
Iginio Balderi (Pietrasanta, 14 settembre 1934 – Milano, 3 novembre 2005) è stato uno scultore italiano che operò tra la seconda metà del Novecento e i primi anni del Duemila.

Iginio Balderi nasce nel 1934 a Pietrasanta (LU) da una famiglia proprietaria di un laboratorio di marmo. Dopo gli studi al Liceo Artistico a Carrara, continua il percorso all’Accademia di belle arti di Brera frequentando i corsi insieme a Bobo Piccoli, Kengiro Azuma, Alik Cavaliere e Giancarlo Sangregorio, qui si diploma nel 1959 come allievo di Marino Marini.
In seguito vive a Parigi dove prosegue i suoi studi accademici presso la École des beaux-arts; nel 1962 riceve una borsa di studio per l'Accademia D'Arte di Amsterdam e si trasferisce per sei mesi nei Paesi Bassi. Successivamente, rientrato a Milano, inizia il suo percorso artistico confrontandosi con agli amici Giò Pomodoro, Mauro Staccioli, Enrico Castellani, Mario Benedetti, Pino di Gennaro, Vittorio Di Muzio e di quanti in quagli anni frequentano il Bar Jamaica dove conosce l’artista Conny Van Kasteel che diverrà successivamente sua moglie.
Viene nominato insegnante di materie plastiche al liceo artistico e parallelamente intraprende la sua ricerca artistica sulle Colonne che verranno esposte, insieme alla serie Dimensioni, nel 1963 presso la Galleria Minima di Milano. Due anni più tardi allestisce alla Galleria dell'Ariete a Milano le sue Colonne alte tre metri che nel frattempo ha fuso in bronzo e che ha già esposto l’anno prima alla mostra internazionale di Scultura "Keukenhof 1964" nei Paesi Bassi.
L’anno successivo Balderi espone le sue opere monumentali presso i giardini dello Stedelijk Museum di Amsterdam, nel testo del catalogo Franco Russoli diceva:
Nel 1965 partecipa alla Quadriennale di Roma e alla Biennale Middelheim di Anversa. Lo stesso anno è selezionato da Beatrice Monti della Corte per esporre presso la sua Galleria dell’Ariete di Milano per una personale curata da Gillo Dorfles, che definirà le sue opere “astratte e organiche a un tempo”:

I lavori di Balderi di quegli anni hanno come obiettivo la materia plastica libera da ogni significato aneddotico; ne sono un esempio una serie di lavori fortemente allineati agli elementi naturali nella forma come Eptatlon, Penati, Le Cariti, Le tre Grazie, Le tre Parole e La tavola degli dei. Balderi subisce il clima artistico milanese determinato da figure amiche come Lucio Fontana e Umberto Milani e negli anni successivi si dedica allo studio della forma e della geometria euclidea rappresentando la tensione determinata dal contatto tra le forme che studia di più: l’uovo e il prisma.
In questi anni intreccia rapporti di lavoro con altri artisti come Giancarlo Marchese, Giacomo Benevelli, Lucio Del Pezzo, Antonio Calderara e Umberto Mariani. Negli anni ‘70 si dedica a grandi installazioni ambientali realizzate in vetroresina e acciaio, che verniciate venivano rese candide, bianche, perfette. Nel 1973 partecipa alla collettiva “Volterra 73. Sculture. Ambientazioni. Visualizzazioni. Progettazione per l'alabastro. Problemi del centro storico” curata da Enrico Crispolti, dove espone anche l’opera monumentale Tavola degli dei che fu poi collocata temporaneamente nei giardini pubblici di Milano nel 1975. In questi anni collabora al progetto Operazione Arcevia, comunità esistenziale curata da Italo Bartoletti, Enrico Crispolti, Antonio Miotto, Ico Parisi, Pierre Restany che verrà esposto in mostra itinerante a Milano, Roma, Parigi, Como culminando con la Biennale di Venezia nel 1976. Di questo periodo sintomatiche sono Le sette variazioni di un tema che vengono esposte nel 1974 al Stedelijk Museum ad Amsterdam, al Museo d'Ixelles a Bruxelles e nel Lehmbruck-Museum a Duisburg.
Grazie queste esposizioni intreccia amicizie e collaborazioni internazionali con gli artisti Jean Coquelet, Antonie Sas e Ernst Hesse; al rientro nel suo studio di Milano per creare una serie di costruzioni in metallo messe in scatole di plexiglas sigillate o in scatole di legno aperte su due lati. Le sue opere si trovano presso importanti istituzioni come la Fondazione Antonio e Carmela Calderara, il Museo dei Bozzetti di Pietrasanta, il Museum voor Schone Kunsten a Bruxelles, il Dallas Museum of Art, il Lehmbruck-Museum di Duisburg e presso il parco del Museo Kranenburgh di Bergen.
Negli anni successivi dal vetroresina passerà, al bronzo, al plexiglas e ad altri materiali come il marmo di cui è abile nella lavorazione poiché appresa in gioventù a Carrara: qui si rintraccia maggiormente la chiarezza del gioco sinuoso delle linee e degli angoli. In questo periodo, nell'evoluzione del suo percorso artistico, entra l’elemento della spirale con le opere Città e sparisce la figura dell’uovo (che tornerà nel 1990 in Esonartece unendo l'uovo, la colonna ed il movimento della spirale).

L'Uovo, la Spirale, la Città sono emblemi che parlano di una ricerca metafisica, allegoria e nodo dinamico nella storia dell’uomo che consente metaforici riferimenti alla variabilità e alla metamorfosi dei fenomeni naturali e storici.
Agli inizi degli anni '80, la produzione dell'artista ha come motivo dominante la spirale logaritmica che, come afferma il noto critico Luciano Caramel:
Nel 1989 espone le sue opere in una collettiva Percorso della Scultura che si snoda nel luoghi pubblici di Milano. Nel 1994 la sua città natale, Pietrasanta, gli dedica una mostra personale curata da Enrico Crispolti che parla di «un'idea plastica portata laboriosamente a chiarezza; a istituzione dunque d'un linguaggio plastico consapevolmente calibratissimo». Una volta in pensione dall’insegnamento, Balderi si ritira a Egmond (Paesi Bassi), anche se continuerà a frequentare l’Italia e l’amata Versilia.
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