Il Garage Folk (spesso identificato come la declinazione più grezza del Folk rock) è un sottogenere del rock emerso negli Stati Uniti a metà degli anni '60. Esso fonde le strutture melodiche e la strumentazione tipica del folk (chitarre acustiche, armoniche, armonie vocali) con l'energia amatoriale e l'attitudine viscerale del garage rock.
Il genere si distingue dal folk rock tradizionale (rappresentato da artisti come Simon & Garfunkel) per un approccio meno rifinito e più orientato alla performance di gruppo. Gli elementi distintivi includono:

Il fenomeno esplose tra il 1965 e il 1967, principalmente sulla West Coast americana. La spinta iniziale venne dal successo della versione elettrificata di Mr. Tambourine Man dei Byrds, che spinse centinaia di band di adolescenti (già attive nel circuito garage) a integrare elementi folk nel proprio repertorio.
Mentre il garage rock standard si rifaceva al blues e al R&B, le band garage folk cercavano di emulare la complessità lirica di Bob Dylan e l'estetica della British Invasion.
Le band che hanno definito i canoni del genere includon

Il garage folk è considerato un precursore fondamentale della psichedelia americana. Molte band del genere transitarono naturalmente verso il rock psichedelico man mano che le sperimentazioni in studio diventavano più complesse. Negli anni successivi, il genere ha influenzato il movimento Paisley Underground degli anni '80 e diverse correnti dell'indie rock contemporaneo.
Negli anni '80, il garage folk ha vissuto una significativa riscoperta grazie al movimento californiano del Paisley Underground. Tra i massimi esponenti di questa corrente figurano i The Long Ryders, che hanno saputo sintetizzare l'urgenza del punk con il "jingle-jangle" dei Byrds e le radici country-folk.
Il loro album di debutto, Native Sons (1984), è considerato un punto di riferimento per aver riattualizzato le sonorità del garage folk degli anni '60, influenzando non solo il revival psichedelico dell'epoca ma ponendo anche le basi per quello che sarebbe diventato l'Alternative country. La band, guidata da Sid Griffin, ha recuperato l'estetica delle band di Los Angeles del 1965 (come i citati The Leaves e Love), mantenendo però un'energia contemporanea e una produzione più robusta.