| Guido da Ferrarra, O.S.B. abate ordinario della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti | Abate ordinario eletto dell'Abbazia di Nonantola (1286-1307) |
Guido, detto Guido (o Guidolino) da Ferrara (Ferrara, ... – ...; fl. XIII-XIV secolo), è stato un religioso e abate italiano.
Fu abate eletto dell'abbazia di Nonantola tra il 1286 e il 1307. Le sue vicende biografiche sono note solo in parte e si basano quasi integralmente sulla documentazione dell'Archivio abbaziale di Nonantola per quanto riguarda gli atti del suo governo e, per la parte narrativa e l'arco complessivo delle sue vicende, sulla Cronica di fra Salimbene de Adam e un breve di papa Onorio IV del 1286.
Fra Salimbene, suo contemporaneo, ne racconta come di suo conoscente e amico stretto, per aver vissuto con lui nel convento francescano di Ravenna, presumibilmente verso il 1270 o poco dopo, chiamandolo sempre Guidolino, forse per la complessione minuta. Guido, infatti, iniziò la sua vita di religioso nell'ordine francescano. Successivamente passò all'ordine di San Benedetto nel monastero nonantolano, forse dopo il 1273 o anche il 1275, anno in cui l'abate Landolfo fu assassinato in una data posteriore al 17 novembre. Qui ricoprì i ruoli di sagrista e di economo, che svolse in modo evidentemente ben gradito ai confratelli, poiché essi lo elessero abate, forse lo stesso 1275. L'anno successivo, quando i monaci inviarono al papa la richiesta di conferma, iniziarono le difficoltà di Guido e del monastero. Vi erano infatti norme canoniche che impedivano che un religioso, passato ad altro ordine, vi ricoprisse cariche elevate. Secondo l'uso del tempo non sarebbe stato difficile ottenerne dispensa papale, se non che il padre provinciale e poi ministro generale dei frati minori, fra Bonagrazia da San Giovanni in Persiceto, si oppose fieramente e ostinatamente davanti al cardinale protettore dell'ordine e poi papa, Giangaetano Orsini. Guido fu costretto a riprendere l'abito francescano e fu recluso. Poi vestì nuovamente l'abito monastico e l'esercizio delle funzioni di sagrista e amministratore abbaziale, queste ultime confermategli però solo con il citato breve di papa Onorio IV nel 1286. Da quella data poté iniziare a sottoscriversi come «abate eletto e amministratore costituito dalla Sede Apostolica». Il monastero continuò a tentare ricorsi presso la Santa Sede dal 1276 al 1304, spendendo la notevolissima cifra di 10.000 lire imperiali. L'approvazione non si poté ottenere per la durata di tutti i vari pontificati che si susseguirono fino a quando, il 6 febbraio 1304, un breve di papa Benedetto XI finalmente incaricò il cardinale Niccolò Alberti di elevare Guido alla dignità abbaziale. Tuttavia, per causa ignota, alla disposizione papale non venne data attuazione, sicché nel 1306 papa Clemente V dispose con nuovo breve che Guido venisse deposto per decadenza dei termini. Guido nel giugno 1307 si qualificò ancora «abate eletto»; due mesi dopo, il 24 agosto, «priore claustrale e vicario generale». Ma già da dicembre altri monaci si succedettero per sostituirlo nelle funzioni amministrative, fino al breve di papa Clemente V datato 3 maggio 1309 che incaricò il cardinale nipote Arnaud de Pellegrue di nominare il nuovo abate: dal 1º dicembre entrò in carica il bolognese Niccolò Baratti.
I documenti d'archivio testimoniano la sua attenta opera di amministratore, tesa a tutelare saggiamente un patrimonio seriamente messo in pericolo dalle gestioni passate e dalle grandi difficoltà della situazione politica. È da notare, tra le altre, l'iniziativa per il miglioramento della situazione idraulica della corte del Secco, nel territorio di Crevalcore. È verosimilmente attribuibile a lui anche l'opera di revisione ed elencazione degli antichi privilegi tesa a renderli noti perché potessero essere salvaguardati, testimoniata da un documento significativo, anche se non terminato, attribuibile al 1279 e oggetto di uno specifico studio.
Notevole, come atto di giurisdizione spirituale, è la promulgazione delle costituzioni sinodali di Guido che monsignor Augusto Corradi, direttore dell'Archivio abbaziale, qui ritrovò e, dopo molti anni, finalmente fece oggetto di pubblicazione nel 1945. Dopo un proemio, che inizia «Guido miseratione divina Nonantulani Monasterii Electus et generalis Administrator in spiritualibus et temporalibus per sedem apostolicam constitutus», il testo si articola in 18 titoli, dopo i quali si interrompe, purtroppo mutilo. Non ci sono elementi inequivocabili per individuare una data tra 1275 e 1306, estremi dell'azione di Guido, se non forse la titolazione, che fa pensare a un anno a partire dal 1286. Queste costituzioni vennero confermate, con pochissime modifiche, dall'abate Bernardo nel 1330. Le costituzioni successive note risalgono al 1475, per mano di Gurone d'Este, primo abate commendatario.
Testimonia al tempo stesso la consapevolezza dell'importanza dell'antica biblioteca e la volontà di riconciliazione da parte di Guido il fatto che egli volle sempre ricambiare il male con il bene, come scrive Salimbene facendone esempio ai suoi frati. Nella Cronica dichiara infatti che l'antico confratello accolse sempre benevolmente frati minori presso il monastero, «come angeli di Dio», e invitò i frati minori a inviare due amanuensi che dimorassero presso il monastero per ricopiare i testi contenenti narrazioni relative a santi, facendosi carico delle spese per tutto il tempo necessario.
Annota Tiraboschi che Guido fu il primo a introdurre nel monastero il ruolo di vicario generale, che dopo di lui fu mantenuto stabilmente.