| Grotta della Monaca | |
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| Epoca | età del bronzo |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Sant'Agata di Esaro |
| Scavi | |
| Date scavi | 2000-2012, 2025 |
| Organizzazione | Centro Regionale di Speleologia della Calabria - Università di Bari, Università di Bologna - Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia |
| Amministrazione | |
| Patrimonio | Soprintendenza Archeologica della Calabria |
| Mappa di localizzazione | |
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La grotta della Monaca è un sito archeologico risalente all'età del bronzo, a 2 km dal centro abitato di Sant'Agata di Esaro, in provincia di Cosenza, Calabria.
La grotta è una cavità naturale sita a 2 km dal centro abitato sulla parete del monte Cuppone a 600 m s.l.m. Chiamata così per una formazione al suo interno che ricorda il volto di una monaca. Si sviluppa per mezzo chilometro ed è divisa in tre settori: Pregrotta, Sala dei Pipistrelli e Cunicoli terminali. La Pregrotta è l'entrata della grotta da dove, attraverso un corridoio stretto si accede alla Sala dei Pipistrelli, così chiamata per la numerosa presenza di questi mammiferi, i cui escrementi ricoprono la base della cavità. Alla base si trovano i tre cunicoli terminali: il più lungo si snoda per 60 metri.
Una campagna di esplorazioni e scavi archeologici iniziati a metà degli anni novanta dal Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici” e dall'Università degli Studi di Bari tra il 2000 e 2012, ha determinato come l’uomo abbia frequentato la grotta fin dal paleolitico superiore sino all’età post-medievale, con momenti di intensa attività dalla tarda età neolitica, quando il luogo fu utilizzato per l'estrazione intensiva di ferro e rame, continuata almeno fino al tardo medioevo. Le attività estrattive ci hanno lasciato preziose testimonianze (utensili da lavoro, impronte di scavo, muretti a secco). Successivamente, nel corso dell’età del bronzo, gli ambienti più profondi della cavità hanno accolto un vasto sepolcreto, costituito da almeno un centinaio di inumazioni. I resti ossei e dentali ritrovati nel sepolcreto sono stati attribuiti a 24 individui, in gran parte infanti o bambini sotto i 12 anni.
Sono risultate di particolare interesse gli strumenti e le opere realizzate per l'estrazione dei metalli, che hanno permesso di indagare sulle tecniche minerari preistoriche.
Nel 2025 campioni da oltre 20 individui ritrovati nel sepolcreto, sono stati sottoposti ad indagini genetiche del DNA antico, che hanno determinato come questa comunità protoappenninica risalisse ad un periodo compreso tra il 1780 e il 1380 a.C., nell'età del bronzo.
Le analisi hanno concluso che questa comunità aveva relazioni genetiche con le popolazioni della prima età del bronzo della Sicilia, ma a differenza di queste, non mostrava tracce genetiche propri delle genti del Vicino Oriente, suggerendo che la comunità calabrese, anche se in contatto con quelle dell'isola, ha avuto una propria e differente evoluzione storico-culturale. Nel profilo genetico analizzato, sono state trovate tracce dell’Italia nord-orientale e dei cacciatori-raccoglitori occidentali, suggerendo l'esistenza di una mobilità umana a lunga distanza, nonostante la grotta si trovi in un posizione molto remota nella penisola.
L'approccio interdisciplinare adottato per lo studio, non legato cioè ai soli dati genetici, ha permesso di determinare come il sito funeriario sia stato organizzato secondo una logica familiare, tenendo conto cioè delle relazioni genitori-figlio\a, una delle più antiche evidenze del genere trovate in Europa. Di particolare interesse poi, la circostanza che seppure questa comunità praticasse la pastorizia, consumando latte e latticini, gli individui erano intolleranti al lattosio, facendo quindi ipotizzare come, almeno in questo caso, l'adattamento culturale al consumo del latte animale, abbia preceduto quello genetico.