| Governo Berov | |
|---|---|
| Stato | |
| Capo del governo | Ljuben Berov (Indipendente) |
| Legislatura | 36ª |
| Giuramento | 30 dicembre 1992 |
| Dimissioni | 2 settembre 1994 |
| Governo successivo | 17 ottobre 1994 |
Il governo Berov è stato l'83º esecutivo della Bulgaria, in carica dal 30 dicembre 1992 al 17 ottobre 1994, per un totale di un anno, 9 mesi e 17 giorni.
Anche a causa della forte instabilità sociale che contraddistinse l'intero mandato del governo, l'esecutivo non riuscì a stabilizzare le istituzioni né ad avviare la privatizzazione delle imprese statali in perdita, mentre si assisteva ad una preoccupante crescita della criminalità.
Dopo la caduta del precedente governo guidato da Filip Dimitrov, su proposta del Movimento per i Diritti e le Libertà l'incarico di Primo ministro venne affidato all'economista Ljuben Berov con una decisione dell'Assemblea nazionale. Nonostante il sostegno del DPS e del Partito Socialista Bulgaro, il governo non godette mai di una reale fiducia popolare: l'Unione delle Forze Democratiche infatti iniziò una vera e propria guerra all'esecutivo, nonostante quest'ultimo avesse promesso di proseguirne il programma, proponendo per sei volte una mozione di sfiducia nei confronti del governo.
Il clima politico si esasperò ulteriormente con lo sciopero della fame del deputato Edvin Sugarev e le dimissioni della Vicepresidente Blaga Dimitrova, entrambi contrari al ruolo del Presidente Želju Želev nella formazione del governo. Con il boicottaggio delle sedute parlamentari da parte dell'SDS, il BSP divenne la forza politica principale in aula, permettendo al governo di sopravvivere per quasi due anni grazie a una maggioranza coesa solo al momento di respingere le mozioni di sfiducia.
Le ambiziose riforme annunciate da Berov rimasero in gran parte sulla carta: i complessi negoziati con il club di Londra per la ristrutturazione del debito (oltre 9 miliardi di dollari) furono ostacolati dalla diffidenza degli investitori esteri verso il programma di governo. A peggiorare la situazione contribuirono le sanzioni internazionali contro Iraq, Libia e Jugoslavia: le perdite commerciali subite dalla Bulgaria a causa dell'embargo furono pari all'intero debito estero del Paese. Nell'autunno del 1994, il PIL era diminuito del 24,4% rispetto al 1989, la produzione industriale dimezzata, mentre la disoccupazione era salita oltre il 20% della popolazione attiva.
Ad esclusione dell'introduzione dell'IVA, in vigore dal 1° aprile 1994, le altre riforme strutturali vennero di volta in volta bloccate dai partiti: la restituzione delle terre incontrò l'ostilità del BSP, che si oppose strenuamente anche alla vendita di settori strategici come l'energia e l'industria bellica, mentre la privatizzazione di massa fu ostacolata dall'SDS.
I tatticismi fra partiti tennero in ostaggio il governo Berov e questo vuoto di potere indebolì le istituzioni, lasciando spazio a corruzione, interessi corporativi e criminalità organizzata: fu proprio in questi anni che fiorirono le prime gang economiche e paramilitari e venne coniato il termine "mutri" (in bulgaro Мутри?) per descrivere i nuovi ricchi che accumulavano patrimoni con la violenza. Iniziarono a proliferare anche le piramidi finanziarie e furono concesse licenze a banche commerciali prive di coperture reali, ponendo le basi per il disastroso collasso del sistema bancario del 1996.
Nonostante le crisi interne, nel marzo 1993 la Bulgaria firmò l'Accordo europeo di associazione. Questo trattato avviò la progressiva eliminazione dei dazi doganali sui beni industriali con l'Unione europea e introdusse agevolazioni per i prodotti agricoli. Questo percorso di liberalizzazione commerciale si sarebbe poi completato negli anni successivi, portando all'abbattimento definitivo delle barriere doganali per gran parte dei prodotti. Il 14 febbraio 1994 la Bulgaria aderì al programma della NATO "Partenariato per la pace".
A causa dei continui fallimenti interni, Berov rassegnò le dimissioni il 2 settembre 1994; poiché i principali partiti (SDS e BSP) rifiutarono di formare una nuova alleanza di governo, il Presidente Želev sciolse l'Assemblea nazionale e indisse nuove elezioni, affidando la transizione a Reneta Indžova, prima donna ad essere nominata, seppur ad interim, Primo ministro della Bulgaria.
L'appartenenza politica dei membri del Governo alla sua formazione era la seguente:
| Partito | Presidente | Ministri | Totale | |
|---|---|---|---|---|
| Indipendenti | 1 | 8 | 9 | |
| Indipendenti di area BSP | - | 2 | 2 | |
| Partito Social-Liberale Alternativo | - | 2 | 2 | |
| Movimento per i Diritti e le Libertà | - | 1 | 1 | |
| Totale | 1 | 13 | 14 | |
L'appartenenza politica dei membri del Governo al momento delle dimissioni era la seguente:
| Partito | Presidente | Ministri | Totale | |
|---|---|---|---|---|
| Indipendenti | 1 | 10 | 11 | |
| Indipendenti di area BSP | - | 2 | 2 | |
| Movimento per i Diritti e le Libertà | - | 1 | 1 | |
| Partito Socialdemocratico Bulgaro | - | 1 | 1 | |
| Partito Social-Liberale Alternativo | - | 1 | 1 | |
| Totale | 1 | 15 | 16 | |
La provenienza geografica dei membri del Governo alla sua formazione si può così riassumere:
| Distretto | Primo ministro | Ministri | Totale |
|---|---|---|---|
| 1 | 9 | 10 | |
| - | 1 | 1 | |
| - | 1 | 1 | |
| - | 1 | 1 | |
| - | 1 | 1 |
Il Governo era inizialmente composto da 14 ministri (compreso il Primo ministro), poi saliti a 16.
Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS)
Partito Social-Liberale Alternativo (ASP)
Partito Socialdemocratico Bulgaro (BSDP)
Indipendente di area BSP
| Ministeri | ||||
|---|---|---|---|---|
| Ministri | Partito | |||
| Istruzione, scienza e cultura | Marin Todorov Fino al 23/06/1993 | Indipendente | ||