


Con garibaldino si indica ogni soldato volontario che abbia militato nelle numerose formazioni costituite e guidate da Giuseppe Garibaldi, o ispirate ai suoi ideali.

Alcuni esempi sono i Cacciatori delle Alpi del 1859, i Mille, che presero il nome dalla spedizione dei mille, il Corpo Volontari Italiani che combatté nella terza guerra d'indipendenza italiana o l'esercito dei Vosgi.
Successivamente, con questo termine, si identificarono tutti i patrioti del sud Italia che si unirono ai Mille costituendo l'esercito meridionale.
Nell'uso comune il termine fu usato in riferimento a tutti coloro combatterono con Garibaldi nelle sue spedizioni: nel 1862 (giornata dell'Aspromonte), nel 1866 (Invasione del Trentino) nel Corpo Volontari Italiani, nel 1867 (battaglia di Mentana) o nel 1871 (battaglia di Digione). Corpi di volontari garibaldini accorsero nel 1863 in difesa dell'insurrezione polacca contro i russi e nel 1866-67 a sostegno della lotta di indipendenza di Creta contro i Turchi.
Dopo la morte di Garibaldi, nuove spedizioni furono allestite sotto la guida del figlio Ricciotti. Nel 1897 in occasione della Guerra greco-turca (1897) e successivamente nel 1912 in occasione della Prima guerra balcanica, Ricciotti Garibaldi partì da Brindisi per sostenere la Grecia in ognuno dei conflitti armati contro la Turchia. Nel 1914 una spedizione di volontari garibaldini intervenne a favore della Serbia contro l'Impero austro-ungarico nel contesto della Prima guerra mondiale.
In maniera figurata, il termine talvolta può essere usato in italiano con il significato di audace e di temperamento impetuoso (e non privo di una certa dose d'improvvisazione e avventatezza) e la locuzione alla garibaldina è sinonimo di temeraria baldanza e risolutezza.
Oltre che in senso proprio, il termine "garibaldino" è usato anche per designare:
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