Ierapoli Castabala

Ierapoli Castabala
Ἱεράπολις Καστάβαλα, Bodrum Kalesi
Acropoli di Ierapoli Castabala
Civiltàgreca
Utilizzoinsediamento urbano
Stileellenistico
Epocaprima del III secolo a.C.-VI secolo d.C.
Localizzazione
StatoTurchia (bandiera) Turchia
ProvinciaProvincia di Osmaniye
Amministrazione
Visitabilesì
Mappa di localizzazione

Ierapoli Castabala (Kastabala), o Ierapoli Cilicia era un'antica città dell'Anatolia, nella regione della Cilicia (l'odierna Bodrum-Kalesi). Presso la città erano le sorgenti di Piramo (in greco Πύραμος?), l'attuale fiume Ceyhan.

Toponomastica

Riguardo alla toponomastica, si registra una divergenza tra le fonti letterarie, che riportano sempre il nome Hierapolis, e le legende monetarie che la indicano invece come Kastabala. Solo al tempo dell'imperatore Commodo i due nomi iniziano ad essere coniugati sulle legende monetarie imperiali.

La città era famosa per essere il centro di culto della dea anatolica Cibele.

Storia

Non si sa nulla della fondazione della città. Viene menzionata per la prima volta con il nome di Kastabala quando Alessandro Magno vi fece sosta prima della battaglia di Isso nel 333 a.C.. A partire dal 200 a.C. la città coniava monete proprie. Antioco IV ne curò la rifondazione come città ellenistica con il nome di Hierapolis.

Era capitale di un regno cilicio presso la catena del Tauro (l'odierno Toros Daglari), a capo del quale era stato posto Tarcondimoto, in origine probabilmente un capo dei pirati cilici divenuto alleato del popolo romano e schieratosi in seguito con Marco Antonio.

Il coinvolgimento della città nelle lotte tra fazioni della fine della Repubblica romana, portò alla sua distruzione durante la guerra civile che oppose Antonio ad Ottaviano.

La città raggiunse la sua massima espansione durante l'Impero romano. Era nota per il culto di Artemide Perasia, alla quale era dedicato un tempio. Secondo Strabone, durante le cerimonie le sue sacerdotesse cadevano in trance, tanto da poter camminare a piedi nudi sui carboni ardenti senza subire alcun danno.

Tuttavia, tra gli altri, Ronald Syme e Anthony Richard Birley ritengono possibile, ma piuttosto improbabile, che Strabone, che riferisce solo di seconda mano, abbia confuso la città con un'altra città omonima, Kastabala, la cui ubicazione sarebbe però sconosciuta.

Nel 260 d.C. il sovrano sassanide Sapore I conquistò la città dopo aver fatto prigioniero Valeriano. Nel IV secolo, sotto Teodosio I, la città fu conquistata dall'Isaurico Balbino. La città era una diocesi suffraganea di Anazarbo ed era rappresentata ai concili di Nicea, Efeso e Calcedonia.

Fu anche sede di una diocesi in partibus infidelium il cui titolo latino fu soppresso nel 1894.

Descrizione

L'asse principale della città era costituito da un viale colonnato lungo 200 m e largo 11 m, orientato in direzione ovest-est, di cui sono ancora visibili alcuni resti, in parte con capitelli corinzi ben conservati. A sud di esso si possono vedere i resti di una chiesa; più a est si trovava il sito di un tempio dedicato ad Artemide Perasia, probabilmente il centro del culto. A est di essa sono ancora visibili circa 15 file di sedili del teatro. Più a sud, parallelamente a questa, si estendeva una seconda strada colonnata lunga 300 m, di cui non si conservano quasi più resti. Qui si trovano reperti di terme e di un'altra chiesa. A nord del viale colonnato, su uno sperone roccioso alto circa 35 m, si trovava presumibilmente l'antica acropoli della città; oggi lì sorge il castello di Bodrum Kalesi, costruito all'epoca del Regno della Piccola Armenia. A nord della collina del castello si trovano i resti di altre chiese e alcune tombe rupestri.

Galleria d'immagini

Note

  1. 1 2 3 Frederick E. Brenk, Relighting the Souls: Studies in Plutarch, in Greek Literature, Religion, and Philosophy, and in the New Testament Background., Franz Steiner Verlag, 1989 ISBN 978-3-515-07158-1, p. 379. (Anteprima limitata su Google Libri).
  2. ↑ Frederick E. Brenk, Relighting the Souls, p. 380.
  3. 1 2 3 Mario Attilio Levi, Il mondo dei Greci e dei Romani, Piccin, 1987, ISBN 978-88-299-0480-8 p. 29 (anteprima limitata su Google Books).
  4. ↑ Eugenia Equini Schneider (Elaiussa Sebaste I. Campagne di scavo 1995-1997, L'Erma di Bretschneider, Roma 1999, p.49, nota 41), interpreta come allusione a tali precedenti un passo dei Pharsalia di Lucano (9, 219-225).
  5. ↑ 12, 2, 7; vgl. Stefan Radt (Hrsg.): Strabons Geographika. Band 3: Buch IX – XIII. Mit Übersetzung und Kommentar, Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 2004, ISBN 3-525-25952-2, S. 415, bei Google Books.
  6. ↑ Ronald Syme, Anthony R. Birley: Anatolica. Studies in Strabo. 1995, S. 156, bei Google Books.
  7. ↑ Castabala dalla Catholic Encyclopedia.

Voci correlate

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