Gian Maria Lepscky (Venezia, 18 settembre 1897 – 12 luglio 1965) è stato un pittore italiano.
Figlio di Cesare e Maria Garizzo, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia come allievo di Ettore Tito, dove nel 1915 consegue la licenza per il Corso speciale di disegno e nel 1920 si diploma con il massimo dei voti. Tra il 1917 e il 1918 presta servizio militare come ufficiale dei bombardieri.
Nel primo dopoguerra soggiorna a Buttrio, in Friuli, territorio al quale rimarrà legato anche attraverso la fondazione di un cenacolo artistico e numerose opere dedicate alla regione. Dal 1920 partecipa con continuità alle collettive della mostra "Bevilacqua La Masa" a Venezia; nel 1922 ottiene l’abilitazione all’insegnamento e nel 1924 la supplenza della cattedra di figura disegnata all’Accademia di Venezia. Nello stesso anno espone alla XIV Biennale di Venezia con Pettegolezzi.
Nel 1925 il re acquista il suo dipinto Mercato a Chioggia. Dal 1927 realizza importanti opere di soggetto religioso, tra cui pale d’altare e cicli di affreschi in Veneto e Friuli, e ottiene la cattedra al Liceo Artistico di Venezia, che tuttavia abbandona nel 1928 per motivi politici. Le sue prese di posizione critiche nei confronti del fascismo gli causano infatti intimidazioni e aggressioni, inducendolo negli anni successivi a lasciare l’Italia. Si trasferisce prima in Francia e poi, nel 1934, a Barcellona, dove prosegue l’attività artistica fino allo scoppio della guerra civile spagnola, che lo costringe al rientro in Italia nel 1936.
Tra il 1941 e il 1943 partecipa alle campagne militari in Libia e Tunisia; nel 1944 viene catturato dai tedeschi a Udine, riesce a fuggire e vive clandestinamente fino alla Liberazione. Nel dopoguerra riprende l’attività espositiva e nel 1947 partecipa alla I Biennale Mediterranea d’Arte a Venezia.
Dal 1950 al 1954 è assistente di anatomia artistica all’Accademia di Venezia; nel 1954 viene trasferito alla Scuola d’Arte Pietro Selvatico di Padova e nel 1963 rientra a Venezia, all’Istituto d’Arte dei Carmini. Muore il 12 luglio 1965 a causa di un tumore.
La formazione accademica di Gian Maria Lepscky si riflette nella solidità del disegno e in un uso controllato del colore. In occasione di una mostra a Barcellona, un critico spagnolo ne sottolineò la qualità tecnica, evidenziando la sicurezza grafica, la sobrietà compositiva e la ricchezza cromatica, unite a una luminosità di ascendenza impressionista, particolarmente evidente nei ritratti.
A partire dal 1947 l’artista avviò una significativa evoluzione stilistica. Nella produzione religiosa si attenuarono i riferimenti alle correnti contemporanee, a favore di una resa più vicina alla tradizione veneziana, con richiami alla pittura di Tiepolo nella costruzione della figura e nell’uso del colore.
In tempi recenti, Vittorio Sgarbi ha definito Lepscky «ritrattista straordinario» in occasione di una mostra dedicata all’artista a Cividale.
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