
Giovanni Guida (Acerra, 12 ottobre 1992) è un artista e pittore italiano.
È noto per il suo approccio alle tecniche pittoriche surrealiste del grattage e del frottage.
Nato ad Acerra e cresciuto a Cesa, un comune in provincia di Caserta, Guida ha studiato presso il Liceo artistico statale di Aversa "Luca Giordano". Nel 2015 si è laureato in Pittura con lode presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli.

Dopo gli studi, ha intrapreso l'attività di insegnamento di pittura e storia dell'arte a Roma.

Nel 2015 Guida ha realizzato l'icona Caesarius Diaconus (Cesario di Terracina). Nel 2016-2017 l'opera è stata esposta in numerosi musei internazionali, tra cui il Kunstgewerbemuseum di Berlino (accanto alla collezione di arte medievale del Welfenschatz, il tesoro dei Guelfi; mostra a cura della storica dell'arte Sabine Thümmler), il Museo Frederic Marès di Barcellona (a cura dello storico dell'arte catalano Josep Maria Trullén), il Museu de São Roque a Lisbona, il Museo Nazionale Slovacco - Museo Storico di Bratislava, lo Stiftsmuseum di Aschaffenburg, il Terra Sancta Museum a Gerusalemme e il Musée Européen de la Visitation a Moulins.
Ha esposto, inoltre, nella Cattedrale di Manila (a cura del cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione e decano del collegio cardinalizio), nella St. Anthony Chapel di Pittsburgh, nella Cattedrale di Buffalo, nella Glastonbury Abbey, nel Duomo di Colonia, nella Basilika Sankt Maria im Kapitol e nella Cattedrale di Essen.
Durante la pandemia di COVID-19, l'opera "E guarirai da tutte le malattie... ed io, avrò cura di te", raffigurante Dio che smaterializza la struttura molecolare del coronavirus sul mondo, ha avuto risonanza sui media e online.
Nel 2021, in occasione del 700º anniversario della morte del poeta Dante Alighieri, ha realizzato l'opera Apoteosi di Dante Alighieri a Firenze: l'Amor che move il sole e l’altre stelle.

Lo stile di Guida coniuga elementi realistici e astrazione, definendosi attraverso una struttura segnica dinamica e l'intreccio di linee sinuose e continue. Nelle opere, le tonalità dominanti del blu lapislazzuli, dell'argento e dell'oro esaltano la rifrazione luminosa e la profondità materica della superficie.
Vengono adottate tecniche di matrice surrealista, già sperimentate da Max Ernst e Remedios Varo: il grattage – consistente nel raschiare il pigmento ancora fresco steso sul supporto con utensili appuntiti – e il frottage. Per l'applicazione di tali procedimenti, si ricorre a strumenti quali spugne abrasive, spazzole in acciaio, stiletti, bisturi, punzoni e piccoli blocchi metallici. Tale modus operandi consente di far emergere le stratificazioni cromatiche sottostanti, determinando una trasformazione della materia pittorica caratterizzata da lacerazioni e frammentazioni visive. Il processo - definito come una kénosis cromatica e inteso quale metodo di sottrazione sistematica del colore - evidenzia la tensione tra la gestualità dell'azione e la resa plastica; prevede, inoltre, l'impermeabilizzazione dei diversi livelli pittorici mediante l'uso di resine speciali, generando contrasti cromatici e chiaroscurali.

Tra le sue opere più note si annoverano:
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