
Heberto Padilla (Puerta de Golpe, 20 gennaio 1932 – Auburn, 25 settembre 2000) è stato un poeta, scrittore e giornalista cubano, il cui arresto nel 1971 diede origine al caso politico-culturale noto come caso Padilla.
Heberto Padilla nacque il 20 gennaio 1932 a Puerta de Golpe, nel comune di Consolación del Sur, provincia di Pinar del Río. Completò gli studi primari e secondari a Pinar del Río e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università dell'Avana, senza conseguire la laurea. A sedici anni pubblicò la raccolta poetica Las rosas audaces (1948), un lavoro giovanile che in seguito non riconobbe come parte della propria opera.
Visse negli Stati Uniti dal 1949 al 1952 e dal 1956 al 1959. Parlava correntemente inglese, francese, tedesco, greco, e in seguito imparò il russo e l'italiano. Dal 1956 al 1959 lavorò a Miami come insegnante di inglese e commentatore radiofonico; nel 1959 si trasferì a New York, dove insegnò e lavorò come traduttore per la scuola Berlitz al Rockefeller Center.
Rientrato a Cuba nel 1959, anno della vittoria della Rivoluzione cubana, entrò a far parte della redazione della rivista Lunes de Revolución, supplemento letterario del quotidiano cubano Revolución diretto da Guillermo Cabrera Infante, e fu corrispondente dell'agenzia governativa cubana Prensa Latina a Londra.
Nel 1962 pubblicò la raccolta El justo tiempo humano, il suo esordio poetico riconosciuto, cui seguì due anni dopo il poemetto La hora (1964).
Nel 1962 Padilla si trasferì a Mosca per lavorare come corrispondente di Revolución e come redattore della rivista Moscow News, da poco pubblicata in lingua spagnola con il titolo Novedades de Moscú.
Nella capitale sovietica scrisse nel 1963 La hora, in cui immaginò i luoghi in cui sarebbe potuta sopraggiungere la sua morte, da Londra a Mosca, da New York alla Norvegia, senza nominare l'isola natale, e iniziò a comporre i testi poi confluiti in Fuera del juego. Il soggiorno nell'URSS, vissuto nella fase della destalinizzazione, lo mise a contatto diretto con il controllo poliziesco e la burocratizzazione del sistema sovietico, un'esperienza che secondo le sue stesse memorie autobiografiche produsse in lui, fin dal 1964, un disincanto saldo e irreversibile.
Rientrato a Cuba, su suggerimento di Che Guevara fu nominato direttore di Cubartimpex, impresa statale per l'esportazione e l'importazione di beni artistici e culturali, e fu in seguito rappresentante in Europa del Ministero del Commercio estero, incarico che lo portò a risiedere per circa un anno a Praga. Da qui viaggiò anche nei paesi scandinavi e nei paesi socialisti, tra cui Bulgaria, Romania, Jugoslavia e Ungheria, dove conobbe il filosofo Georg Lukács. L'esperienza cecoslovacca confermò il suo giudizio negativo sul socialismo di tipo sovietico.
Ese no tiene aquí nada que hacer.
No entra en el juego.
No se entusiasma.
No pone en claro su mensaje.
No repara siquiera en los milagros.
Se pasa el día entero cavilando.
Non ha nulla a che fare qui.
Non sta al gioco.
Non mostra entusiasmo.
Non rende chiaro il suo messaggio.
Non prende nemmeno nota dei miracoli.
Passa l’intera giornata a rimuginare.
I primi segnali di un deterioramento dei rapporti tra Padilla e la dirigenza culturale cubana emersero alla fine del 1967, quando fu al centro di una polemica pubblica sulle pagine di El Caimán Barbudo, supplemento letterario del quotidiano Juventud Rebelde. Invitato a esprimere un parere sul romanzo Pasión de Urbino di Lisandro Otero, allora vicepresidente del Consiglio Nazionale della Cultura, Padilla ne criticò il valore estetico e difese Tres tristes tigres di Guillermo Cabrera Infante, intellettuale già distante dalle posizioni governative. La controversia gli costò l'impiego e il permesso di recarsi in Italia. Quando nel 1968 Cabrera Infante prese pubblicamente posizione contro il governo cubano, la precedente difesa espressa da Padilla fu riletta dalla dirigenza cubana come un atto di complicità con un «traditore», e il poeta si trovò politicamente isolato.
Nel 1968 la giuria del concorso promosso dall'Unión Nacional de Escritores y Artistas de Cuba (UNEAC), formata da intellettuali cubani e stranieri, assegnò all'unanimità il Premio «Julián del Casal» alla raccolta poetica di Padilla Fuera del juego. Il comitato direttivo dell'UNEAC, in aperta opposizione con il verdetto della giuria, decise di pubblicare il libro accompagnandolo con una nota di dissenso, nella quale dichiarava l'opera ideologicamente contraria alla Rivoluzione. Dal novembre 1968 la rivista delle Forze armate Verde Olivo pubblicò contro di lui e altri scrittori una serie di articoli firmati con lo pseudonimo di Leopoldo Ávila.
Tre anni dopo, il 20 marzo 1971, Padilla venne arrestato e rimase detenuto per trentotto giorni con l'accusa di attività controrivoluzionarie. Il 27 aprile si presentò dinanzi all'UNEAC per un'autocritica pubblica in cui si accusò di avere condotto una duplice vita ostile alla Rivoluzione, coinvolgendo nell'autoaccusa, tra gli altri, la moglie, la poetessa Belkis Cuza Malé, e diversi altri scrittori cubani e stranieri.
L'episodio provocò una vasta reazione internazionale. Decine di intellettuali occidentali e latinoamericani, tra cui tra cui Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Italo Calvino, Alberto Moravia, Marguerite Duras, Carlos Fuentes, Juan Goytisolo e Mario Vargas Llosa, firmarono due lettere aperte di protesta a Fidel Castro; la prima, pubblicata il 9 aprile, fu sottoscritta anche da Julio Cortázar, Gabriel García Márquez e Octavio Paz, la seconda, datata 20 maggio, da Pier Paolo Pasolini e Susan Sontag. L'evento segnò la rottura definitiva di gran parte dell'intelligenzia internazionale con il governo cubano. In seguito allo scandalo, Padilla rimase emarginato e non pubblicò più nulla a Cuba per tutti gli anni settanta; per mantenersi svolse l'attività di traduttore, dedicandosi in particolare ai poeti romantici inglesi.
Nel 1980 Padilla ottenne il permesso di lasciare Cuba dopo l'intervento del senatore statunitense Ted Kennedy. Negli Stati Uniti insegnò alla Università di Princeton, alla New York University, all'Università di Miami e, negli ultimi anni, all'Auburn University, in Alabama.
Con Belkis Cuza Malé diresse la rivista letteraria Linden Lane. Nel 1981 pubblicò la raccolta El hombre junto al mar e il romanzo En mi jardín pastan los héroes; nel 1989 l'autobiografia La mala memoria.
Morì nel sonno, probabilmente per un infarto, il 25 settembre 2000 ad Auburn, all'età di sessantotto anni.
Lo scrittore e critico José de la Colina descrive la lingua di Padilla come sobria, povera di aggettivi e di metafore ma sorretta da una fitta trama di riferimenti tematici, capace di restituire la condizione di isolamento dell'intellettuale all'interno della società rivoluzionaria.
Nell'analisi di Gustavo Pérez Firmat la poesia di Padilla si articola intorno a tre nuclei: il camminare (andar), che prevale in El justo tiempo humano, l'obiettare (objetar), proprio di Fuera del juego e Provocaciones, e il cantare (cantar), che caratterizza El hombre junto al mar. Fuera del juego, secondo questa lettura, rappresenterebbe una ritrattazione dell'impegno rivoluzionario espresso nei brevi poemi politici che chiudono El justo tiempo humano. L'obiezione di Padilla non si rivolgerebbe però soltanto contro la Rivoluzione: il poeta prende di mira anche se stesso, rappresentandosi in chiave autoironica e svalutativa, come nella poesia La sombrilla nuclear, in cui si ritrae come un uomo solitario, sarcastico e sconcertato.
Nella poesia En tiempos difíciles, in cui un'entità impersonale esige da un uomo mani, occhi, labbra, gambe, cuore e infine la lingua, per poi ordinargli di mettersi in cammino, l'elenco anatomico, che riprende il genere del blason, viene interpretato da Pérez Firmat come uno smembramento e una denuncia della violenza dello Stato, e il cammino richiesto associato alle antiche abitudini di viaggiatore del poeta. In El hombre junto al mar prevarrebbe invece la dimensione domestica, associata al ritiro del poeta dalla scena della storia. Secondo lo studioso l'esilio statunitense avrebbe esaurito la vena poetica di Padilla, privandolo dei bersagli e del pubblico contro cui esercitare l'obiezione.
Nella lettura di Rocío Fernández il nucleo della poetica di Padilla viene individuato nella costante corrosione della retorica della Rivoluzione. In Fuera del juego il poeta fa risuonare la voce dello stato per esporne il meccanismo, mostrarne le contraddizioni interne e svelarne l'artificio, e in En tiempos difíciles una voce quasi impersonale riferisce in forma indiretta ciò che la Rivoluzione chiede all'individuo. La stessa operazione prosegue, secondo Fernández, nella prosa di La mala memoria, interpretata come una scrittura della dissonanza tra la voce della politica e quella della poesia.
Kristin Dykstra, riprendendo Fernández, osserva che in Fuera del juego Padilla trasformò il linguaggio della politica in un'arte della non adesione.
Germán Alburquerque colloca Padilla, insieme a Carlos Franqui e Guillermo Cabrera Infante, nella generazione di scrittori rivoluzionari non comunisti che negli anni sessanta rifiutava il realismo socialista.
Kristin Dykstra legge la poesia cubana tra il 1959 e il 1989 attraverso quelli che definisce drammi di istituzionalizzazione, nei quali si confrontavano l'autonomia del poeta e la subordinazione della poesia alle esigenze della rivoluzione. In questo quadro colloca la vicenda di Fuera del juego e l'arresto di Padilla nel marzo 1971; situa tra il 1968 e il 1976 una crescente repressione degli scrittori e ricorda che Ambrosio Fornet definì i primi anni settanta Quinquenio gris, un periodo in cui le poesie premiate si attenevano al realismo e a motivi consolidati come la celebrazione degli eroi.
Pablo Sánchez osserva che la figura di Padilla resta associata più alla polemica provocata dal suo arresto che ai valori della sua opera. Sánchez legge La mala memoria come una testimonianza privilegiata sul caso, ma anche come uno strumento di autolegittimazione, che colloca le premesse del distacco di Padilla nei soggiorni a Mosca e a Praga e accosta la sua posizione a quella della dissidenza del blocco orientale.
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