
Una fugas (in francese fougasse) è un ordigno esplosivo improvvisato direzionale, simile nel funzionamento ad un grosso mortaio o a una mina terrestre.
È un ordigno con origini antiche che risalgono come minimo al XVI secolo, periodo in cui furono usate da Samuel Zimmermann ad Augusta; furono citate anche da Vauban nel XVII secolo, ed erano ben note agli ingegneri militari dalla metà del XVIII secolo. Le fugas furono utilizzate in diverse guerre europee, nella Guerra d'Indipendenza Americana (1775-1783), nella Guerra di Secessione Americana (1861-1865). Vennero utilizzate limitatamente anche durante il XX secolo: ad esempio, durante la Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) sul fronte orientale, fra l'armamentario delle formazioni partigiane che operavano contro le forze dell'Asse figuravano anche le fugas, caricate sia con pietre sia con pezzi di metallo – tutte e tre le edizioni del manuale sovietico d'addestramento per partigiani "Compagno del partigiano" (in russo Спутник партизана?, Sputnik partizana) contenevano anche istruzioni sull'approntamento di tali ordigni. Sempre nel XX secolo, le fugas vennero usate in alcune guerre di liberazione nazionale in Africa e in Asia – ad esempio durante la Guerra di Corea (1950-1953). Il termine è usato ancora oggi per descrivere tali dispositivi.
Tipicamente, una fugas è costruita scavando un buco nel suolo o nella roccia, sul fondo del quale viene posta una carica esplosiva (in origine polvere nera), poi ricoperta con proiettili di vario tipo (in origine pietre). Il buco, mimetizzato nell'ambiente circostante, può essere scavato con vari gradi d’inclinazione, per fare in modo che i proiettili sparati dalla fugas abbiano una traiettoria a tiro teso (come un fucile o un cannone) oppure a tiro curvo parabolico (come un mortaio). Quando la carica esplosiva viene fatta detonare i proiettili vengono scagliati in avanti, lungo l'asse di scavo del buco, colpendo tutto ciò che si trova nel loro raggio d'azione.
Le fugas venivano comunemente puntate su strade o itinerari percorsi dal nemico (quindi rivolte contro il nemico o verso la presunta direzione di avvicinamento di forze nemiche), allo scopo di tendergli un'imboscata o di proteggere le proprie postazioni difensive. Se caricati correttamente, questi ordigni sono capaci di uccidere truppe e danneggiare veicoli non corazzati.
Originariamente, il normale metodo di sparo di una fugas consisteva nell'utilizzare una torcia o una miccia a lenta combustione per accendere un saucisson (termine francese per "salsiccia", ovvero un tubo di stoffa o di cuoio impermeabilizzato con pece e riempito di polvere nera) che portava alla carica esplosiva. Ciò presentava numerosi svantaggi: il tiratore era visibile al nemico attaccante e doveva correre per allontanarsi dopo aver acceso la miccia. La polvere nera era anche molto sensibile all'umidità e avrebbe potuto non funzionare affatto. Nel 1573 Samuel Zimmermann ideò un metodo migliorato che incorporava un sistema snaphance (o, più tardi, un meccanismo a pietra focaia) nella carica esplosiva e collegava il suo grilletto alla superficie con un cavo. Questo sistema era più resistente all'umidità, meglio nascosto e consentiva al tiratore di stare più lontano. Consentiva inoltre alla fugas di essere attivata con un filo d'inciampo, trasformandola in una mina a frammentazione antiuomo attivata dalla/e vittima/e.
In una lettera a sua sorella, il colonnello inglese Hugh Robert Hibbert descrisse un'arma simile impiegata dai russi durante la Guerra di Crimea (1853-1856):
Le fugas possono essere classificate in base al tipo di materiale proiettato dall'esplosione:

In origine il tipo più comune era la fugas a pietre, che era semplicemente un buco riempito con grandi rocce e mattoni. Quando la carica esplosiva veniva fatta detonare, la fugas scagliava una grandinata di pietre ad alta velocità attraverso l'area davanti a sé. Grandi fugas con pietre potevano contenere diverse tonnellate di materiale e fino a un quintale di polvere.
La fugas a granate (in inglese shell fougasse) era costituita da una cassa interrata e mimetizzata, suddivisa da una partizione in due scomparti: nella parte superiore venivano alloggiate granate cariche, con le spolette rivolte verso il basso, collegate alla parte inferiore tramite fori praticati nella parete divisoria, per garantirne l'innesco; nella parte inferiore era posta una carica di polvere nera in grado, al momento dello sparo, di scagliare le granate verso la superficie. Come caricamento alternativo venivano impiegate anche carcasse incendiarie[senza fonte]. La fugas veniva azionata quando il nemico si trovava sopra di essa: le granate venivano lanciate in aria prima di esplodere, aumentando così il potenziale distruttivo – anticipando, in un certo senso, le moderne munizioni saltanti.
Le fugas incendiarie erano progettate per scagliare non proiettili solidi bensì liquidi infiammabili e incendiari, tipicamente una miscela di benzina e olio. Le fugas a fiamma (in inglese flame fougasse) furono sviluppate dal Dipartimento britannico per la guerra petrolifera (in inglese British Petroleum Warfare Department) in risposta alla minaccia di invasione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel Regno Unito, durante la Seconda Guerra Mondiale, le fugas incendiarie vennero solitamente costruite con un barile da 40 galloni interrato nel ciglio della strada e mimetizzato. L'Ammonal forniva la carica propellente che, una volta attivata, faceva sì che l'arma sparasse una fiammata larga 3 metri e lunga 27 metri. Inizialmente veniva utilizzata una miscela composta per il 40% da benzina e per il 60% da gasolio; tale miscela fu successivamente sostituita da un gel adesivo composto da catrame, calce e benzina denominato "5B". Vennero posizionate soprattutto in punti in cui i veicoli erano costretti a rallentare, come curve, pendenze accentuate o posti di blocco, per massimizzarne l'efficacia. Ne furono predisposti circa 50.000 esemplari, distribuiti in oltre 7.000 batterie soprattutto nel sud dell'Inghilterra e, in seguito, in circa 2.000 siti in Scozia; sebbene non impiegate direttamente sul suolo britannico, alcune installazioni di questo tipo furono utilizzate in Grecia.

Il numero di novembre 1944 del Bollettino d'intelligence del dipartimento della guerra degli Stati Uniti (in inglese U.S. War Department Intelligence Bulletin) fece riferimento ai "lanciafiamme fougasse" utilizzati nella difesa sovietica a Stalingrado come base di una versione tedesca trovata in Italia, che veniva sepolta con un tubo di scarico a direzione fissa e integrata con mine terrestri convenzionali e filo spinato nelle opere di difesa. Queste armi tedesche, copiate dalle mine-lanciafiamme sovietiche FOG-1 o FOG-2 e denominate "Lanciafiamme difensivo 42" (in tedesco Abwehrflammenwerfer 42), avevano un serbatoio di carburante da circa 30 litri, e potevano essere collegate a un punto di controllo mediante cavi elettrici con il quale era possibile spararle da remoto, individualmente o tutte insieme.

Istruzioni sulla preparazione di fugas incendiarie sono rimaste nei manuali militari da campo scritti per la truppa di vari Eserciti, come armi di circostanza realizzabili sul campo di battaglia. Tali mine direzionali incendiarie improvvisate sono costruite utilizzando contenitori di carburante disponibili sul posto (latte, barili, ecc.) pieni di liquidi infiammabili e incendiari, poi combinati con cariche esplosive standard o bombe a mano innescate elettricamente o tramite spezzoni di miccia detonante. Alcuni progetti utilizzano spezzoni di miccia detonante o detonatori per rompere il contenitore del carburante e far esplodere la carica principale. Armi di questo tipo furono ampiamente utilizzate durante la Guerra di Corea (1950-1953) e la Guerra del Vietnam (1955-1975).

Una fugas a schegge metalliche è progettata per lanciare proiettili metallici – come biglie d'acciaio, dadi, chiodi, bulloni, rottami e frammenti metallici vari, ecc.
Questo modello fu utilizzato, ad esempio, dal Fronte di Liberazione Nazionale algerino, che dal 1954 si batteva per conseguire l'indipendenza dell'Algeria dalla Francia. La fugas del FLN algerino era costituita da un grosso tubo metallico chiuso a un'estremità, sul fondo del quale era inserita una carica esplosiva di polvere nera, coperta da una prima borra o stoppaccio (fatto di stracci, feltro, cartone, ecc.), da una quantità di materiali metallici che fungevano da proiettili "shrapnel", e infine da una seconda borra o stoppaccio. Nella polvere nera era immersa una lampadina elettrica a incandescenza con il bulbo rotto e il filamento integro, collegata a un circuito elettrico composto da cavi elettrici, una batteria e un interruttore aperto. Quando il filamento della lampadina riceveva corrente elettrica diventava incandescente, causando così l’esplosione della carica di polvere nera, la quale scagliava in avanti i proiettili metallici. L'interruttore veniva azionato nel momento opportuno da un membro del FLN che si trovata mimetizzato nei paraggi, oppure veniva interrato lungo il previsto itinerario delle truppe o dei veicoli non corazzati nemici, in modo che fossero essi stessi a calpestarlo accidentalmente, attivando così la mina fugas.
Dispositivi analoghi – sebbene più leggeri e di dimensioni ridotte, assimilabili a mine Claymore improvvisate o a cariche a mitraglia (in inglese grapeshot charge) improvvisate – compaiono anche in alcuni manuali militari statunitensi scritti per le forze speciali.