La Madonna dei sette veli è il titolo con cui viene venerata Maria in relazione a un'antica icona conservata nella città di Foggia che sarebbe al centro di numerose manifestazioni miracolose, inclusa un'apparizione a Sant'Alfonso Maria de' Liguori (1731). Tale icona è popolarmente nota con il nome di Iconavetere.

La storia della Madonna dei sette veli è strettamente collegata alla storia di Foggia, e ha origine nell'XI secolo. In tale periodo Foggia era un piccolo borgo pertinente alla città dauna di Arpi, comprensivo di pochi casolari e una taverna, detta Taverna del Gufo. Il territorio era caratterizzato dall'ampia presenza di acquitrini d'origine pluviale, frequentemente adoperati dai pastori per abbeverare le greggi. In un giorno imprecisato del 1062 (o secondo altre fonti nel 1073), alcuni pastori avrebbero visto delle fiammelle aleggiare su una di queste pozze, entro la quale, semisepolta nella melma rinvennero una grande tavola avvolta in vari strati di tela. Una volta ripulita, essa si rivelò un'antica icona della vergine Theotókos, in buone condizioni nonostante la lunga permanenza nell'acqua; i pastori la rivestirono con della nuova tela e la portarono nella taverna del Gufo.
La voce del ritrovamento miracoloso si sparse rapidamente, e la taverna divenne presto mèta di pellegrinaggi, in particolare da parte dei pastori abruzzesi che da settembre a maggio si recavano nella zona per via della transumanza. Questo contribuì all'inurbazione della zona circostante, a partire dalla quale si sviluppò in seguito la città; il primo agglomerato urbano veniva chiamato Sancta Maria de Focis ("Santa Maria delle Fiammelle"), in ricordo del miracolo.
Nel 1080 Roberto il Guiscardo volle che sullo stagno ove era stato rinvenuto il manufatto fosse costruita una grande chiesa, che venne elevata al rango di Chiesa Palatina; l'immagine della Vergine vi trovò la sua definitiva sistemazione. Nel 1172 il tempio venne ampliato su interessamento di Guglielmo II di Sicilia "il Buono". Mentre la città s'ingrandiva, la chiesa veniva arricchita di arredi e decori, dovuti alle rendite e ai privilegi di cui man mano poté godere. I sovrani Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borbonici, che si avvicendarono alla guida del Regno di Napoli, tennero tutti in forte considerazione Foggia e la sua chiesa: spesso Foggia ospitò le assemblee parlamentari, e diverse volte i principi regnanti scelsero la Chiesa di Sancta Maria de Focis per celebrare i loro matrimoni. I precordi di Carlo I d'Angiò, morto a Foggia nel 1285, vennero sepolti nella chiesa.

Nel 1731 la chiesa, nel frattempo divenuta collegiata, venne semidistrutta da un violento terremoto.
L'iconavetere fu quindi ricoverata nell'adiacente cappella di San Giovanni Battista. Il 22 marzo, giovedì santo, durante la messa i fedeli avrebbero visto apparire tra i veli che la ricoprono il volto della Vergine. Alfonso Maria de' Liguori, appresa la notizia, volle recarsi a Foggia per rendere omaggio all'icona; egli stesso fu testimone dell'apparizione, e descrisse la Madonna come una giovinetta col capo coperto da un velo bianco. Il religioso avrebbe avuto anche un'esperienza mistica di levitazione mentre contemplava l'icona. Fino al 1745 vi sarebbero state altre apparizioni.
Nel 1782, con decreto del Capitolo Vaticano, si procedette alla solenne incoronazione dell'icona; nel 1806, per volere di Pio VII, la chiesa di San Giovanni Battista ottenne il titolo di Basilica Minore. Nel 1855, con l'istituzione della diocesi di Foggia sotto Pio IX, la chiesa di Santa Maria de Focis venne elevata a cattedrale.
In memoria delle circostanze del suo ritrovamento, l'iconavetere è perennemente avvolta da veli di seta; sebbene il nome popolare rimandi al numero sette, è impossibile stabilire se essi siano di più o di meno. Sia l'icona che i veli sono attualmente contenuti in una lastra di stucco argentato di fattura barocca, risalente all'XVIII secolo. Per tradizione, l'immagine è tenuta completamente nascosta alla vista, a eccezione di una piccola finestrella in vetro scuro posta all'altezza del volto della Vergine.
L'aspetto dell'icona è tramandato esclusivamente da descrizioni scritte, non sempre concordanti tra loro: quella redatta in occasione della ricognizione del 1667, ad esempio, testimonia che l'immagine è molto rovinata e sbiadita. Nel 1980 i veli e la lastra vennero smontati per procedere al restauro dell'iconavetere: essa apparve tutto sommato in buone condizioni. In tale occasione ne furono scattate anche delle fotografie, che tuttavia vennero mostrate solo agli addetti ai lavori.
Stando alle descrizioni, l'icona rappresenterebbe una Vergine del tipo Nikopoia, a figura intera, intronata e vista frontalmente, che tiene in grembo il Bambino Gesù in atteggiamento benedicente. Sebbene siano state proposte diverse datazioni e un'attribuzione alla mano di San Luca, lo stile è pertinente all'epoca del ritrovamento (X secolo). Durante il restauro è inoltre emerso che il viso della Vergine è dipinto su due assi contigue, tenute insieme da un sistema di cerniere; questo particolare ha fatto nascere l'ipotesi che il dipinto non fosse in origine velato (fatto in effetti non riportato dalle cronache più antiche), ma che sia stato coperto in seguito alla rottura.
La Madonna dei Sette Veli viene solennemente festeggiata due volte all'anno: dal 20 al 22 marzo per ricordare le apparizioni avvenute nel sec. XVIII, e dal 13 al 16 agosto.
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