| Il mercato dei folletti | |
|---|---|
| Titolo originale | Goblin Market |
| Autore | Christina Rossetti |
| 1ª ed. originale | 1862 |
| 1ª ed. italiana | 1867 |
| Genere | poema |
| Sottogenere | narrativo |
| Lingua originale | inglese |
Il mercato dei folletti (titolo originale: Goblin Market) è un poema dell'autrice britannica Christina Rossetti.
Il poema consta di 567 versi nella versione originale in lingua inglese. Si caratterizza per la struttura metrica irregolare: i versi variano sia in lunghezza sia in accenti, e anche lo schema rimico non è fisso, adottando liberamente rima baciata, rima alternata e rima interna.
Fu composto nella primavera del 1859 e pubblicato per la prima volta nel 1862, nella raccolta Goblin Market and Other Poems.
Il poema narra la vicenda di due sorelle, Laura e Lizzie, e di alcuni folletti (nell'originale, goblin) intenti a vendere i loro sovrannaturali frutti in una valle presso un ruscello.
Le due sorelle, benché in apparenza abbastanza giovani, vivono da sole in una fattoria e ogni sera si recano al vicino rivo per attingere acqua. Una sera, le due odono il richiamo di folletti: benché Lizzie ammonisca la sorella a non indugiare, Laura, incuriosita dalla stranezza delle creature, si sofferma al ruscello, mentre Lizzie corre via. Desiderosa dei magici frutti, ma non avendo denaro, accetta il loro suggerimento di pagarli con una ciocca dei suoi capelli dorati, cui aggiunge una lacrima. Quindi divora avidamente i frutti, conserva uno dei semi e torna a casa.
Laura racconta alla sorella le delizie cui si è abbandonata, ma Lizzie saggiamente la rimprovera, ricordandole la sorte di Jeanie, un'altra ragazza che aveva mangiato i frutti dei folletti per poi morire all'inizio del precedente inverno; sulla sua tomba non cresce erba. Laura ignora le preoccupazioni di Lizzie e progetta di tornare a prendere altri frutti per sé e la sorella. Le due quindi vanno a dormire nel loro letto.
L'indomani, mentre le due si dedicano alle faccende domestiche, Laura è assorta pensando al suo imminente incontro con i folletti; a sera, però, solo Lizzie riesce ancora a udire le voci dei folletti, a differenza di Laura, la quale capisce immediatamente che non potrà procurarsi altri frutti. Così privata del cibo magico, Laura si ammala; all'avvicinarsi dell'inverno, deperisce in modo soprannaturale e non può più svolgere le sue faccende. Un giorno si ricorda del seme e lo pianta, ma non cresce nulla.
Lizzie decide allora di acquistare per Laura alcuni frutti dei folletti, pagando con una moneta d'argento. La fanciulla scende al ruscello, dove le creature la accolgono con calore e la invitano a banchettare; Lizzie getta loro la moneta. Quando i folletti capiscono che la ragazza non intende mangiare i frutti, ma semplicemente acquistarli, diventano aggressivi e la tormentano, cercando di costringerla a mangiarne. Lizzie resiste all'attacco, restando inzuppata del succo e della polpa dei frutti, senza mangiarne un solo pezzetto. Di fronte alla sua resistenza, i folletti desistono, le gettano indietro la moneta e scompaiono. Lizzie fugge e torna a casa, invitando la sorella a suggere succo e polpa dal suo viso. Laura ubbidisce ma, anziché trarne sollievo, il sapore la disgusta e cade in uno stato simile alla morte. Trascorsa la notte, vegliata dalla sorella, Laura il mattino dopo si risveglia completamente guarita.
La strofa finale attesta che sia Laura sia Lizzie, sopravvissute e divenute mogli e madri, raccontano ai loro figli la malvagità dei frutti dei folletti e la forza del legame tra sorelle.
L'autrice dichiarò sempre che l'opera fosse rivolta a un pubblico di bambini; tuttavia la critica letteraria, fin dalla prima pubblicazione e ancor più dal XX secolo in poi, vi ha ravvisato significati nascosti.
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