Giulia Bonarelli

Giulia Bonarelli (Ancona, 6 maggio 1892 – Bolzano, 19 agosto 1936) è stata un medico italiano, prima donna laureata in medicina e chirurgia ad Ancona e ad essersi iscritta all'Ordine dei medici di Ancona, il 7 agosto 1916.

Biografia

Famiglia e formazione

Cantine della famiglia Bonarelli, Arco dell'Anfiteatro romano, Ancona.

Giulia, seconda di tre figli, nasce ad Ancona il 6 maggio 1892 dalla nobile famiglia Bonarelli. Da diverse generazioni i Bonarelli vivevano sul colle del Guasco, la parte più antica della città. Il padre, Guglielmo Bonarelli (1862-1933), noto avvocato e politico di fede monarchica, sindaco per due brevi periodi tra il 1910 e il 1911, dopo aver sposato Giuseppina Boldrini (1864-1957), scelse di trasferirsi nella nuova Ancona nell’appartamento di uno stabile situato di fronte al palazzo di Giustizia costruito tra il 1883 e il 1884. Giulia Bonarelli, cosi come il fratello maggiore Vittorio Emanuele e la sorella minore Virginia, laureati rispettivamente in scienze politiche e chimica, si dedica agli studi. Frequenta brillantemente il liceo classico Carlo Rinaldini, diventando l'unica donna diplomata della sua classe.

Matrimonio e inizio degli studi

Nell'autunno del 1910 si iscrisse alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna, scelta reputata piuttosto inconsueta per una donna in quegli anni. In questo periodo conosce Gustavo Modena, personaggio di spicco in campo medico in quanto vice-direttore del nuovo manicomio nel rione del Piano San Lazzaro di Ancona, diventandone la "compagna della vita e del lavoro". Lo assistette nel suo impiego grazie ai suoi spiccati interessi per le materie scientifiche. I due si sposarono con rito civile il 9 dicembre 1911, essendo lei cattolica e lui laico.

Conclusione degli studi ed esperienze all'estero

Dopo la celebrazione delle nozze, i due si dedicarono per un periodo alla ricerca, a Francoforte, in Germania, presso l'Istituto neurologico di Ludwig Edinger che al tempo attirava studiosi di tutta Europa. Al ritorno in Italia, Gustavo Modena viene nominato direttore del manicomio e Giulia Bonarelli poté completare i suoi studi universitari, laureandosi a pieni voti nel 1916, con una tesi sperimentale dal titolo: "Influenza dell'alimentazione a riso brillato sul sistema nervoso". Poco dopo i coniugi partirono per Parigi, dove la Bonarelli iniziò a lavorare presso la clinica neurologica di Pierre Marie nella quale apprese le nuove tecniche di elettrodiagnosi ed elettroterapia.

Grande guerra e centro neurologico

Durante la Grande Guerra, ritornò ad Ancona ed iniziò a lavorare come volontaria nell'ospedale militare fatto aprire dal marito all'interno del manicomio che progressivamente ampliò e trasformò in centro neurologico. Questa divenne per Giulia un'importante esperienza di crescita umana e professionale. Nel centro neurologico Giulia Bonarelli inizia ad occuparsi di numerosi pazienti utilizzando principalmente tecniche di elettroterapia e ginnastica medica apprese in Francia. Ottenne i migliori risultati con pazienti fisiopatici, senza un'evidente lesione nervosa. Risultati che condividerà al Convegno nazionale per l'assistenza agli invalidi di guerra, svoltosi a Milano nel 1918, al quale è l'unica donna a partecipare.

Il "Metodo di dolcezza"

Nell'articolo "Terapie delle forme fisiopatiche", Bonarelli descrive le manovre dolorose ma necessarie a cui i pazienti fisiopatici erano sottoposti. A causa dei continui rifiuti di sottoporsi ai trattamenti terapeutici da parte dei pazienti, la dottoressa fu spesso costretta ad avvalersi di ufficiali medici superiori in divisa con conseguente umiliazione della sua dignità professionale. Decise, dunque, di sperimentare quello che fu definito da lei stessa come "metodo di dolcezza", non autoritario e coercitivo, ma più collaborativo, che le consentì di trattare personalmente un maggior numero di pazienti con ottimi risultati:

«Mi sono allora decisa a instaurare un metodo di dolcezza del tutto opposto: inizio delle manovre con le massime cautele e brevità di sedute, ma eseguite sempre individualmente e personalmente due volte al giorno, intensificazione graduale dei movimenti passivi fino a vincere completamente le resistenze fisiche e morali dei pazienti, i quali assai più di buon grado si sottoponevano alla cura e con più persuasione accettavano di soffrire mano a mano che vedevano con i loro occhi il progressivo miglioramento dei loro arti.»

Dopo guerra e manicomio

Sempre come volontaria, al termine della guerra, la dottoressa Bonarelli assume all'interno del manicomio di Ancona la carica di responsabile del gabinetto di elettroterapia dell'ambulatorio neuropsichiatrico, un servizio di cura e prevenzione gratuito ed ispirato alla medicina sociale che accoglieva pazienti proveniente dalla città e dalla provincia. Visitando principalmente bambini e adolescenti utilizzò l'elettroterapia come tecnica attenuante per gli effetti della poliomielite o paralisi infantile, riportando i positivi risultati durante la riunione della Società medico-chirurgica di Ancona nel marzo del 1924. Nel 1932 riaffronta la poliomielite con una casistica più ampia di bambini aggiungendo alle precedenti cure la radioterapia. Contemporaneamente continuò ad essere un'importante collaboratrice nella gestione del manicomio in situazioni d'emergenza come durante il terremoto del 30 ottobre 1930 e in occasioni d'incontro tra medici della città e provincia di Ancona.

Morì a Bolzano nel 1936, all'età di soli quarantaquattro anni.

Nel 2025, l’Ex Ospedale Civile Umberto I è stato intitolato, come Poliambulatorio dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Ancona, a Giulia Bonarelli.

Scritti principali

Durante il corso della sua carriera Giulia Bonarelli ha pubblicato numerose opere di carattere scientifico volte ad integrare la conoscenza di determinate tipologie di malattie e problematiche che le si presentarono nel corso degli anni. Le opere più celebri sono:

La dottoressa Bonarelli oltre ad essere esperta di medicina si interessa con successo anche agli studi umanistici pubblicando:

Note

  1. ↑ G. Pirani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica, op. cit., p.(3).
  2. ↑ S. Fortuna,"Donne in medicina, la storia di Giulia Bonarelli", op. cit. p.38
  3. ↑ G. Pirani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica,op. cit., pp.(5-7).
  4. ↑ S. Fortuna,"Donne in medicina, la storia di Giulia Bonarelli", op. cit. p.39
  5. ↑ G. Pisani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica, op. cit. , pp.(7-8).
  6. ↑ G. Pirani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica, op. cit., p.(9).
  7. ↑ G. Pirani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica, op. cit., pp.(9-10).
  8. ↑ G. Pirani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica, op. cit. , p.(11).
  9. ↑ G. Pirani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica, op. cit. , pp.(12-14).
  10. ↑ A. Luccarini, "Medicina e arte: la vita senza sosta della nobile Giulia Bonarelli", op. cit.
  11. 1 2 G. Pirani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica, op. cit. , p.(22).
  12. ↑ G. Pirani, Il colore dell'arte e l'esattezza scientifica, op. cit. , p.(23).

Bibliografia

Collegamenti esterni