Il gonfalone (AFI: [ɡonfaˈlone] chiamato in antichità confalone) è un vessillo di forma rettangolare e appeso per il lato minore ad un'asta orizzontale sostenuta, per mezzo di un'altra verticale, dal gonfaloniere.
Sia in antichità che in tempi recenti il gonfalone è stato utilizzato per rappresentare un ente, un'associazione o una comunità di individui.
Etimologia
La parola "gonfalone" è la forma tardiva francese e italiana, presente anche in altre lingue romanze, di gonfanone, che deriva dal tedesco antico gundfano, gund, guerra, e fano, bandiera, cfr. il tedesco modernoFahne e l'inglesevane)
Comuni italiani
Esempio di un gonfalone comunale retto da un agente di polizia locale
Oggi quasi tutti i comuni italiani (fanno eccezione ad esempio i comuni di Roma e Vicenza, che al posto di adoperare un drappo verticale adoperano una classica bandiera) sono rappresentati da un proprio gonfalone con al centro lo stemma comunale.
Il gonfalone viene concesso direttamente dal presidente della Repubblica mediante un apposito decreto.
Il regio decreto n. 6527 del 7 giugno 1943 disponeva che:
«il gonfalone non può mai assumere la forma di bandiera ma deve consistere in un drappo di un metro per due, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma dell'ente, sospeso mediante un bilico mobile ad un'asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell'ente. Il drappo, riccamente ornato e frangiato sarà caricato, nel centro, dello stemma dell'ente, sormontato dall'iscrizione centrata (convessa verso l'alto) dell'ente. La cravatta frangiata dovrà consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali»
(art. 5, R.D. 7 giugno 1943, n. 652)
L'art. 5 del DPCM del 28 gennaio 2011 modifica le misure del gonfalone che consiste in un drappo rettangolare di cm 90x180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma.
Secondo l'attuale prassi le parti metalliche, i ricami, i cordoni, l'iscrizione e le bullette a spirale del gonfalone sono argentate se si tratta di un Comune e dorate per le province e le città.
Le forme dei gonfaloni municipali possono variare nella forma da comune a comune rispetto a quella rettangolare prevista dalla normativa: per esempio a tre pendenti, a coda di rondine (p. es. Tivoli), o più elaborati come il gonfalone di Santa Margherita Ligure che termina al ventame con 5 merli.
In situazioni quali manifestazioni, il gonfalone rappresenta la presenza di una comunità (solitamente il comune) a quella manifestazione, e il gonfalone indica una presenza ufficiale, la quale ha bisogno di essere confermata direttamente dal sindaco del comune, dal momento che esso ha una personalità giuridica.
Il gonfalone negli stemmi
Negli stemmi compaiono due tipi diversi di gonfalone:
un'immagine stilizzata e standardizzata, che compare molto frequentemente nell'araldica civica dell'Europa centro-occidentale; si tratta di una pezza di stoffa orizzontale, sostenuta da tre anelli, da cui pendono tre strisce frangiate in basso, con quella centrale più lunga delle laterali:
il gonfalone papale, detto anche basilica (in latino: umbraculum), che simboleggia l'autorità della Santa Sede, compare tuttora sui francobolli e nelle monete del Vaticano durante il periodo di Sede vacante, ma è usato anche dal cardinale camerlengo, dalla Camera apostolica, dal Collegio cardinalizio e dalle basiliche:
↑Vicenza non risulta ancora dotata di un gonfalone e utilizza la bandiera nazionale con lo stemma comunale centrato. Tuttavia nelle cerimonie talvolta compare un gonfalone che recita la seguente blasonatura:
“Drappo partito di bianco e di rosso…”
↑In alcuni casi non è presente lo stemma (es. gonfalone del comune di Albenga).