Goffredo Bendinelli

Goffredo Bendinelli (Città di Castello, 22 gennaio 1888 – Bordighera, 7 agosto 1969) è stato un archeologo e storico dell'arte italiano.

Biografia

Nacque il 22 gennaio 1888 a Città di Castello, nella provincia dell'Umbria del Regno d'Italia, da Torello Bendinelli e Clelia Ravaioli. Nel 1906 si trasferì a Pisa dove fu ammesso alla Scuola Normale Superiore, divenendo "alunno convittore a posto gratuito" l'anno successivo, e si laureò in lettere nel 1910; proseguì poi gli studi con un corso di perfezionamento presso la Regia Scuola archeologica italiana di Atene, diretta da Luigi Pernier, e partecipò allo scavo del ninfeo presso il pretorio di Gortina, pubblicando nel primo numero dell'Annuario dell'istituzione le sculture rinvenute.

Tra il 1912 e il 1915 fu ispettore e poi ispettore principale alle antichità e belle arti di Taranto, passando poi al Museo etrusco di Villa Giulia e infine alla Regia Soprintendenza per i musei e gli scavi di Roma. Con l'entrata in guerra dell'Italia fu richiamato alle armi come sottotenente di milizia territoriale nel 6º Reggimento del Genio ferrovieri, rimanendo di stanza presso il distaccamento di Roma Nomentana fino alla fine del conflitto.

Nel dopoguerra tornò al suo incarico di ispettore, concentrandosi in particolare sui ritrovamenti in ambito etrusco-italico e romano, e si dedicò all'illustrazione di due importanti ritrovamenti dell'epoca: la basilica sotterranea di Porta Maggiore, rinvenuta nel 1917 durante i lavori di costruzione della ferrovia Roma-Cassino-Napoli, e l'ipogeo degli Aureli di viale Manzoni, scoperto casualmente nel 1919 durante i lavori di realizzazione di un garage.

Conseguì la libera docenza in archeologia e storia dell'arte all'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" nel 1922, tenendo alcuni corsi liberi nei due anni accademici successivi, mentre nel 1925 ottenne l'insegnamento di archeologia e storia dell'arte antica presso l'Università di Torino. L'assunzione dell'incarico a Torino fece iniziare un proficuo periodo di studio, concretizzato in diverse pubblicazioni di studi su monumenti e siti archeologici ma anche manuali e scritti teorici, come Dottrina dell'archeologia e della storia dell'arte, pubblicato nel 1938 a Milano. Colpito dai provvedimenti di epurazione del secondo dopoguerra, fu sospeso dall'insegnamento per due anni accademici, tra 1945 e 1947, riprendendo poi regolarmente l'attività; insegnò in ruolo fino al 1958, proseguendo poi fuori ruolo una serie di esercitazioni sulla revisione critica di opere d'arte classica e sull'aggiornamento filologico delle fonti fino al pensionamento nel 1963. Proprio nel 1963 pubblicò una monografia su Luigi Canina, con illustrazioni e documenti inediti.

Fu socio della Reale Accademia delle Scienze di Torino dal 1933, pronunciando il discorso d'apertura del 156º anno accademico sul Piemonte romano, esaltando il "patrimonio romano di idee, di cultura, di sentimenti, di volontà e di tenacia a tutta prova"; fu inoltre socio della Pontificia accademia romana di archeologia, membro dell'Istituto archeologico germanico e socio effettivo nazionale del Comitato permanente per l'Etruria dal 1927 (poi confluito nell'Istituto di studi etruschi).

Morì il 7 agosto 1969 a Vallecrosia al mare), o secondo altre fonti a Bordighera, dove trascorreva abitualmente le vacanze estive.

La sua biblioteca personale, comprendente 1640 volumi e 3017 estratti relativi all'archeologia, è stata acquisita nel 1971 dalla Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel 1985 il comune di Roma gli ha dedicato una strada in zona Casal Palocco, in località Longarina.

Note

  1. 1 2 3 4 5 Cinzia Vismara, BENDINELLI, Goffredo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 34, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1988. URL consultato il 9 ottobre 2026.
  2. ↑ Goffredo BENDINELLI, su accademiadellescienze.it, Accademia delle Scienze di Torino.
  3. ↑ Fondi di personalità e Biblioteche d'autore, su biblio.sns.it, Scuola Normale Superiore. URL consultato il 9 ottobre 2026.
  4. ↑ Via Goffredo Bendinelli, su geoportale.comune.roma.it, Ufficio toponomastica - Roma Capitale. URL consultato il 9 ottobre 2026.

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