
Gabriel Matzneff (Neuilly-sur-Seine, 12 agosto 1936) è uno scrittore francese.
Di famiglia di origine russa, è autore di romanzi, saggi e di una vasta produzione diaristica. Cristiano ortodosso e legato alla cultura classica e al mondo mediterraneo, nei suoi scritti ha espresso posizioni culturali e politiche non riconducibili stabilmente a uno specifico schieramento, intrattenendo nel corso degli anni rapporti con personalità appartenenti ad ambienti differenti.
Figura controversa della letteratura francese contemporanea, Matzneff ha descritto in numerose opere e nei propri diari le relazioni sessuali intrattenute con adolescenti e minori, nonché episodi di turismo sessuale in Asia. La sua figura è divenuta oggetto di una vasta controversia tra il 2019 e il 2020 in seguito alla pubblicazione di Le Consentement di Vanessa Springora, che ha raccontato la relazione avuta con lo scrittore quando aveva quattordici anni. La vicenda ha dato luogo anche a procedimenti giudiziari, alcuni dei quali archiviati per prescrizione.
Gabriel Michel Hippolyte Matzneff proviene da una famiglia della nobiltà russa emigrata in Francia dopo la Rivoluzione russa. La madre, Eugénie Polak (1900-1988), originaria di Nižnij Novgorod e figlia di Salomon Polak e Sophie Burstein, era di origine ebraica. Durante l'Occupazione tedesca della Francia, fu internata nel campo di internamento di Drancy e nel 1944 deportata ad Auschwitz. Fu infatti deportata il 31 luglio 1944 con il Convoglio 77, partito da Drancy e diretto ad Auschwitz; sopravvisse alla deportazione.
Nel 1953 iniziò a tenere un diario personale, pubblicato a partire dal 1976 in diversi volumi e successivamente riunito nella serie dei Carnets noirs; dal 2009 la continuazione del diario apparve sotto il titolo di Journaux.
Nel 1959 si recò in Algeria per approfondire gli studi di epigrafia latina. Da questo interesse nacque un saggio sul suicidio presso gli antichi Romani, successivamente confluito in Le Défi (1965).
Rientrato a Parigi nel 1961, cominciò a pubblicare su diverse riviste, fra cui Contacts, periodico di teologia ortodossa, La Table ronde e il quotidiano Combat. Collaborò in seguito con numerose testate di diverso orientamento politico e culturale, tra le quali Les Nouvelles littéraires, Le Quotidien de Paris, Le Figaro, Le Monde, la Revue des deux Mondes, L'Idiot international, Éléments, La Presse littéraire e Le Point.

Dal 1970 al 1973 fu sposato con Tatiana Scherbatcheff. Le sue opere, comprendenti narrativa, saggistica, poesia e diaristica, sono state pubblicate principalmente da Gallimard e dalle Éditions de La Table ronde.
Legato alla Russia per le proprie origini e particolarmente attratto dall'Italia, in un'intervista rilasciata al quotidiano Il Foglio dichiarò di avere imparato l'italiano anche guardando i film di Totò.
La cultura greco-romana, la lingua latina e la civiltà mediterranea costituiscono temi ricorrenti nell'opera di Matzneff. L'interesse per l'antichità, sviluppato anche attraverso gli studi di epigrafia latina condotti in Algeria, trovò una prima espressione in Le Défi (1965) e rimase successivamente un riferimento costante della sua produzione saggistica.
Nel 1973, assieme a Jean-Claude Barat, erede ed esecutore testamentario di Henry de Montherlant, portò a Roma le ceneri dello scrittore, morto suicida l'anno precedente. Nella notte tra il 21 e il 22 marzo Matzneff e Barat ne dispersero le ceneri in diversi luoghi della città, fra cui il Tevere, il Tempio di Portuno e il Foro Romano. Matzneff descrisse successivamente il gesto come ispirato alla pietas romana, ricordando l'importanza dell'amore per Roma antica nella propria amicizia con Montherlant.
Educato nella fede cristiana ortodossa, negli anni sessanta collaborò a Contacts, rivista di teologia ortodossa, e partecipò con il principe Constantin Andronikov e il sacerdote Pierre Struve alla realizzazione delle prime trasmissioni televisive francesi dedicate all'ortodossia.
La religione occupa un posto rilevante anche nella sua produzione letteraria e diaristica, nella quale ricorrono l'interesse per la liturgia, il rito e la dimensione estetica del sacro. In un'intervista del 2010 Matzneff sottolineò in particolare la «poesia» delle cerimonie liturgiche.
Pur appartenendo alla Chiesa ortodossa, mostrò interesse anche per il cattolicesimo romano e le sue forme liturgiche. Il 4 dicembre 2016 partecipò alla consacrazione della cattedrale ortodossa della Santa Trinità di Parigi, celebrata dal patriarca Cirillo I di Mosca, dal quale ricevette la comunione.
Nell'articolo Le désir et l'éternité, pubblicato su Le Monde nel 1977, affrontò inoltre i rapporti fra cristianesimo e Islam, richiamandosi alla continuità della tradizione profetica abramitica.
Una parte significativa dell'opera saggistica di Matzneff è dedicata agli scrittori e ai pensatori che ne hanno formato l'universo intellettuale. In Maîtres et complices (1994) ricostruisce una propria genealogia letteraria e filosofica che spazia dagli autori dell'antichità classica e dai Padri della Chiesa ai moralisti francesi, ai romantici e ai pensatori russi. Fra gli autori ai quali attribuisce particolare importanza figurano Seneca, Petronio, Plutarco, Montaigne, La Rochefoucauld, Byron, Joseph de Maistre, Schopenhauer, Baudelaire, Dostoevskij, Nietzsche, Oscar Wilde, Nikolaj Berdjaev e Konstantin Leont'ev.
Fra gli scrittori e i pensatori del Novecento ebbero particolare importanza Lev Šestov, Nikos Kazantzakis, Henry de Montherlant ed Emil Cioran. In un'intervista Matzneff ricordò che, mentre molti suoi coetanei leggevano soprattutto Sartre, Camus, Malraux e Vian, durante l'adolescenza egli prediligeva Šestov, Montherlant, Cioran e Kazantzakis. Con alcuni degli autori a lui contemporanei intrattenne anche rapporti personali: Montherlant e Cioran divennero suoi amici, così come Hergé.
Un posto specifico nella sua genealogia intellettuale è occupato da Joseph de Maistre, al quale dedicò un capitolo di Maîtres et complices. Nel 1990 tornò sul pensatore savoiardo scrivendo la prefazione alla monografia di Henri de Maistre Joseph de Maistre, pubblicata da Perrin.
La sua attività di prefatore e presentatore di testi riflette più in generale questa rete di riferimenti letterari e filosofici. Scrisse infatti prefazioni, introduzioni o altri contributi per opere di autori quali Henry de Montherlant, Oscar Wilde e Alain Daniélou, affiancando così all'attività propriamente saggistica un lavoro di mediazione e presentazione di autori particolarmente vicini ai suoi interessi culturali.
Matzneff fu amico di Emil Cioran, che frequentò a Parigi e che ricordò in seguito tra gli amici che aveva maggiormente amato.
Mostrò inoltre interesse per Julius Evola. Il 25 novembre 1977 gli dedicò su Le Monde l'articolo Julius Evola réveilleur, nel quale contestò la riduzione del pensatore italiano alla sola dimensione politica e fascista, interpretando la componente maggiormente «reazionaria» della sua opera in termini soprattutto religiosi e spirituali. Nello stesso articolo espresse giudizi favorevoli su La dottrina del risveglio e Metafisica del sesso, collocando Evola accanto ad autori interessati alla tradizione e alla metafisica quali René Guénon, Mircea Eliade, Nikolaj Berdjaev e Louis Massignon.
Tornò sull'argomento nell'articolo L'hitlérien Evola, pubblicato da Le Monde il 15 settembre 1979 e successivamente raccolto in Yogourt et yoga. Prendendo spunto dalle polemiche francesi sulla Nouvelle Droite, criticò un articolo apparso su un settimanale anarchico nel quale Evola veniva definito semplicemente «hitleriano» e sostenne che tale qualificazione non rendesse conto della complessità della sua opera.
Pur vicino ad Alain de Benoist e collaboratore di Éléments, Matzneff non condivise alcuni aspetti della Nouvelle Droite. Nello stesso articolo del 1979 ribadì infatti le proprie riserve verso il suo anticristianesimo e ricordò di avere messo in guardia de Benoist contro un «provincialismo culturale» che escludesse dal patrimonio europeo le tradizioni spirituali nate in Oriente.
Le posizioni politiche di Matzneff non sono state caratterizzate da una stabile appartenenza partitica. Nel corso della vita frequentò personalità appartenenti a schieramenti differenti, da François Mitterrand e alcuni esponenti socialisti ad Alain de Benoist e Jean-Marie Le Pen.
Intrattenne rapporti con Mitterrand e frequentò esponenti socialisti quali Jack Lang e Bertrand Delanoë. Mantenne al tempo stesso rapporti personali con Jean-Marie Le Pen, del quale dichiarò di apprezzare in particolare la libertà di spirito e la spontaneità.
Le sue scelte elettorali variarono nel tempo. Nel 1981 espresse apprezzamento per Jacques Chirac, ricordando anche l'attenzione da questi dimostrata verso la comunità ortodossa francese. Alle presidenziali del 2007 votò invece per Nicolas Sarkozy, soprattutto in ragione del giudizio negativo espresso sulla candidata socialista Ségolène Royal. Negli anni successivi si dichiarò tuttavia pentito di tale scelta, criticando in particolare il ruolo svolto dalla Francia di Sarkozy nell'intervento militare in Libia del 2011. Nel 2012 e alle presidenziali del 2017 espresse invece sostegno a Jean-Luc Mélenchon.
In politica internazionale Matzneff espresse ripetutamente posizioni critiche nei confronti dell'influenza e dell'interventismo degli Stati Uniti, dalla guerra del Vietnam alle successive guerre in Iraq e in Libia.
Tale posizione non comportò tuttavia un sostegno all'Unione Sovietica. Nel dicembre 1981, dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan e gli avvenimenti in Polonia, denunciò il carattere burocratico e poliziesco del sistema sovietico e auspicò la liberazione tanto dei popoli dell'Europa orientale quanto del popolo russo dal regime comunista.
Negli anni settanta manifestò interesse per la Libia di Muʿammar Gheddafi, nella quale individuava anche elementi di continuità con il mondo mediterraneo antico. Fu in seguito fortemente critico verso l'intervento militare occidentale del 2011. Nel novembre 2015, commentando gli attentati di Parigi, sostenne che le guerre condotte contro l'Iraq di Saddam Hussein e la Libia di Gheddafi avessero contribuito alla destabilizzazione dei due paesi.
Matzneff prese inoltre posizione in favore della causa armena. Nel 1981 collaborò alla rivista franco-armena Armenia e, nell'articolo L'ordre selon Talaat, denunciò il mancato riconoscimento del genocidio armeno e l'atteggiamento delle grandi potenze nei confronti delle rivendicazioni armene. Nello stesso articolo istituì un parallelo con la causa palestinese, tema sul quale era intervenuto anche in precedenza.
Nei suoi saggi e interventi Matzneff polemizzò frequentemente contro il puritanesimo e contro quella che considerava una crescente moralizzazione della vita privata nelle società occidentali. Per indicare polemicamente tale atteggiamento utilizzò anche l'espressione «neoquaccheri» (néo-quakers), senza riferirsi propriamente alla tradizione religiosa storica dei Quaccheri, ma a una forma contemporanea di sorveglianza dei costumi e di condanna morale dei comportamenti individuali.
Negli ultimi anni tornò su temi analoghi polemizzando contro quello che definiva il «neo-puritanesimo» contemporaneo.
Il 26 gennaio 1977 Matzneff sottoscrisse, insieme a numerosi intellettuali francesi, un appello riguardante la legislazione sui rapporti sessuali con minorenni. Fra i firmatari figuravano Simone de Beauvoir, Roland Barthes, Gilles Deleuze, Félix Guattari, Jean-Paul Sartre e Philippe Sollers.
Matzneff ha dichiarato di avere avuto per gran parte della vita rapporti sessuali con adolescenti di entrambi i sessi e ha descritto tali relazioni in numerose opere, in particolare in Les Moins de seize ans (1974), Mes amours décomposés, Les Passions schismatiques e nei propri diari. Ha inoltre raccontato episodi di turismo sessuale nelle Filippine e in Thailandia.
Già nel 2002, interrogato sul tema, lo scrittore respinse l'equiparazione fra gli abusi sessuali sui bambini e le relazioni tra adulti e adolescenti, sostenendo che questi ultimi avessero il diritto di scoprire autonomamente il piacere e l'amore.
Per diversi decenni tali dichiarazioni non determinarono la sua esclusione dagli ambienti letterari francesi. Matzneff continuò a essere pubblicato da importanti case editrici, a collaborare con la stampa e a ricevere riconoscimenti; nel 2013 gli fu assegnato il Prix Renaudot nella categoria saggistica per Séraphin, c'est la fin !.
Alla fine del 2019 la scrittrice ed editrice Vanessa Springora annunciò la pubblicazione di Le Consentement, nel quale raccontava la relazione avuta con Matzneff quando era adolescente e lo scrittore aveva circa cinquant'anni. Il libro, pubblicato in Francia il 2 gennaio 2020 e successivamente in Italia con il titolo Il consenso (La nave di Teseo, 2020), provocò un vasto dibattito sul comportamento dello scrittore e sull'atteggiamento tenuto nei suoi confronti per decenni dal mondo editoriale, giornalistico e intellettuale francese.
La controversia determinò un rapido mutamento della posizione dello scrittore nel mondo culturale francese. Gallimard e altri editori interruppero la commercializzazione di alcune sue opere, mentre il Centre national du livre pose fine al sostegno economico di cui Matzneff beneficiava da anni.
Matzneff si trasferì temporaneamente in Italia e soggiornò a Bordighera, dove scrisse Vanessavirus, una risposta al libro di Springora. Dopo non avere trovato un editore in Francia, il testo circolò inizialmente in un'edizione realizzata dallo stesso autore e fu quindi pubblicato in Italia da Liberilibri nel 2021, nella traduzione di Giuliano Ferrara.
Matzneff dichiarò successivamente di essersi pentito in particolare dei rapporti avuti con minori durante i viaggi nelle Filippine e in Thailandia, continuando tuttavia a difendere la natura sentimentale di alcune delle relazioni avute in Francia.
La pubblicazione di Le Consentement determinò prese di distanza da parte di numerose personalità che negli anni precedenti avevano apprezzato o sostenuto Matzneff. Frédéric Beigbeder, membro della giuria del Prix Renaudot che lo aveva premiato nel 2013 e in precedenza estimatore dichiarato della sua opera, dopo avere letto il libro di Springora affermò di schierarsi senza ambiguità dalla parte dell'autrice.
Altri intellettuali intervennero invece criticando alcuni aspetti dell'ostracismo seguito alla controversia o difendendo la distinzione fra il giudizio sui comportamenti personali di Matzneff e quello sulla sua opera. Una delle prese di posizione più articolate fu quella dello scrittore e accademico di Francia Dominique Fernandez, che nel gennaio 2020 definì le condotte attribuite a Matzneff «abusi criminali» che nulla poteva giustificare e precisò di non voler difendere la pedofilia, ma contestò al tempo stesso quello che considerava un accanimento collettivo contro un uomo che le stesse istituzioni culturali avevano fino a poco tempo prima pubblicato, premiato e sostenuto. Fernandez criticò inoltre il ritiro dei libri dello scrittore dalla vendita, sostenendo la necessità di distinguere l'autore dall'opera.
Lo scrittore e giornalista Patrick Besson, membro della giuria del Prix Renaudot, difese invece Christian Giudicelli, amico di lunga data di Matzneff e tra i principali sostenitori della sua candidatura al premio, dalle richieste di dimissioni dalla giuria. Besson dichiarò che Giudicelli aveva semplicemente difeso un amico del quale apprezzava i libri e sostenne che una delle principali conseguenze della vicenda fosse stata la «crocifissione» pubblica di Matzneff e dei suoi sostenitori.
Una posizione favorevole a Matzneff era stata mantenuta anche dalla critica letteraria Josyane Savigneau, già responsabile di Le Monde des livres. Dopo la controversa partecipazione dello scrittore ad Apostrophes nel 1990, durante la quale Denise Bombardier aveva pubblicamente contestato le sue relazioni con adolescenti, Savigneau aveva difeso Matzneff sulle pagine di Le Monde. Nel dicembre 2019, all'inizio della nuova controversia, dichiarò di non avere cambiato opinione su di lui e definì le reazioni in corso una «caccia alle streghe».
Nel febbraio 2021, secondo quanto riferito dall'Agence France-Presse, Matzneff indicò in Vanessavirus cinque persone che considerava suoi «sostegni indéfectibles»: Alain Finkielkraut, Bernard-Henri Lévy, Catherine Millet, Dominique Fernandez e Franz-Olivier Giesbert. La definizione proveniva tuttavia dallo stesso Matzneff e le posizioni pubbliche dei cinque non furono uniformi: Bernard-Henri Lévy non intervenne pubblicamente sulla vicenda dopo la pubblicazione di Le Consentement, mentre Millet dichiarò di non essersi pentita di avere firmato nel 1977 un appello sulla legislazione relativa ai rapporti sessuali con minorenni; Finkielkraut e Giesbert espressero invece riserve sulla maniera in cui il caso era stato presentato pubblicamente.
Anche il filosofo Alain de Benoist intervenne nel 2021 contro il trattamento riservato allo scrittore. Pur affermando che del suo «libertinaggio aristocratico» si potesse pensare ciò che si voleva, sostenne che Matzneff non avesse commesso incesto né violentato nessuno e criticò quella che descriveva come la sua persecuzione mediatica.
In Italia le difese furono particolarmente visibili in occasione della pubblicazione di Vanessavirus. Giuliano Ferrara, oltre a tradurre il volume, intervenne su Il Foglio sostenendo il diritto di Matzneff a fornire la propria versione dei fatti e descrivendo il libro come un'autodifesa dello scrittore; contestò inoltre quella che considerava una lettura esclusivamente giudiziaria della relazione raccontata da Matzneff e del contesto storico nel quale si era svolta.
Giampiero Mughini criticò a sua volta l'isolamento dello scrittore e accolse favorevolmente la scelta di Liberilibri di pubblicarne la risposta, definendo Matzneff uno dei maggiori scrittori francesi contemporanei. Negli anni successivi continuò a recensirne le opere, pur distinguendo il giudizio letterario da quello sulla persona.
Camillo Langone, sempre sul Foglio, salutò favorevolmente la pubblicazione italiana di Vanessavirus e difese la possibilità di continuare a leggere Matzneff, pur prendendo le distanze dall'idealizzazione dell'amore espressa dallo scrittore e sottolineando le conseguenze delle sue relazioni con adolescenti.
Le reazioni successive al caso Springora portarono inoltre a un riesame retrospettivo della rete di riconoscimenti di cui Matzneff aveva beneficiato per decenni. Philippe Sollers ne aveva sostenuto l'attività letteraria e Savigneau lo aveva difeso pubblicamente già nel 1990; Christian Giudicelli ne aveva ripetutamente appoggiato la candidatura al Prix Renaudot, mentre Beigbeder era stato un dichiarato estimatore della sua opera prima di prendere le distanze nel 2020. Il conferimento del Renaudot nel 2013 divenne pertanto uno dei principali oggetti del dibattito sulla responsabilità dell'ambiente letterario francese nella legittimazione dello scrittore.
Il 3 gennaio 2020, il giorno successivo alla pubblicazione di Le Consentement, la procura di Parigi aprì un'indagine nei confronti di Matzneff per «viols commis sur mineur» di età inferiore ai quindici anni, affidandola all'Office central pour la répression des violences aux personnes.
Parallelamente l'associazione di protezione dell'infanzia L'Ange Bleu citò lo scrittore a giudizio per «apologia di pedocriminalità», sulla base di alcuni suoi scritti. Il procedimento venne tuttavia annullato per intervenuta prescrizione; il 7 ottobre 2021 la corte d'appello di Parigi confermò l'annullamento.
Nel 2023 una donna denunciò ulteriori presunti abusi risalenti agli anni Settanta e Ottanta. La procura di Parigi aveva aperto un'indagine preliminare il 23 ottobre di quell'anno, nonostante la possibile prescrizione dei fatti. Matzneff respinse le accuse attraverso la propria legale, definendole false e annunciando l'intenzione di presentare una denuncia per calunnia.
Nel giugno 2024 un'inchiesta giornalistica dedicata ai cosiddetti «hommes de la rue du Bac» riportò nuove accuse della stessa donna, identificata con il nome di Inès Chatin, la quale dichiarò di essere stata vittima durante l'infanzia di violenze sessuali attribuite al padre adottivo e ad alcuni uomini del suo ambiente, fra i quali Matzneff e altre personalità del mondo intellettuale francese. Le accuse, relative principalmente agli anni Settanta e Ottanta, sono state contestate da alcune delle persone chiamate in causa o dai loro familiari.
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