
I fuochi fatui sono fiammelle solitamente di colore blu o celeste che si manifestano a livello del terreno in particolari luoghi come i cimiteri, le paludi, gli stagni nelle brughiere e le zone umide boschive. Il periodo migliore per osservarli parrebbe essere nelle calde sere d'agosto.
Talvolta sono chiamati corpi santi in analogia a quelli di sant'Elmo, ma, a differenza di questi, potrebbe trattarsi di fiammelle derivate dalla combustione del metano e del fosfano dovuta alla decomposizione di resti organici: per esempio di cadaveri umani conservati nelle bare che, come spesso avveniva in passato, non potevano essere sigillate, con conseguente fuoriuscita del metano originato dalla decomposizione delle salme.

Le leggende sui fuochi fatui sono moltissime. Nell'antichità si ritenevano la dimostrazione dell'esistenza dell'anima. Alcune popolazioni nordiche invece credevano che seguendoli si trovasse il proprio destino.
Gli antichi egizi potevano forse ritenere che quanto più una persona fosse stata virtuosa nella sua vita terrena, tanto più il suo Akh, cioè la partecipazione della sua anima alla Luce divina secondo la religione egizia, avrebbe potuto illuminarsi, dando origine ai fuochi fatui.
A ogni modo i fuochi fatui, nelle credenze popolari occidentali, potevano essere interpretati in genere come la manifestazione degli spiriti dei morti, in particolare di anime dannate o del Purgatorio, oppure di bambini non battezzati.
Tra i racconti del folclore italiano, fuochi fatui venivano solitamente avvistati nella val Trebbia, oppure nei pressi del Lago Maggiore, del mitico lago Gerundo, o in genere nella Bassa padana, spesso associati al passaggio di meteore.
Un'altra zona che per secoli è stata teatro di questo genere di manifestazioni si trovava nell'appennino tosco-emiliano, nei pressi di Pietramala, conosciuta come Bocca d'Inferno, in cui i fuochi fatui si diceva apparissero con l'intento malevolo di spaventare e trarre in inganno i viaggiatori.

L'origine del fenomeno è tutt'altro che chiarita. Tra le molte ipotesi spicca quella sull'ossidazione del fosfano e metano, prodotto dalla decomposizione anaerobica del carbonio organico, che potrebbe provocare una luce splendente dovuta a chemiluminescenza.
I fuochi fatui furono studiati fra gli altri da Jacopo Bartolomeo Beccari, da Alessandro Volta, e dal barone Karl Reichenbach, che li considerava manifestazioni del fluido odico liberato dalla decomposizione dei cadaveri, visibili solo ai sensitivi.
L'espressione fuoco fatuo ricorre inoltre nel lessico comune per indicare un desiderio vano o fugace.
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