| Gyaros Γυάρος | |
|---|---|
| Geografia fisica | |
| Localizzazione | Mar Egeo |
| Coordinate | 37°37′38″N 24°43′12″E |
| Arcipelago | Cicladi |
| Superficie | 23 km² |
| Geografia politica | |
| Stato | |
| Periferia | Egeo meridionale |
| Unità periferica | Cicladi |
| Cartografia | |
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Gyaros, nota anche come Gioura o Giaro per i latini, è un'isola greca arida e disabitata delle Cicladi settentrionali nei pressi delle isole di Andros e Tinos, avente una superficie di 23 chilometri quadrati; è parte del comune di Ano Syros, che ha la maggior parte degli abitanti sull'isola di Syros.
Questa e altre piccole isole del Mar Egeo furono impiegate per esiliare alcuni personaggi importanti durante i primi anni dell'Impero romano. L'estrema desolazione dell'isola era proverbiale tra gli autori romani, come Tacito e Giovenale. Nel 1948, durante la guerra civile greca, l'isola fu espropiata dal governo di Themistoklīs Sofoulīs e trasformata in una colonia penale e campo di concentramento per dissidenti politici di sinistra fino al 1974 con la Metapolitefsi. Durante quel periodo, almeno 22.000 persone furono esiliate o imprigionate sull'isola. L'isola ha una grande importanza ecologica, ospitando la più grande popolazione di foche monache del Mediterraneo.
L'opera pseudo-aristotelica De mirabilibus auscultationibus (25) scrive che a Gyaros i topi mangiano il ferro.
Nell'Eneide di Virgilio si narra che Gyaros e Mykonos siano le due isole alle quali il dio Apollo legò la sacra isola di Delo per impedirne il vagare nel Mar Egeo. Nella narrazione del mito della guerra tra Minosse ed Egeo, re di Atene, il poeta Ovidio cita Gyaros come di un'isola che si rifiutò di allearsi con il re cretese.
Nel 29 a.C., lo storico e geografo Strabone, durante il suo viaggio verso Corinto, fece una lunga sosta sull'isola.
Nel I secolo d.C., Plinio il Vecchio riportò nella sua Naturalis historia che l'isola aveva un diametro di 24 km e distava 100 km da Andros. Narra che gli abitanti di Gyaros furono un tempo costretti a fuggire per un'invasione di topi. L'isola è citata anche da Cicerone e da altri autori latini, a dimostrazione di una diffusa conoscenza di Gyaros tra l'élite colta del I secolo a.C. e del II secolo d.C.
L'isola, denominata Giaro dagli autori latini, servì anche da luogo di confino durante il primo Impero romano. Scrivendo all'inizio del II secolo d.C., lo storico romano Tacito narra che Silano, proconsole della provincia d'Asia, fu accusato di estorsione e tradimento, il Senato romano aveva proposto che fosse esiliato a Giaro, l'imperatore romano Tiberio concesse che fosse inviato nell'isola di Citno, poiché Giaro era "dura e priva di cultura umana" (Annales 3.68-69). Quando gli venne sottoposta la richiesta di inviare un condannato a Giaro, Tiberio rifiutò ancora una volta, notando come l'isola era arida e che ai condannati a cui veniva concessa la vita dovevano essere in grado di poter vivere (4.30). Al condannato fu invece concesso di andare al confino ad Amorgos. Il poeta romano Giovenale, quasi coevo di Tacito, menziona quest'isola due volte nelle sue Satire: la prima come luogo di esilio per criminali particolarmente efferati (1.73), e la seconda come simbolo di una prigione claustrofobica (10.170). Nel secondo riferimento, Giovenale paragona l'inquietudine di Alessandro Magno a quella di un uomo imprigionato a Giaro. Durante il dominio dell'imperatore Nerone, il filosofo Musonio Rufo fu condannato per la sua partecipazione alla congiura Pisoniana e fu esiliato a Giaro.
Un edificio carcerario in cemento armato e mattoni rossi ospitò circa 10.000 detenuti tra il 1948 e il 1953 per la loro partecipazione al Fronte di Liberazione Nazionale o per il loro coinvolgimento nella guerra civile greca (1945-1949). Anche i Testimoni di Geova furono esiliati sull'isola in quanto obiettori di coscienza.
La prigione fu nuovamente utilizzata dalla giunta militare greca tra il 1967 e il 1974.
Una volta all'anno, gli uomini e le donne che sono sopravvissuti all'esilio su Giaro (la maggior parte dei quali nati tra gli anni '10 e '30 del Novecento) rendono omaggio a chi perse la vita sull'isola visitandola e tenendo una cerimonia nel suo cimitero.
La marina militare della Grecia utilizzò l'isola come poligono fino al 2000. L'sola è interdetta alle visite tranne che per le cerimonie di commemorazione degli esiliati e per l'attività scientifica, il mare intorno è una riserva protetta dalla guardia costiera greca.
Con la fine delle servitù militari l'isola e le acque circostanti sono diventate uno dei più grandi siti di riproduzione della foca monaca del Mediterraneo, una delle specie di mammiferi più rare al mondo. La posizione dell'isola, unita all'assenza di abitanti permanenti, l'ha resa un rifugio sicuro per questa specie. Nel 2011 le acque intorno a Gyaros sono state dichiarate area marina protetta nell'ambito della rete Natura 2000. Di conseguenza sono in atto restrizioni alla pesca e il monitoraggio della popolazione di foche monache. L'isola è diventata anche un habitat importante per gli uccelli marini, in particolare per la berta minore.