Giovanni da Ronco (San Giorgio Piacentino, metà del XII secolo – prima del 1218) è stato un religioso italiano, leader religioso e uno dei primi seguaci Italiani di Valdo di Lione e del movimento valdese.
Fu il capo dello scisma lombardo che interesserà il gruppo dei "Poveri in Spirito" (così si erano denominati i seguaci di Valdo) intorno al 1205, per poi morire prima del 1218.

Le fonti che ci giungono su Giovanni da Ronco provengono in prevalenza dal Liber supra Stella composto dal piacentino Salvo Burci, il quale dichiara di aver conosciuto l'eretico di persona (presumibilmente intorno al 1210). Salvo ci dice che Giovanni sarebbe stato nativo "de Roncho", località poi identificata in Ronco di San Giorgio Piacentino, presso Piacenza. La notizia trova conferma anche nella Summa attribuita a Pietro da Verona, mentre dal Tractatus de Hereticis di Anselmo d'Alessandria ricaviamo il periodo della nascita di Giovanni. Per questo, il piacentino dovette essere uno dei primi lombardi (così di indicava nel medioevo l'area del settentrione italiano) ad aderire al movimento fondato da Valdo di Lione e strutturato durante il 1179. Le fonti si prendono gioco di Giovanni definendolo un ignorante, soprattutto quella di Salvo Burci, il quale lo definisce «ancianus et […] idiota absque litteris» (anziano e analfabeta): ciò sottolinea però la provenienza popolare e borghese che caratterizzava i seguaci dei Poveri di Lione, i quali non appartenevano né al mondo dei chierici né a quello delle scholae cittadine. Questa caratteristica era indicativa della natura evangelica e pauperistica del movimento ereticale, il quale si rifiutava di partecipare alle dispute religiose e preoccuparsi delle problematiche teologiche della fede; preferivano fondare la loro vita sulla povertà concreta e la predicazione. Sarà proprio questa volontà di predicatio ad essere la rovina dei Poveri Lionesi, ai quali era stato proibito di praticarla dallo stesso Papa Alessandro III.

Nonostante nel 1205 Giovanni di Ronco occupasse una posizione di prestigio nel movimento, le cause della frattura non sono chiare: le fonti non menzionano immediate motivazioni dottrinali. È possibile che lo scisma sia esploso a causa di un conflitto tra personalità, conflitto che esprimeva una volontà di autoaffermazione dei lombardi; sarà per questo che, appena avvenuto lo scisma dei "Pauperes Lombardi" (Poveri Lombardi), Giovanni ne divenne immediatamente il capo. É qui che iniziano ad emergere le divergenze dottrinali: a differenza dei Lionesi, i Lombardi portavano avanti una forte polemica contro le gerarchie ecclesiastiche (a cui Valdo si era parzialmente riavvicinato dopo la bolla del 1184, nel tentativo di essere reintegrato) e rivendicavano la legittimità del lavoro e del matrimonio; inoltre, mentre i Lionesi erano fortemente opposti agli altri movimenti ereticali (soprattutto contro i Catari), i Lombardi sostenevano rapporti amichevoli con loro, principalmente con i Patarini diffusi sul territorio dell'Italia Settentrionale. Sullo scisma dei Poveri Lombardi Influì anche la considerevole diffusione che il movimento di Giovanni aveva avuto sul territorio italiano (dal quale nacque addirittura un ramo tedesco, i cui membri vennero chiamati "runcharii", da "Ronco"), la quale stimolò il desiderio di autonomia e spinse a ricercare forme organizzative più istituzionalizzate.
La radicalizzazione degli ideali portata avanti da Giovanni di Ronco provocò tuttavia una nuova scissione: infatti durante un'assemblea della setta, tenutasi nel Milanese tra il 1205 e il 1210, egli pretese di celebrare personalmente il sacrificio eucaristico, senza ricorrere a un sacerdote. Successivamente ad un incidente, però, alcune donne dei Poveri Lombardi calpestarono il vino consacrato che una gallina aveva gettato a terra insieme alla coppa: ciò scandalizzò alcuni adepti, indicati dalle fonti come "illi de Prato" (quelli del prato), i quali si allontanarono dall'eresiarca contrariati. Questi vanno probabilmente identificati con quei valdesi che nel 1210 rientrarono nell'ortodossia ecclesiastica, come ha proposto con valide argomentazioni Grado Giovanni Merlo: secondo Merlo, ciò dimostrerebbe come lo "scisma lombardo" sia nato su base regionale e organizzativa, piuttosto che dottrinale. Le vecchie posizioni valdesi che avevano caratterizzato i Poveri Lombardi si erano rapidamente radicalizzate, e fu quindi così che il gruppo iniziò a vedere anche nel semplice "apostolo" l'autorità di sacerdote (cosa che Valdo non aveva previsto); era quindi l'orientamento sacerdotale che Giovanni da Ronco aveva assunto all'interno del gruppo dei lombardi ad aver allontanato i lombardi dalla linea di ortodossia valdese. Passarono nemmeno pochi anni che Giovanni di Ronco morì, e anche se non sappiamo con certezza l'anno del suo decesso, è sicuro sia avvenuto prima del 1218: infatti, il suo nome non compare nel Rescriptum del Concilio di Bergamo di quell'anno; concilio con il quale la "Società dei Fratelli Italici" (forse gli stessi Poveri Lombardi) informava il ramo tedesco del fallimento dei colloqui intercorsi con i poveri lionesi per giungere alla ricomposizione dello scisma. È probabile che la morte dello stesso Giovanni sia stata l'occasione per tale tentativo di riconciliazione.

Non passò molto tempo che, dopo l'avvicinamento del gruppo dei Poveri Lombardi all'ambiente ereticale, quest'ultimi fecero proprie alcune idee del catarismo: dopo la morte di Giovanni di Ronco e i tentativi di riconciliazione, il gruppo fece propria una dottrina secondo la quale «la carne» era fatta «discendere dalla carne e lo spirito dallo spirito». Inoltre, si convinsero di aver restaurato la vera «Chiesa di Dio», contrapposta alla «Chiesa dei Maligni» e della «meretrice» di cui si parla nell'Apocalisse, la «bestia» identificata nella Chiesa cattolico-romana. Queste convinzioni erano maturate all'interno del clima di dura repressione che le gerarchie ecclesiastiche avevano inaugurato tra il 1229 e il 1235, quando a Milano e in Lombardia, dopo anni di relative tranquillità, si scatenò una violenta e sanguinosa attività anti-ereticale.
Erano ormai lontani i tempi in cui il Comune di Milano aveva concesso un terreno per l'edificazione di una scuola ai "Lombardi del Prato" e permetteva la presenza del gruppo di Giovanni di Ronco. Ora la Chiesa romana si era posta il preciso obiettivo di ricomporre l'ortodossia sul piano politico-istituzionale, costringendo le entità comunali ad accettare un severo progetto di estirpazione delle eresie: questo compito venne affidato in prima persona ai nuovi ordini mendicanti dei Frati Minori e Predicatori, pedina fondamentale della curia romana per combattere il serpeggiare dell'eresia. Quest'ultimi, in particolare, «si danno da fare in ogni modo perché negli statuti delle città si stabilisca che con svariati tormenti siano colpiti coloro che essi chiamano eretici»; così parla Salvo Burci nelle sue testimonianze, mostrando il dramma di quegli anni. Ormai, il fascino di un appello cristiano estremizzato poteva essere esercitato unicamente sui singoli individui, dimostrandosi unicamente una scelta di vita da prendere nel privato. L'estremismo dei Lombardi conteneva in sé la sua rovina, ovvero l'incomunicabilità del proprio messaggio evangelico verso la Chiesa gerarchica e conformista, composta da chierici e sacerdoti gelosi dei propri privilegi. Fu così che la Pianura Padana perse per sempre il suo ruolo di polo d'incontro di eretici ed eresie, abbandonando la vivacità ideologica e il fermento degli anni passati.
Col tempo, gli stessi Poveri Lombardi finiranno per dimenticarsi del loro fondatore Giovanni di Ronco, sostituendolo con il mito di una "discendenza apostolica" comune anche ai gruppi francesi; mito che perdurerà fino al passaggio del Valdismo alla sponda dei Protestanti alla metà del XVI secolo.