| Gilberto Porretano vescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti | Vescovo di Poitiers dal 1142 al 1154 |
| Nascita | 1070 a Poitiers |
| Consacrazione a vescovo | 1142 |
| Morte | 4 settembre 1154 |

Gilberto Porretano o Gilbert de la Porrée (Poitiers, 1070 – 4 settembre 1154) è stato un logico, teologo e vescovo cattolico francese.
Studiò dapprima nella natia Poitiers, poi a Chartres sotto Bernardo di Chartres e a Laon con Anselmo di Laon; insegnò per vent'anni a Chartres, dove era anche cancelliere, per essere dal 1137 lettore di dialettica e teologia a Parigi. Nel 1141 ritornò a Poitiers di cui fu vescovo l'anno dopo.
Le sue opere più importanti sono i Commenti agli Opuscula theologica di Boezio. Le sue opinioni sulla Trinità furono condannate dalla Chiesa: il Concilio di Reims nel 1148 ottenne la condanna del papa di quattro sue proposizioni e Gilberto si sottomise alla decisione.
Gilberto è praticamente l'unico logico del XII secolo ad essere citato dai maggiori scolastici del secolo successivo. Il Liber sex principiorum, a lui attribuito, ma di autore anonimo, fu considerato con la riverenza accordata ai testi aristotelici, dando materia a molti commentatori, come Alberto Magno, mentre Dante lo chiama il Magister sex principiorum. Il trattato è una discussione sulle categorie aristoteliche.
L'autore distingue nelle dieci categorie due classi, una essenziale e l'altra derivata. Essenziali o inerenti (formae inhaerentes) negli oggetti stessi sono solo la sostanza, la quantità, la qualità e la relazione nel senso stretto del termine. Le altre sei, il luogo, il tempo, la situazione, lo stato, l'azione e la passione sono relative e subordinate (formae assistentes). Questa sua posizione ha un certo interesse ma non è di grande valore in logica o nella teoria della conoscenza; più importanti nella storia della scolastica sono le conseguenze teologiche del realismo di Gilberto.
Nel commento al De Trinitate di Boezio procede dalla nozione metafisica dell'essere astratto fino a quella di Dio; per lui, Dio non può essere pienamente compreso né è dimostrabile la sua esistenza. In Dio non vi sono distinzioni e differenze, mentre in tutte le altre sostanze vi è una dualità, derivante dall'elemento materiale. Tra Dio - l'Essere puro - e le sostanze, sono le idee o forme, che dunque per lui non sono sostanze. Tali forme, nel loro aspetto materiale, sono formae substantiales o formae nativae; sono le essenze delle cose e in loro non vi è alcuna relazione con gli accidenti. Le cose sono create e non eterne, diversamente dalle idee, create ed eterne e da Dio, increato ed eterno. La pura forma dell'esistenza, cioè Dio, deve essere distinta dalle tre persone che partecipano della forma divina. La forma o essenza è una, ma le persone o sostanze sono tre. Questa distinzione tra Deitas o Divinitas e Deus portò alla condanna, da parte della Chiesa, della sua dottrina.
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