 dirige il Padiglione di Belle Arti e Arte Sacra all’Esposizione Voltiana di Como, l’unico edificio a sopravvivere all’incendio che devastò l’esposizione subito dopo l’inaugurazione. A gennaio dello stesso anno progetta l’acquedotto della Tintoria Comense.
Nel 1900 torna a Milano con nuovi progetti: la casa Bosisio in via Revere e la costruzione del cimitero di Gargnano. Dal 1903 al 1908 lavora alla chiesa di San Gregorio Magno, insieme a De Micheli e Poelli.
Il 17 agosto 1914 Solmi muore a Cernusco Lombardone, assistito da Giuseppe Polvara e Vittorio Vergani; l’atto di morte è registrato dall’ingegnere Rodolfo Rusca. La moglie, Luigia Moiraghi, lo raggiungerà nella stessa tomba nel 1921.
Una vita intensa, disseminata di cantieri, collaborazioni e opere che ancora oggi punteggiano Milano e il Garda, ricostruita attraverso documenti, archivi e testimonianze che restituiscono il ritratto di un architetto ed ingegnere solido, instancabile, profondamente radicato nel suo tempo.
Il periodo compreso tra la metà del XIX e del XX secolo vede gli architetti europei dividersi fra chi si faceva ispirare dagli stilemi del passato e chi cercava di distaccarsi da essi progettando soluzioni inedite; anche l’Italia viveva questi contrasti negli edifici che venivano costruiti, sia laici che sacri. In particolare, in questi ultimi, almeno fino alla metà del Novecento quando Le Corbusier influenzò in modo determinante le tendenze stilistiche europee con la costruzione della cappella di Notre-Dame du Haut, le architetture e gli apparati decorativi proposti erano fortemente legati agli esempi più significativi della storia artistica italiana. A Milano lo slancio in questa direzione si può osservare a partire dall’arcivescovado del Cardinale Ferrari (1894-1920), che fece costruire ben ventisette chiese intorno a quella che all’epoca era considerata la periferia di Milano, in modo da offrire ai nuovi quartieri che si andavano formando sia assistenza spirituale che sostegno pratico.
Queste nuove chiese si innestarono nel tessuto sociale divenendo punti di riferimento cui la cittadinanza ricorreva spesso, infatti, non era inusuale che in esse fossero organizzate mense per i più poveri, ricoveri per bambini abbandonati, servizi di foresteria e predisposti aiuti per le famiglie più disagiate, supportando così le istituzioni cittadine nelle attività di assistenza sociale.
Gli architetti che le progettarono, oggi per lo più dimenticati ma di grande successo all’epoca, proposero architetture che univano tradizione e modernità, riscoprendo le arti e le architetture del passato e inserendosi in un contesto europeo di ricerca artistica influenzata da esperienze come quelle di Hector Guimard o Jules Lavirotte a Parigi, di Peter Behrens o Desiderius Lenzin Germania e dall’estetica dell’Arts and Crafts di William Morris che infervorava l’Inghilterra.
In Italia fra i protagonisti della tradizione artistica e architettonica vi è Francesco Solmi, uno degli architetti meno noti e studiati anche se seppe tradurre con forza e originalità lo spirito del proprio tempo. Esaltare la figura di questo architetto, attivo con grande successo dagli anni ’60 del XIX secolo fino al 1914 (anno della sua morte improvvisa), non significa solo riconoscere le sue straordinarie capacità tecniche e progettuali, ma anche comprendere il profondo valore simbolico e culturale che le sue scelte stilistiche assunsero in un periodo segnato da significativi cambiamenti sociali e politici. L’opera di Solmi, infatti, riflette le aspirazioni di una Milano che stava diventando il cuore pulsante di una nuova borghesia urbana e industriale.
L’Italia, da poco unificata, era alla ricerca di una propria identità nazionale anche attraverso le arti e l’architettura, mentre osservava le tensioni crescente tra modernità e tradizione, tra sviluppo industriale e nostalgia del passato che plasmavano le città d’oltralpe. In questo contesto, l'opera di Solmi si colloca come un elegante equilibrio tra memoria storica e innovazione, tra continuità e trasformazione, offrendo una visione architettonica capace di dialogare sia con la ricca eredità culturale italiana sia con le nuove esigenze della borghesia urbana in ascesa. I suoi edifici sacri e residenziali non erano solo espressioni estetiche, ma veri e propri manifesti di uno stile di vita, di un’ideologia civile e sociale, in cui l’armonia tra forme e funzioni diventava metafora di un ordine possibile in un’epoca di grandi cambiamenti.
Francesco Solmi, insieme ad altri architetti dell'epoca, ha dato vita a un patrimonio architettonico che ha lasciato una traccia profonda nella Milano di fine Ottocento e inizio Novecento. Nel caso specifico delle chiese commissionate dal cardinal Ferrari quelle di Solmi sono due, la basilica del Corpus Domini e la Chiesa di San Gregorio Magno, e anche se finora poco studiate sono state esempi tipici dell’architettura sacra realizzata fra il 1894 e il 1920.

La lunga collaborazione di Francesco Solmi con Giuseppe Mengoni nel cantiere della Galleria Vittorio Emanuele II segna il suo ingresso nella grande architettura milanese. Solmi lavora fianco a fianco con Mengoni per oltre un decennio, seguendo le fasi più delicate della costruzione e trovandosi presente il giorno dell’incidente che ne causa la morte, il 30 dicembre 1877. La sua partecipazione è attestata da più fonti, che ne confermano il ruolo tecnico e la continuità nel cantiere.

Nel 1872 Solmi affianca nuovamente Mengoni nella costruzione del Palazzo della Cassa di Risparmio di Bologna. Qui lavora con l’assistente Muranesi, contribuendo alla definizione di un edificio che rappresenta uno dei punti più alti dell’architettura civile bolognese dell’epoca. La sua presenza è registrata nelle cronache illustrate dell’Emporio Pittoresco.
In un articolo del 1874 Mengoni cita un progetto di Solmi per una casa in via Silvio Pellico, forse destinata alle famiglie Pellini o Ambrosini-Spinella. Il progetto non è più reperibile, ma la menzione testimonia la crescente autonomia professionale di Solmi negli anni Settanta.
Nel 1894 Solmi partecipa alle Esposizioni Riunite al Castello Sforzesco, progettando l’Officina elettrica per le ditte Tosi & C. e Cabella & C., oltre al chiostro che ospita il ristorante Consonni. Un intervento effimero ma di grande visibilità, che mostra la sua capacità di operare in contesti espositivi complessi.
Solmi realizza anche un fabbricato interno in via Principe Umberto I (oggi via Turati), segnalato nelle fonti come parte della trasformazione edilizia della Milano postunitaria.

Tra il 1894 e il 1895 progetta la Villa Scotti-Martignoni, oggi Villa Borletti, all’angolo tra via XX Settembre e via Monti. Il progetto, documentato dal Monitore Tecnico, è uno degli esempi più significativi della sua architettura residenziale borghese.
La casa Cordani, in via Leopardi 32, è un altro intervento residenziale di rilievo. Solmi ne cura il progetto e l’ampliamento, come riportato da diverse fonti tecniche dell’epoca.
Nel 1895 interviene sull’ampliamento del caseggiato dei sacerdoti Cristalli e Parentini, situato tra via Guerrazzi e via Piermarini. L’opera è registrata nel Monitore Tecnico.
Sempre nel 1895 Solmi progetta la casa del sig. Cunico in via Revere, un altro tassello della sua intensa attività edilizia milanese.

La chiesa provvisoria del Corpus Domini, costruita in legno con materiali recuperati dall’Esposizione del 1894, è un esempio di architettura temporanea ma funzionale. La richiesta di costruzione proviene da padre Gerardo Beccaro, e la stampa tecnica dell’epoca ne parla con toni critici.
Tutto comincia negli anni 1894–1895, quando la comunità milanese, guidata da padre Beccaro, chiede al Comune di Milano il permesso di costruire una chiesa provvisoria in legno, un edificio semplice, realizzato con materiali di recupero provenienti dalle Esposizioni Riunite del 1894. La struttura, pur temporanea, diventa subito un punto di riferimento per il quartiere. Le riviste tecniche dell’epoca ne parlano con tono critico, definendola un’opera modesta, quasi improvvisata. Ma quella piccola chiesa è solo il preludio di una vicenda più complessa.
Dopo la morte dell’architetto Ippolito Marchetti, Solmi riceve l’incarico ufficiale per la costruzione della chiesa in pietra del Corpus Domini. La documentazione conservata attesta la sua responsabilità diretta nel progetto e nella direzione dei lavori.
Tra il 1898 e il 1899, mentre si avvia la costruzione della nuova chiesa in pietra, il progetto subisce un evento tragico: muore improvvisamente l’architetto incaricato, Ippolito Marchetti, proprio nel cantiere. È un momento di smarrimento per la comunità e per i Carmelitani Scalzi, che avevano promosso l’opera.

Ed è qui che entra in scena Solmi. Conosciuto per la sua solidità professionale (aveva già costruito la chiesa provvisoria in legno del Corpus Domini) e per la lunga esperienza maturata nei cantieri milanesi, riceve una lettera d’incarico ufficiale dal convento dei Carmelitani Scalzi, assumendo la responsabilità della costruzione della chiesa . Il Comune registra il nuovo permesso edilizio, confermando la sua direzione dei lavori.
Solmi modifica il progetto originario e porta avanti il cantiere con rigore, trasformando l’idea di Marchetti in un edificio magniloquentedove si possono osservare elementi in stile Bizantino, Romanico, Gotico e Liberty di altissimo livello e portando a Milano l'unico esempio di chiesa ad aule sovrapposte assimilabile alla più alta tradizione architettonica del medioevo riscontrabile in Italia nella Basilica di San Francesco ad Assisi.
La chiesa del Corpus Domini verrà elevata a rango di basilica minore nel 1950.
Tra il 1892 e il 1900 Solmi lavora intensamente a Gargnano, dove realizza – insieme ad Alberico Belgioioso – ospedale, casa di ricovero, asilo e scuole. Il cimitero, invece, è interamente di sua progettazione. Un ciclo di opere pubbliche che testimonia la sua capacità di operare su scala territoriale.
La costruzione della Villa Feltrinelli, tra il 1892 e il 1899, a Gardone Riviera è uno dei suoi lavori più prestigiosi. L’edificio, oggi celebre, è documentato dagli archivi comunali come opera diretta da Solmi.

Parallelamente alla villa di Gardone, Solmi costruisce anche Palazzo Feltrinelli in piazza Castello a Gargnano, consolidando il rapporto con la famiglia Feltrinelli.
Nel 1899 Solmi progetta e dirige il Padiglione di Belle Arti e Arte Sacra dell’Esposizione Voltiana di Como. È l’unico edificio a sopravvivere all’incendio che distrusse quasi tutta l’esposizione subito dopo l’inaugurazione.
Nel gennaio 1899 Solmi progetta e costruisce l’acquedotto della Tintoria Comense, un’opera tecnica di rilievo documentata dalla rivista L’Industria.
La casa Bosisio, situata tra via Revere e via Pagano, è documentata sia nelle ricostruzioni storiche sia nelle riviste tecniche dell’epoca. Solmi ne cura il progetto nel 1900.
La Cappella Coralli-Pavesi al Monumentale è uno dei suoi lavori milanesi più eleganti, citata nelle ricostruzioni storiche dell’edilizia cittadina. Costruita nel corso del 1903, testimonia la sua attività nel campo dell’architettura funeraria.
Tra il 1903 e il 1908 Solmi partecipa alla costruzione della chiesa di San Gregorio Magno, insieme agli architetti De Micheli e Poelli. I progetti sono conservati presso la Biblioteca Trivulziana in Milano.