Girolamo Baruffaldi

Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo letterato e gesuita ferrarese, nato nel 1740 e morto nel 1817, vedi Girolamo Baruffaldi (gesuita).
«E canterò la canape, e la vera
Cultura d'un sì nobile virgulto,
Che ne' campi d'Italia, e piucchè altrove,
Nel felsineo terreno, e nel vicino
Centese floridissimo recinto [...]
S'alza e verdeggia, e selve forma ombrose,
Quando la stagion fervida comincia
A cuocer l'aria, e finché il Lion rugge
Nel ciel, dura a far ombra su la terra.»
Giuseppe Antonio Ghedini, Ritratto di Girolamo Baruffaldi, 1736, Pinacoteca Nazionale di Ferrara

Girolamo Baruffaldi (Ferrara, 17 luglio 1675 – Cento, 31 marzo 1753 (o 1755)) è stato un poeta e letterato italiano, noto anche per la fabbricazione di clamorosi falsi filologici localistici.

Biografia

Andrea Bolzoni - Ritratto di Girolamo Baruffaldi - incisione datata 1752

Nato nel 1675 da una nobile famiglia di Ferrara, dopo aver abbracciato la vita consacrata ed essere stato ordinato sacerdote nell’anno 1700, coltivò gli studi di archeologia e di storia, dedicandosi prevalentemente alla poesia.

Scrisse una “Storia di Ferrara”, il “Commentario storico – erudito”, e le “Vite dei pittori e scultori ferraresi”.

Conobbe Ludovico Antonio Muratori durante una disputa tra lo Stato della Chiesa e il Duca di Modena sui diritti per Comacchio. Il Baruffaldi sosteneva le tesi dello Stato della chiesa, ma fu accusato di aver passato al Muratori documenti favorevoli alla tesi avversaria, per cui dovette passare in esilio nel Veneto alcuni anni.

Frontespizio de Il Canapaio, tratto da Biblioteca I tempi della terra

Compose un poema in otto libri intitolato Il Canapaio, con una grande attenzione agli aspetti agronomici della coltivazione della canapa, che rivestiva una grande importanza per l'agricoltura della zona di Cento e che trovava largo impiego per gli usi della flotta veneziana.

Redasse l'antologia "Rime scelte dei poeti ferraresi" (1713): frammisto a materiale autentico e noto, c'è un buon numero di testi attribuiti a ferraresi più o meno illustri, ma tutti usciti dalla penna del Baruffaldi. I presunti rimatori ferraresi dei primi secoli trovarono estimatori di rango come Foscolo e Carducci, e ingannarono Leopardi che aprì la "Crestomazia poetica" con due leggiadrissimi sonetti spacciati da Baruffaldi come di Brunelleschi e di Leonello d'Este, e lasciò filtrare nei "Canti" segni evidenti della lettura di una fortunatissima canzone macabra pseudoquattrocentesca. Nell'ambito filologico viene ricordato come il più geniale falsario nel campo della letteratura antica.

Morì a Cento il 31 marzo 1753 o 1755.

Opere

Opere principali
Altre opere

Note

  1. ↑ Antonio Saltini Storia delle scienze agrarie Edagricole Bologna vol. II p.100-105
  2. ↑ G.Gruppioni 2, p. 46.

Bibliografia

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Collegamenti esterni

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