
Giovanni Melarangelo (Teramo, 4 gennaio 1903 – Teramo, 14 dicembre 1978) è stato un pittore italiano.
Nasce in Vico del Pensiero, nel quartiere teramano del Carmine, da piccoli commercianti di origine contadina. A 16 mesi perde entrambi i genitori. “Mia madre morì di malattia”, riferirà a Giammario Sgattoni, “e mio padre subito dopo di spleen, di malinconia”. Dopo aver lavorato come operaio in una fabbrica di fiammiferi, la zia paterna Domenica riesce a impiegarlo al Banco Abruzzese grazie alla sopraggiunta scarsità di personale dovuta al richiamo al fronte di molti teramani, e, notando l'inclinazione del ragazzo per il disegno, gli paga lezioni pomeridiane con Vittorino Scarselli, già allievo di Teofilo Patini ed esponente con Giuseppe Bonolis, Gennaro Della Monica, Raffaello Pagliaccetti e Pasquale Celommi, della migliore tradizione teramana del verismo umanitario dell'ultimo Ottocento. Da Scarselli apprende non solo i fondamentali rudimenti tecnici, ma anche un indirizzo morale che Melarangelo conserverà per tutta la vita: il mondo della povertà più profonda, quello dei diseredati e degli emarginati. Gli orfani e i vecchi di un ospizio sono i soggetti delle sue prime opere pittoriche.
Ottenuta la tessera di giornalista in qualità di caricaturista del giornale “Il piccolo Sasso” diretto da Giustino Bonolis, dove illustra i testi del poeta dialettale Guglielmo Cameli, inizia la frequentazione di spettacoli teatrali e di varietà, che gli dischiudono tutto un mondo dell'effimero che egli saprà cogliere con grande intensità di introspezione poetica, mondo che resterà uno dei luoghi privilegiati di tutta la sua produzione futura. Con l'eccezione di alcune pitture dal tono più nobile e distaccato, ispirate dalla danzatrice e coreografa Liliana Merlo, trasferitasi a Teramo da Roma per fondare nel 1959 quella che si dimostrerà la più importante e longeva istituzione abruzzese nel campo della danza accademica, o danza "d'arte", le suggestioni della sua pittura provengono quasi esclusivamente dalle ballerine del varietà e dagli acrobati del mondo del circo e, in una parola, dall'universo dell'arte “bassa” e popolare. In questo microcosmo, Melarangelo aspira a evocare la dimensione utopica di un modello originario e forse perduto di società, popolare e contadina, affratellata da un comune sogno di indipendenza e libertà.
Nel 1918 aderisce al Partito Socialista Italiano, seguendone nel 1921 la scissione, diventando segretario della Sezione giovanile comunista di Teramo. Nei locali della Sezione teramana del Partito Comunista Italiano, insegna a leggere e scrivere ai giovani compagni, studiando nel contempo l’Ordine nuovo di Antonio Gramsci. Nel 1923 rischia l'arresto durante una perquisizione della polizia fascista, la quale lo scheda come “fervente comunista” da sorvegliare attentamente.
Nel 1933 sposa Lidia Colonna, dalla quale avrà tre figli. Conosce intanto lo xilografo Armando Cermignani di Pescara, e inizia una serie di viaggi per l'Italia che lo renderanno edotto su molte delle nuove tendenze. Visita così le mostre biennali a Venezia, le Quadriennali a Roma, le Triennali a Milano, legge la rivista Valori Plastici fondata nel 1918 da Roberto Melli, Mario Broglio, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Giorgio Morandi, e altri artisti reduci dalle avanguardie internazionali. Guarda con attenzione in particolare alla “Scuola romana” di Scipione e Mafai, al gruppo cosiddetto dei "Sei pittori di Torino" e alla “Corrente” di Milano. Nell'ambiente artistico e giornalistico abruzzese, dove imperante è ancora il figurativismo tradizionale alla Francesco Paolo Michetti, Melarangelo viene presto considerato un pittore “modernista”. «Sì, io posso essere considerato un post-impressionista», dirà di sé.

Stringe amicizia con Basilio Cascella e con Venanzo Crocetti. Nel 1936, per esprimere solidarietà a un impiegato suo collega, accusato di antifascismo, perde il posto. Anche per ragioni di sopravvivenza, nel 1938 apre una piccola bottega d'arte che funge non solo da rivendita di colori, oggettistica e libri d'arte, ma anche da galleria, la prima in Abruzzo, e da ritrovo per artisti e intellettuali. Malgrado questa vivacità artistica e culturale, e nonostante alcune occasioni di proporsi come autore in occasione di alcune mostre importanti, come quella di Milano del 1940, la bottega sarà costretta a chiudere alla fine degli anni Quaranta.
Nel 1949 gli viene assegnata una cattedra all'Istituto d'arte “Palizzi” di Lanciano, nonché al Liceo Artistico di Pescara, fondato due anni prima dal pittore e scultore Giuseppe Misticoni. Inizia così la sua attività di insegnante, che lo vedrà impegnato per un decennio. Lascia nel 1960 per dedicarsi completamente alla pittura. Mantiene in questo periodo vivi contatti sia con l'ambiente culturale pescarese che con quello teramano, e specie con il Centro Culturale Gramsci di Teramo, sorto negli anni Sessanta per iniziativa di Piero Tempesti e Pasquale Limoncelli allo scopo di promuovere un'arte "impegnata" nel sociale, del quale diviene subito un attivissimo socio.
Dal 1950 partecipa con regolarità ai Premi Michetti, come invitato, mentre Erminio Macario gli commissiona decine di quadri per una sua galleria in Liguria, e Paolo Vaccarino gli organizza mostre a Messina, Catania e Ferrara. Dipinge inoltre un’Annunciazione che viene esposta in una rassegna dell'arte italiana a Sydney e a Melbourne.
Nel 1966 inaugura una seconda galleria d'arte, alla quale dà il nome "Il Polittico". Nelle sue sale espositive mostreranno le proprie opere, fra gli altri, Alfredo Del Greco, Ettore Spalletti, Franco Summa, Nicola Febo e, per la prima volta in Abruzzo, Mario Schifano. La galleria chiuderà definitivamente nel 1974.
Amareggiato da alcune operazioni di discriminazione politica attuate contro di lui e colpito da artrite reumatoide alle mani, Melarangelo si ritira sempre più nel privato, dedicandosi esclusivamente alla sua arte. Le ultime apparizioni pubbliche del pittore sono quelle occasionate dalle personali e dagli omaggi che la città di Teramo gli tributa negli ultimi anni. Tra le altre, ricordiamo la mostra dedicatagli dal Centro Gramsci nel 1965, l'Omaggio organizzato nel 1976 presso Lo Svarietto di Carlo Marconi dal Comitato di quartiere di S. Anna, dove Liliana Merlo si esibisce danzando tra i suoi quadri su musica di Fryderyk Chopin, e dove Melarangelo ha modo di riconciliarsi con un altro grande protagonista della pittura teramana del Novecento, Guido Montauti. Una mostra antologica si terrà ancora nel 1978, organizzata in suo onore dal Partito Comunista Italiano.

Nel 1990, oltre all'intitolazione di una strada cittadina, l'amministrazione comunale di Teramo gli dedica un'importante mostra antologica nella Pinacoteca Civica e la pubblicazione di un catalogo curato da Mario De Micheli. Nel 2015, in occasione della 20a edizione del Premio Gianni Di Venanzo, la Pinacoteca Civica di Teramo ospita una sua collezione di "Disegni e bozzetti del Circo". Nel 2022 una nuova mostra antologica viene allestita negli spazi de L'Arca - Laboratorio per le Arti Contemporanee di Teramo, curata da Paolo Coen e promossa dalla Città di Teramo in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell'Università degli Studi di Teramo. Il catalogo abbinato alla mostra, nel febbraio 2023, viene presentato a Roma nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Madama. Alcune opere inedite risalenti agli anni Sessanta, in particolare "Ballerine in pausa", "Ballerina che si aggiusta il tutù" e "Liliana Merlo in body rosso", vengono esposte a Teramo nell'autunno 2025 insieme ad altre tele e disegni del pittore in occasione della mostra sui cento anni della nascita di Liliana Merlo, evento promosso dall'Associazione Internazionale per lo Studio delle Arti Coreutiche e dello Spettacolo (AISACS), sostenuto dal Comune di Teramo, dall'Università di Teramo, e patrocinato fra l'altro dall'Associazione Italiana per la Ricerca sulla Danza e dall'Accademia Nazionale di Danza di Roma.


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