I mondi

I mondi
Titolo originaleI mondi del Doni
Frontespizio della prima edizione (Venezia, 1552)
AutoreAnton Francesco Doni
1ª ed. originale1552
Generedialogo
Sottogenereletteratura utopica, satira

I mondi è un'opera in forma di dialogo di Anton Francesco Doni. Il primo libro si suddivide in sette parti, denominate "mondi", mentre il secondo porta il titolo Inferni. I mondi fu più volte ristampato fino alla fine del secolo e tradotto in francese. Nei dialoghi sono inglobati materiali eterogenei, tra cui novelle, rime, orazioni, facezie e sentenze. Il Mondo savio e pazzo, compreso nel primo libro, sviluppa una rappresentazione utopica della società e rielabora il modello dell'Utopia di Tommaso Moro. Il Mondo savio e pazzo è citato tra gli antecedenti rinascimentali della fantascienza italiana.

Storia editoriale

Nel 1548 Doni curò la pubblicazione veneziana della traduzione italiana dell'Utopia, eseguita da Ortensio Lando. Il primo libro dei Mondi, intitolato I Mondi del Doni, libro primo, uscì a Venezia nell'aprile 1552 per Francesco Marcolini da Forlì. Il secondo libro, Inferni del Doni Academico Pellegrino. Libro secondo de Mondi, fu stampato dallo stesso Marcolini nel 1553.

Nell'edizione veneziana del 1562 i due libri furono riuniti sotto il titolo Mondi celesti, terrestri et infernali; seguirono nuove edizioni a Venezia nel 1567, 1568, 1575 e 1583. A queste fecero seguito ristampe sottoposte a censura nel 1597 e nel 1606. Una traduzione francese uscì a Lione nel 1578; altre edizioni francesi seguirono nel 1580 e nel 1583. Gli Inferni ebbero inoltre una traduzione autonoma in francese, pubblicata a Parigi nel 1634 con il titolo Les visions italiennes.

Struttura e contenuto

Anton Francesco Doni in un'incisione di Enea Vico del 1550

Il primo libro è articolato nei mondi piccolo, grande, imaginato, misto, risibile, savio e pazzo e massimo; l'articolazione varia nelle diverse edizioni. I Mondi rientrano nella serie di libri-contenitore nei quali Doni raccolse materiali eterogenei, spesso inglobandoli all'interno di dialoghi.

Nel Mondo savio e pazzo gli interlocutori Savio e Pazzo discutono l'ordinamento di una società utopica, situata in una città a impianto radiale. L'ordinamento tende all'eguaglianza e disciplina aspetti della vita collettiva come l'amore, il denaro e la religione. La rielaborazione del modello utopico ricorre al serio-ludere e alla scrittura paradossale, accostando saggezza e follia fino a mostrarne l'intercambiabilità.

Illustrazione dall'edizione francese del 1578

La prima edizione dei Mondi riutilizza un corpus di xilografie già impiegato nel 1540 e nel 1550 nelle Sorti di Francesco Marcolini. Il corredo iconografico dialoga costantemente con il testo e il riuso delle xilografie concorre all'impianto dell'opera.

Gli Inferni si articolano in sette sezioni dedicate rispettivamente agli scolari e ai pedanti, ai mal maritati e agli amanti, ai ricchi avari e ai poveri liberali, alle prostitute e ai ruffiani, ai dottori ignoranti, artisti e legisti, ai poeti e componitori, ai soldati e capitani poltroni. Le pene, di carattere grottesco e satirico, riprendono i vizi delle categorie prese di mira.

L'edizione del 1568 escluse alcuni testi presenti nelle precedenti redazioni dell'opera. Nei Mondi Doni riutilizzò inoltre ampi stralci delle Lettere di Antonio de Guevara.

Accoglienza e critica

L'opera conobbe numerose edizioni nel Cinquecento, anche postume. La censura colpì soprattutto i passi relativi all'organizzazione del sesso e all'eliminazione dei deformi.

Giovanna Romei individua nel dialogo fra Savio e Pazzo il nucleo più noto dei Mondi e lo colloca nel filone rinascimentale degli utopisti e riformatori; vi rileva la polemica contro l'avaro e il mercante e il tema dell'instabilità dell'ordinamento sociale. Allan Cameron interpreta il Mondo savio e pazzo come un'utopia satirica e ne esamina il rapporto fra modello utopico, ironia e organizzazione egualitaria della città. Maria Cristina Figorilli legge la ripresa dell'Utopia di Moro attraverso il serio-ludere e la scrittura paradossale; secondo la studiosa, Doni rielabora il modello anche alla luce dell'Elogio della follia, mostrando l'intercambiabilità fra saggezza e pazzia.

Giovanna Rizzarelli esamina la relazione fra scrittura e immagini e mostra come il riuso delle xilografie concorra alla struttura e alla figuralità dei Mondi. Raul Cianella cita il Mondo savio e pazzo tra le utopie rinascimentali da cui alcuni studiosi fanno iniziare la storia della fantascienza italiana.

Edizioni

Traduzioni

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Giovanna Romei, DONI, Anton Francesco, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1992. URL consultato il 9 settembre 2026.
  2. 1 2 Giorgio Masi, Doni, Anton Francesco, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 9 settembre 2026.
  3. 1 2 3 4 Maria Cristina Figorilli, Utopia e paradosso in Anton Francesco Doni e Ortensio Lando, in Italies, n. 25, 2021, pp. 51–63, DOI:10.4000/italies.8969.
  4. 1 2 (ES) Raul Cianella, Ciencia ficción italiana, su insolitoficcional.uerj.br, Universidade do Estado do Rio de Janeiro, 1º febbraio 2022. URL consultato il 9 settembre 2026.
  5. ↑ I mondi del Doni. Libro primo, su lillit.share-family.org, LILLIT, 1552. URL consultato il 9 settembre 2026.
  6. ↑ Inferni del Doni Academico Pellegrino. Libro secondo de Mondi, su opac.bibliotecauniversitaria.pi.it, Biblioteca Universitaria di Pisa, Polo SBN, 1553. URL consultato il 9 settembre 2026.
  7. ↑ (FR) Les mondes celestes, terrestres et infernaux, su bvh.univ-tours.fr, Bibliothèques Virtuelles Humanistes, Université de Tours, 1578. URL consultato il 9 settembre 2026.
  8. 1 2 3 Giovanna Rizzarelli, "Se le parole si potessero scorgere". I Mondi di Doni tra Italia e Francia, Manziana, Vecchiarelli, 2007, ISBN 9788882472009.
  9. 1 2 Patrizia Pellizzari, Anton Francesco Doni, I Mondi e gli Inferni, su iris.unito.it, Università degli Studi di Torino, 1994. URL consultato il 9 settembre 2026.
  10. ↑ (EN) Allan Cameron, Doni's Satirical Utopia, in Renaissance Studies, vol. 10, n. 4, 1996, pp. 462–473, DOI:10.1111/j.1477-4658.1996.tb00366.x.

Bibliografia

Voci correlate

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